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La parabola di Syriza si conclude con l’operatore della finanza Kasselakis

La domenica appena passata, al ballottaggio delle primarie di Syriza, Stefanos Kasselakis è stato eletto alla guida del partito. Questo cambio ai vertici segna anche la fine definitiva della parabola di Syriza, da forza di rottura e di riscatto per ampie fasce popolari a formazione del centrosinistra compatibilista con le logiche dei centri europei ed atlantici.

Favorito già al primo turno, il nuovo presidente di Syriza ha sconfitto con quasi il 57% delle preferenze Effie Achtsioglou, ex ministra del lavoro di Tsipras. Era insomma una sfida anche tra il vecchio corso che ha guidato il paese nel periodo di più acceso scontro con Bruxelles e un nuovo indirizzo tutto centrato sulle parole d’ordine di una “modernizzazione” manageriale.

Kasselakis incarna infatti tutto ciò per cui Syriza un tempo si proponeva come alternativa. 35 anni, residente a Miami, nessuna esperienza politica e ben lontano dall’elezione nelle circoscrizioni estere alla tornata di giugno, nella sua vita è stato armatore e operatore per Goldman Sachs: insomma, un esponente di una ristretta élite finanziaria.

La sua strategia politica si è fondata sull’uso dei social, e anche sull’evidente malcontento della base di Syriza, dopo anni di governo e poi di opposizione inconcludenti. E la beffa finale è che a capo del partito è infine andato un personaggio legato a quella Goldman Sachs che truccò i conti ellenici per permettere ad Atene di entrare nell’euro.

Un cappio al collo che la classe dirigente del paese si è messa da sola, e contro cui Syriza non ha saputo operare la rottura necessaria nonostante il sostegno popolare, credendo di poter «governare» l’austerità. Invece, negli stessi giorni di questo avvicendamento ai vertici del partito, il parlamento greco ha approvato una delle riforme del lavoro più reazionarie mai pensate.

Settimana lavorativa di sei giorni, fino a 13 ore di lavoro giornaliere, licenziamenti più facili e limitazioni al diritto di sciopero. Certo, è una legge varata dalla destra di Nea Dimokratia, ma probabilmente non è molto distante, almeno sul piano ideale, dall’efficientamento dello stato che invoca Kasselakis.

Non è un caso che qualcuno lo abbia già accostato a Tony Blair ed Elly Schlein. Con loro condivide anche l’ostentazione di un’attenzione – solo superficiale ovviamente – ai diritti civili (il greco non ha mai nascosto la sua omosessualità), che cela una visione del mondo neoliberale che inficia nella sostanza qualsiasi giusta battaglia di cui si fa paladino.

Syriza è stato l’esempio lampante di come i vincoli euroatlantici, sia sulla politica economica sia su quella estera, cancellino ogni possibilità di avere un’alternativa. Chi a lungo pensa di poter cavalcare il malcontento senza affrontare le contraddizioni di fondo di questo modello, è destinato a essere consumato dal modello stesso.

Solo rifiutando la cornice di queste costrizioni e impostando altri indirizzi strategici si può immaginare un’ipotesi politica all’altezza della crisi odierna.

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