Menu

Il “palazzo” di Epstein e la sorveglianza di Israele

Tra ricatti e pedofilia

Una parte cruciale del filone “Manhattan” (ovvero la parte dei file Epstein “ambientati a New York) riguarda l’edificio residenziale al 301 East 66th Street, collegato a Epstein tramite un controllo operativo (nel tempo attribuito a società riconducibili al fratello) e una gestione di fatto di diverse unità. Questo edificio compare da anni nella stampa investigativa anglofona come luogo di alloggio per personale, collaboratori e “modelle”, oltre che come snodo logistico.

Già nel 2019, Business Insider descriveva l’immobile come un punto di appoggio in cui risultavano abitare o transitare persone legate a Epstein (assistenti, avvocati, piloti, partner e contatti), riferendo anche di utilizzo degli appartamenti da parte dell’agenzia di modelle MC2 Models per ospitare modelle straniere, incluse minorenni secondo una deposizione citata nell’articolo. Sappiamo da mail ad Epstein e ricostruzioni che l’ex premier israeliano Ehud Barak fosse un visitatore frequente e che la sua presenza fosse associata a misure di sicurezza visibili (auto, uomini di scorta).

Nel febbraio 2026 Curbed ha pubblicato una sintesi aggiornata basata su “recently released emails” e su altri atti, sostenendo che vari appartamenti del palazzo ricorrono nei file e che parte di essi erano destinati alle “girls” (termine usato in alcune email come riferimento alle vittime), con annotazioni del tipo “Apts. for models” in rubriche/elenchi già discussi da precedenti inchieste.

Il quadro “301 East 66th Street” è quindi importante per due ragioni documentali: (a) è un luogo fisico ricorrente in email/logistica; (b) è un contesto in cui la documentazione resa pubblica registra rapporti d’ospitalità e gestione accessi, incluse interazioni con soggetti istituzionali legati alla sicurezza di Barak.

Il filone “sicurezza israeliana” e le mail su allarmi, accessi e supervisione

L’evidenza documentale più importante, emersa grazie alle indagini di testate come Drop Site News il New York Post (https://nypost.com/…/inside-the-nyc-condo-building…/) e confermata dai documenti del DOJ, riguarda la gestione della sicurezza presso l’edificio di Manhattan situato al 301 di East 66th Street.

Non si trattava di un’operazione di sorveglianza pirata o di un’installazione clandestina di microspie; era un sistema di controllo autorizzato esplicitamente da Jeffrey Epstein e gestito direttamente dal governo israeliano. Al centro di questo apparato figurava Rafi Shlomo, all’epoca direttore dei servizi di protezione della missione permanente d’Israele presso le Nazioni Unite a New York e capo della scorta di Ehud Barak.

Le email rivelano che Shlomo non si limitava a garantire la sicurezza fisica dell’ex Primo Ministro israeliano, ma esercitava un controllo capillare sull’intero edificio. Egli conduceva controlli di background sul personale di Epstein, incluse le cameriere che avevano accesso agli appartamenti dove, secondo quanto rivelato dal New York Post, Epstein “trafficava” minori.

La parola “trafficava” è la descrizione tecnica di un’operazione che vedeva unità abitative all’interno dell’edificio, tecnicamente di proprietà di Mark Epstein (il fratello) ma controllate da Jeffrey, utilizzate per alloggiare modelle minorenni e ospiti della rete del finanziere.

Mail e “buchi nei muri”

Nel gennaio 2016, uno scambio di email tra Nili Priell, moglie di Ehud Barak, e l’assistente di Epstein, Lesley Groff, descrive l’installazione di sensori alle finestre e sistemi di allarme capaci di essere “neutralizzati da remoto” direttamente dal consolato israeliano. La Priell scriveva: “Possono neutralizzare il sistema da lontano, prima che sia necessario che qualcuno entri nell’appartamento… l’unica cosa da fare è chiamare Rafi dal consolato e fargli sapere chi e quando sta entrando“.

Questa capacità di controllo remoto, delegata a un funzionario statale straniero per un edificio privato a New York, solleva interrogativi evidenti, che quasi nessuno pone, sulla reale natura dei rapporti tra Israele e Epstein.

L’assenso di Epstein a queste modifiche strutturali è rintracciabile in una frase riportata dalla Groff (assistente di Epstein): “Jeffrey dice che non gli importa dei buchi nei muri e che va tutto bene!“. Epstein accoglieva la tecnologia israeliana come parte integrante della sua infrastruttura, consapevole che la presenza di un ex Primo Ministro e la relativa scorta di stato fornissero la copertura perfetta per le sue attività illecite.

Il ruolo di Barak

La figura di Ehud Barak emerge dai file come il perno attorno al quale ruota l’intera penetrazione dell’intelligence israeliana nel cuore dell’impero Epstein. Nonostante i tentativi di Barak di minimizzare la relazione dopo il 2019, definendola un errore di giudizio, i documenti d’archivio mostrano una frequentazione assidua e profonda.

Barak ha visitato Epstein circa 30 volte tra il 2013 e il 2017, soggiornando nei suoi appartamenti di New York e volando sul suo jet privato, il “Lolita Express”.

