È stata approvata, con larga maggioranza, la mozione che chiedeva al Parlamento Europeo una “risposta unitaria dell’UE alle violazioni russe e alle minacce di guerra ibrida“. Votata il 9 ottobre, questa mozione agita nuovamente lo spauracchio delle provocazioni arrivate dal Cremlino e che a più riprese si sono dimostrate completamente inventate dai vertici di Bruxelles (trovate le informazioni qui, qui, qui e qui).
Il testo comune era stato presentato da esponenti della ‘maggioranza Ursula’, composta da Ppe, S&D, Renew, Verdi ed Ecr (al cui interno c’è anche Fd’I). La stessa maggioranza della von der Leyen che è riuscita a scampare all’ennesima sfiducia. Anzi, due per l’esattezza: una presentata dall’estrema destra dei Patrioti per l’Europa, e una dalla sinistra radicale di The Left.
Quel che tiene a galla la Commissione di Bruxelles è, in fin dei conti, quell’indirizzo strategico che ha da tempo cancellato ogni differenza tra ‘maggioranze’ e ‘opposizioni’ in tanti paesi, e accomuna quasi tutto l’arco parlamentare anche a Strasburgo: il riarmo per tentare ancora di rendere la UE un attore geopolitico globale (e anche per rilanciare la sua asfittica industria).
Lo ha dimostrato il voto immediatamente successivo a quelli sulla sfiducia, riguardante appunto l’atteggiamento da tenere le cosiddette ‘violazioni’ russe. La discussione dell’Europarlamento serviva a preparare il terreno in vista della presentazione del “Preserving Peace Readiness Roadmap 2030” in questo mese di ottobre, a ridosso del Consiglio dei capi di stato e di governo UE del 23.
Si tratta, in sostanza, del programma dettagliato di quello che era il ReArm Europe, che ora è addirittura associato direttamente alla parola “pace“, nonostante la stessa von der Leyen l’abbia definito “il più grande aumento di spesa per la difesa nella storia dell’Unione“. Questa Roadmap indicherà obiettivi concreti da raggiungere per i 27 paesi UE, e dovrebbe anche sciogliere i dubbi intorno ai finanziamenti.
Ad ogni modo, tornando agli ultimi sviluppi, qualche giorno fa la presidente della Commissione Europea, di fronte all’Aula di Strasburgo, era tornata sull’argomento del ‘muro di droni’ contro la Russia, e ne aveva ampliato il raggio e l’utilità: verso il fianco mediterraneo della UE e da progettare anche come “risposta alle catastrofi naturali e alla lotta alla criminalità organizzata internazionale“.
Insomma, un altro impegno verso la militarizzazione di ogni problema della società del Vecchio Continente, che ovviamente non si può permettere di far alzare in cielo i jet a ogni minimo allarme, ma che può invece imparare dall’Ucraina come trasformare la propria economia civile in un’economia di guerra, così da far respirare anche l’industria in crisi.
Non a caso, von der Leyen ha parlato anche di nuove alleanze tecnologiche da sviluppare, collegando start-up, piccole e grandi aziende della difesa, promuovendo ricadute economiche più ampie. L’obiettivo, ha spiegato la politica tedesca, è costruire una base industriale della difesa funzionale, ma che sia anche un motore di crescita per la UE.
È chiaro che il ‘muro di droni’ è parte integrante e fondamentale di questa visione. Una logica che è evidentemente condivisa dalla classe dirigente europea, visto il consenso dato alla mozione che recupera le fake news sulle violazioni russe, affermando in maniera indiretta la necessità di una difesa ‘economica’ per mezzo di apparecchi senza pilota.
Sono stati, infatti, 469 i voti favorevoli, 97 quelli contrari e 38 le astensioni, per un testo che chiede esplicitamente di abbattere i velivoli che violano i cieli europei, ma anche di togliere le restrizioni all’uso delle armi europee contro Mosca e di accelerare sulla costruzione di rifugi per la popolazione civile.
Si tratta di un evidente impulso all’escalation con la Russia. Ed è Lucia Annunziata, membro della commissione difesa al Parlamento europeo, eletta nelle liste del PD, a sottolineare che la mozione ha avuto “una larga maggioranza, mettendo insieme 5 gruppi politici: un fatto abbastanza inedito fino ad ora. Il testo che abbiamo negoziato mostra, di fatto, un nuovo progetto di difesa europea“.
Oltre a Ppe, S&D, Renew, Verdi ed Ecr, c’è stata buona parte dei Patrioti europei, guidati dal francese Jordan Bardella, a votare a favore della mozione. Bisogna rimarcare che, tra gli italiani, a votare contro sono stati i parlamentari del M5S (ma Conte ha sempre ribadito il proprio sostegno a una difesa europea), mentre Ilaria Salis si è astenuta.
Annunziata ha poi aggiunto che i fatti delle ultime settimane sottolineano “la necessità di un pilastro europeo [della difesa, ndr] forte e definito con precisione all’interno della NATO e complementare, chiedendo poi di sviluppare progetti di interesse strategico europeo comune. La guerra è cambiata e i droni sono il simbolo di questo cambiamento. Oggi dobbiamo prenderne atto“.
Non sono cambiati solo i conflitti, ma è cambiata la fase storica. Oggi, la sopravvivenza della UE passa unicamente dalla guerra totale, e c’è un filo nero che lega il riarmo come strumento di rilancio economico e di proiezione di potenza con l’escalation contro la Russia, e arriva fino alla complicità con l’avamposto imperialistico di Israele nel genocidio dei palestinesi.
Tra questa mozione e i prossimi appuntamenti europei, va sedimentato un blocco sociale e politico di genuina opposizione alla discesa in questo baratro senza ritorno fatto di armi e droni.
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Ta
Ilaria Salis si è astenuta???!!!
Redazione Contropiano
A quel che dice EuNews, è andata proprio così. https://www.eunews.it/2025/10/09/il-parlamento-europeo-chiede-a-gran-voce-una-risposta-unitaria-contro-le-interferenze-russe/