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Il martire nero della République: i governi europei contro l’antifascismo

A quasi una settimana dalla morte di Quentin Deranque, non si è ancora arrestata la furia mediatica e politica che ha macabramente colorato di nero il dibattito francese negli ultimi giorni. Strette nel cordoglio, la sinistra liberale e la destra colgono l’occasione per costruire su questo caso un precedente anti-sinistra progressista, trasformando il “martire” dei neonazi francesi in martire nazionale, in piena continuità con il processo – di respiro europeo – di sdoganamento del fascismo e di criminalizzazione dell’antifascismo e dei movimenti sociali.

Dal 12 febbraio, mentre i media continuavano a diffondere la retorica del “clima di violenza prodotto dall’ultragauche” e da La France Insoumise, quindici sedi del partito sono state attaccate, si sono tenute marce notturne intimidatorie in molte città francesi, sono arrivate minacce di morte ai militanti del sindacato Solidaires ed è stata assaltata una delle loro sedi. Il 18 febbraio, infine, una mail anonima ha annunciato una minaccia di bomba contro la sede centrale di LFI:

«Ho appena piazzato degli esplosivi nei vostri locali, ho fatto bene il mio lavoro (di notte) in modo che non si possano trovare, vi ucciderò tutti. Ucciderò tutti i magrebini, i gauchisti e gli altri negri, tutto esploderà alle 13 e morirete tutti. La pagherete cento volte per aver assassinato Quentin»

 

Si capisce bene allora che il clima di violenza sta effettivamente montando, ma è di segno totalmente opposto, e ripropone un copione storicamente ricorrente: l’avvicinamento dei partiti liberali alle squadracce fasciste in funzione anti-sociale e anti-progressista.

Il tornante delle elezioni presidenziali del 2027, catalizza questo processo in chiave anti-insoumise, e contro tutto quel settore sociale e popolare che riempie le piazze e anima gli scioperi, costituendo la reale opposizione alla Francia di Macron e Lecornou.

Come ha detto Saïd Bouamama nel film-intervista di Blast «Comment la France est devenue un état policier»: «la tentation du fascisme ne monte que lorsque, en face, une évolution sociale est possible», ovvero «La tentazione del fascismo cresce solo quando, di fronte, è possibile un’evoluzione sociale».

Dopo che già l’assistente di Raphaël Arnault, Jacques-Elie Favrot, presente sulla scena dello scontro, era stato momentaneamente dimesso dalla sua carica parlamentare, adesso il ministro degli interni Bruno Retailleau chiede direttamente le dimissioni di Raphaël Arnault, deputato della France Insoumise e tra i fondatori della Jeune Garde, organizzazione antifascista creata nel 2019 proprio a Lione – città che di distingue tristemente per la presenza di nutriti gruppi neofascisti – e sciolta a giugno 2025, insieme a Urgence Palestine.

Il “pacifico” gruppo di di “tradizionalistici cattolici” di cui faceva parte Quentin nel momento dell’assalto alla conferenza di Rima Hassan. Non sappiamo dire quale sia perché, come potete constatare, sono tutti travisati e “in divisa”

Senza soffermarsi sui dettagli, è utile fare un passo indietro e ritracciare la dinamica della vicenda, che delinea un pattern ben noto: una contestazione delle “femministe” femonazionaliste di Némesis, spalleggiate dai loro camerati, alla conferenza tenuta dalla deputata palestinese Rima Hassan, e lo scontro cercato dagli squadristi – armati e mascherati, come si vede in questa foto e in alcuni video -, al margine dell’evento (Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima”).

Le comode versioni dei fatti, secondo cui Deranque sarebbe capitato lì quasi per caso, tradiscono la reale identità del ragazzo, ricordato dal collettivo neonazista Luminis Paris come militante modello, e la cui appartenenza ideologica lo rende “martire d’Europa” per la nostra più vicina Lega dei Patrioti.

Se è vero che le conseguenze di quanto accaduto sono, su un piano privato, insopportabili, non si può tuttavia considerare quanto rivendicato – e strumentalizzato – politicamente, in termini privati, senza guardare alla dimensione strutturale di questo tipo di violenza e al clima sociale e politico in cui si inserisce.

Non dovrebbe servire ricordare che l’attività dei militanti neofascisti si basa ideologicamente su nazionalismo, xenofobia e razzismo e si struttura intorno alla scelta della violenza come strumento mirato di “pulizia” e intimidazione.

Secondo dati ufficiali dell’Università di Sciences Po, tra il 1968 e il 2021 si sono registrati in Francia 52 morti dovuti all’estrema destra e solo 5 imputati all’estrema sinistra. Questa sproporzione chiarisce da quale parte sta la volontà strutturale di annientare il nemico, e da che parte il tentativo di “contenere” la violenza nera, che agisce indiscriminatamente contro senzatetto, immigrati e persone variamente discriminate, con il benestare di polizia, giornali, giustizia e politica.

Gli stessi “pacifici cattolici tradizionalisti” del gruppo di Quentin nei loro momenti ludici; ovviamente con le “femministe” di Nemesis mandate avanti per aprire il gioco della provocazione. Sono gli stessi che in questi giorni sentenziano nelle televisioni che “la violenza politica è inaccettabile”

Gli eventi di questi giorni testimoniano la continuità di questa connivenza strutturale: il 12 febbraio, nonostante l’Institut d’études politiques (IEP) – dove si sarebbe tenuta la conferenza con Rima Hassan – avesse avvisato le forze dell’ordine della conclamata minaccia di contestazione fascista all’evento, la polizia non si è neanche presentata, perché impegnata a sorvegliare un’azione antimilitarista all’Università Lione 3…

Per questo motivo l’IEP avrebbe rafforzato la sicurezza autogestita in occasione dell’evento, non riuscendo comunque ad impedire il degenerare degli eventi, che hanno avuto luogo fuori dagli spazi accademici.