Ancora più inquietante è la richiesta di Barak, documentata in un’email del gennaio 2014 riguardante una visita all’isola privata di Epstein, Little Saint James, di “organizzare in modo che i ragazzi della sicurezza non vengano con noi sull’isola“.

Un ex Ministro della Difesa e Primo Ministro che sceglie di congedare la propria scorta ufficiale per trascorrere tempo in un luogo che i sopravvissuti hanno descritto come un “tempio della pedofilia”, sta attivamente eludendo i protocolli di sicurezza statale per immergersi in un ambiente come minimo “sospetto”.

Yoni Koren e il finanziamento delle élite della difesa

Il coinvolgimento israeliano si estende oltre Barak, toccando figure chiave dell’apparato di difesa in carica. Yoni Koren, braccio destro di Barak e già capo dell’ufficio del Ministero della Difesa israeliano, è stato un ospite frequente dell’appartamento al 66th Street. I documenti indicano che Koren ha soggiornato presso l’abitazione controllata da Epstein per diverse settimane, anche nel 2013, mentre serviva ufficialmente nello Stato di Israele.

Epstein non si limitava a fornire alloggio, infatti i file rivelano che nel 2012 ha finanziato le cure mediche per il cancro di Koren. Questo legame finanziario diretto tra un predatore sessuale e un alto funzionario della difesa israeliana rappresenta un caso da manuale di cooptazione di un asset.

La generosità di Epstein non era mai disinteressata; era un investimento nella lealtà di coloro che controllavano le leve del potere militare e di intelligence dello Stato ebraico.

Carbyne e la militarizzazione del ricatto digitale

Il legame tra Epstein e Israele trova la sua massima espressione tecnologica e politica in Carbyne (precedentemente nota come Reporty Homeland Security), una startup israeliana specializzata in software di gestione delle emergenze e sorveglianza.

Fondata nel 2015 da ex membri dell’Unità 8200, l’élite del segnale e della cyber-intelligence israeliana, Carbyne vedeva Ehud Barak come presidente e Jeffrey Epstein come uno dei principali finanziatori.

I documenti confermano che Epstein ha investito circa un milione di dollari per finanziare la quota di partecipazione di Barak nella società. La tecnologia di Carbyne permette alle centrali operative del 911 di attivare la telecamera e il microfono dello smartphone del chiamante, raccogliendo dati biometrici, geolocalizzazione precisa e flussi video in tempo reale.

Sebbene presentata come uno strumento salvavita, le organizzazioni per i diritti civili hanno avvertito che Carbyne rappresenta una forma di “auto-sorveglianza” intrusiva, potenzialmente usabile da autorità statali per monitorare i cittadini ben oltre le emergenze. Gli sviluppi successivi delle app razziali usate da ICE e IDF sono un derivato di questa tecnologia.

Il trangolo Carby-Thiel-Intelligence

Attraverso Carbyne, Epstein ha agito come intermediario per collegare l’intelligence israeliana ai giganti della Silicon Valley e della difesa statunitense. Le email mostrano Epstein che organizza incontri tra Ehud Barak e Peter Thiel, fondatore di Palantir e noto per i suoi contratti con la CIA e l’NSA.

Thiel ha successivamente investito in Carbyne tramite il suo fondo Valar Ventures, in cui lo stesso Epstein aveva iniettato 40 milioni di dollari.

Epstein utilizzava Barak per accedere a tecnologie sovrane, mentre Israele utilizzava Epstein per penetrare i circoli finanziari e politici americani. In questo contesto, il ricatto sessuale e il ricatto digitale diventano due facce della stessa medaglia ovvero la leva necessaria per imporre un’agenda geopolitica.

La nostra stampa preferisce concentrarsi sui dettagli scabrosi, non sulla politica

Mentre il New York Post usa parole inequivocabili come “trafficked” per descrivere le attività nell’appartamento gestito dalla sicurezza israeliana, la stampa italiana preferisce concentrarsi sui dettagli pruriginosi o, più spesso, ignorare del tutto il coinvolgimento dello Stato ebraico. Questa censura è una protezione attiva di una narrazione geopolitica che vede Israele come un baluardo di valori liberali.

I file di Epstein ci dicono l’esatto opposto e ci mostrano uno Stato che utilizza le proprie risorse consolari e di intelligence per proteggere e gestire un nodo centrale del traffico sessuale internazionale.

Se Israele possiede davvero materiale con cui ricattare “mezzo mondo“, come suggerito dai volumi di filmati conservati nelle cassaforti di Epstein, allora le sue decisioni belliche e la sua impunità internazionale devono essere lette sotto una luce completamente diversa.

La “grande democrazia” si rivela essere una struttura di potere che non esita a utilizzare l’orrore della pedofilia come valuta di scambio diplomatica.

* da Facebook

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

1 Commento


  • Andrea

    chissa’ quanti funzionari ONU rientrano nel ” mezzo mondo ” ricattato.
    Ma sulla pianificazione Pandemia/ terapia fenica mRNA copyright Epstein/Gates, nessun commento?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *