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Il Comitato olimpico palestinese denuncia Israele: “siti sportivi come campi di concentramento”

Dal 7 ottobre 2023, alcune strutture sportive della Striscia di Gaza sono state utilizzate da Israele “come campi di concentramento sulla stregua di quelli nazisti, come centri di detenzione dove gli arrestati sono stati svestiti in condizioni disumane“.

Lo ha detto Jibril Rayoub, presidente del Comitato olimpico palestinese e della Federazione calcio palestinese, durante una conferenza stampa nella sede dell’ambasciata palestinese a Roma, organizzata dall’ambasciatrice Mona Abu Amara in occasione delle Olimpiadi invernali.

Prima degli attacchi israeliani – ha spiegatoavevamo 289 centri sportivi a Gaza fra cui lo stadio ‘Yarmouk’ costruito nel 1938. Tutti ora sono inutilizzabili e alcuni di loro sono stati usati come centri di detenzione. Anche in Cisgiordania giocatori sono stati arrestati o hanno subito pressioni e maltrattamenti, Ai nostri atleti viene impedito di allenarsi, viaggiare e partecipare alle competizioni internazionali”.

A causa dei bombardamenti inoltre, secondo i numeri forniti dal capo dello sport palestinese, sarebbero morte “circa 800 persone fra atleti e membri degli staff” di cui “metà erano giocatori di calcio”.

Il presidente del Comitato Olimpico racconta che il governo israeliano, tramite il ministero della difesa, ha posto il suo veto alla donazione da parte del governo cinese, di erba sintetica per ricostruire i campi da calcio.A noi è impedito di sentirci felici. Se potessero, gli israeliani ci toglierebbero anche l’ossigeno”, conclude Rjoub.

Accanto a lui si trova Ehab Abu Jazar, ex calciatore e allenatore della Nazionale maschile di calcio palestinese. Domani sarà premiato da Renzo Ulivieri, presidente della (AIAC), Associazione italiana allenatori calcio, con la “Panchina speciale AIAC 2025”.

Noi viviamo la situazione di tutti i palestinesi”, spiega Abu Jazar, “e per noi è difficile giocare con calciatori che hanno dovuto affrontare tante sofferenze. A volte entriamo in campo con gli occhi ancora pieni di immagini strazianti. È dura, ma non ci possiamo fermare, altrimenti l’occupante raggiunge i suoi obiettivi. Il nostro popolo vuole essere felice, vogliamo un campionato regolare”.

Valerie Tarazi, nuotatrice (ha gareggiato per la Palestina alle Olimpiadi di Parigi del 2024), nata negli Stati Uniti da una famiglia cristiano ortodossa originaria di Gaza, ha aggiunto di non aver avere “nessun problema” a partecipare a competizioni con atlete israeliane, come già accaduto in passato, ma a sua volta ha denunciato come “in questo momento è in atto un doppio standard”, perché “praticare uno sport fa parte dei diritti umani fondamentali e questo diritto in Palestina non può essere esercitato”.

L’ambasciatrice Mona Abu Amara conclude dicendo che “la causa palestinese non è religiosa, contrariamente a quello che vuole far credere la propaganda israeliana. Il diritto dei palestinesi è quello di opporsi all’occupazione, indipendentemente dalla religione dell’occupante e dell’oppressore. E’ necessario stabilire gli stessi diritti. E questi non sono garantiti, nello sport come in tutti gli altri campi. Di questo dovrebbe prendere atto il Comitato Olimpico Internazionale, che utilizza un ‘doppio standard’ non riconoscendo che i nostri diritti sono negati.”

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