Solo qualche giorno prima, il 7 febbraio, la polizia interveniva zelantemente  gasando il corteo antifascista mobilitatosi contro il covo di fascisti “la Taverne de Thor” negli Champs de la Meuse.

L’antifascismo autorganizzato nasce dunque come vera e propria esigenza in risposta all’“incuria” complice delle istituzioni rispetto alla gestione della minaccia fascista, con l’obiettivo di difendere minoranze razzializzate, soggettività queer, attivisti e militanti nei loro spazi di espressione politica e nei quartieri.

Come ricorda Mélenchon in occasione del suo “moment politique”, all’indomani degli eventi, la prima attività dei fascisti è storicamente sempre stata quella di impedire alle forze progressiste e comuniste di radunarsi e discutere.

Negli ultimi anni la Jeune Garde Antifasciste aveva costituito il servizio d’ordine del partito di Mélenchon, rappresentando il cordone sanitario necessario in un contesto marcato da provocazioni e aggressioni di carattere esplicitamente fascista, come le recenti minacce di morte e di stupro a Mathilde Panot e Rima Hassan.

Dopo la morte di Hacen Diarra in un commissariato nel 20esimo arrondissement a fine gennaio, passata sotto silenzio, e il giudizio della corte di Cassazione che scagiona i tre gendarmi accusati della morte di Adama Traoré nel 2016, diventato simbolo delle violenze poliziesche di carattere razzista, il minuto di silenzio per il neonazista Deranque il 17 febbraio all’Assemblea Nazionale è ancora più rumoroso, svelando l’identità profondamente razzista della classe politica francese.

Sarebbe eufemistico anche parlare di “doppio standard”, trattandosi di una violenza sistematica, in cui Stato, polizia e squadristi convergono nell’alimentare il terrorismo xenofobo e “bianco”, con 107 morti in custodia o nel corso di operazioni di polizia dal 2022, secondo dati ufficiali di un’indagine europea.

In questo contesto di violenza esacerbata, la criminalizzazione giudiziaria e politica dell’antifascismo e dei movimenti sociali rende sempre più vulnerabile l’assetto democratico dei paesi europei.

A Budapest, il 4 febbraio si è concluso il processo di primo grado contro tre militanti antifascisti – Maya, Anna e Gabriele – con condanne rispettivamente a 8, 2 e 7 anni di carcere. Il procedimento, lo stesso che aveva coinvolto anche Ilaria Salis, riguarda presunte aggressioni a militanti di estrema destra durante il raduno neonazista del “Giorno dell’onore”, che ogni 13 febbraio celebra i soldati del Terzo Reich che nel 1945 non si arresero all’Armata Rossa.

Nel frattempo, nel Regno Unito 24 attivisti sono detenuti da oltre un anno senza processo per azioni contro l’industria bellica, mentre il governo ha classificato Palestine Action come organizzazione terroristica, rendendo perseguibile anche il sostegno pubblico.

Nei Paesi Bassi deputati di destra ed estrema destra hanno presentato una mozione per vietare gli “antifa”; in Belgio il leader del Mouvement Réformateur ha definito il movimento “il più grande pericolo per la democrazia” annunciando iniziative per scioglierlo.

In Austria e Germania si moltiplicano repressione e inchieste contro realtà antifasciste e solidali con la Palestina, in un clima politico che tende ad assimilare antifascismo ed estrema destra sotto l’etichetta generica di “estremismi”.

In Italia il governo Meloni sta portando a compimento il processo di sdoganamento del neofascismo in Italia, riducendo d’altra parte sistematicamente le libertà per ogni tipo di opposizione sociale e progressista.

Dall’aggressione neofascista subita dallo chef televisivo Gabriele Rubini, noto come Chef Rubio, nel 2024 dopo le sue prese di posizione antifasciste, fino ai raduni del 7 febbraio per il “Giorno del Ricordo” spesso trasformati in passerelle identitarie, il clima si è fatto sempre più teso.

Il Comitato “Remigrazione e Riconquista” (CasaPound, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani) ha annunciato iniziative in oltre 60 città italiane per promuovere una proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione”, già oltre le 112mila firme raccolte online.

Intanto, dopo lo sgombero dello storico centro sociale torinese Askatasuna e il corteo violentemente represso del 31 gennaio, il governo ha rilanciato la linea dura parlando di “attacco allo Stato” e annunciando un nuovo pacchetto sicurezza che amplia strumenti repressivi e sanzioni contro il dissenso politico.

In questo contesto si inserisce anche l’arrivo in Italia di Némésis-Italia, costola del collettivo identitario femminile francese, autore della contestazione a Rima Hassan del 12 febbraio, che utilizza la retorica della difesa delle donne per legarla a un discorso anti-migranti e securitario.

Tra campagne contro gli “antifa”, mobilitazioni sulla “sicurezza” e nuove proposte di legge securitarie, si consolida in Europa un quadro in cui l’estrema destra prova a legittimarsi sul piano istituzionale mentre l’antifascismo e i movimenti sociali vengono sempre più trattati come un problema di ordine pubblico.

È quanto mai necessario continuare a costruire alternative concrete, organizzate e radicate nei settori sociali come argine all’escalation nera, costruendo alleanze internazionali articolate lungo pilastri senza confini: contro fascismo, guerra e crisi sociale.

 

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