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La solidarietà a Cuba contro l’assedio e la contrarietà all’embargo negli USA

L’assedio criminale condotto da Washington contro il socialismo cubano ha innescato una forte ondata di iniziative e missioni solidali e internazionaliste in tanti paesi. Quello che Trump e la sua nuova dottrina Monroe cercano di nascondere sotto il tappeto è che, tra l’altro, sono anche i cittadini statunitensi a non essere convinti quando si parla di continuare il bloqueo.

Partiamo dal fatto che il sostegno, in Italia, non si è fatto attendere. Accanto alla campagna per l’acquisto di pannelli solari è stata lanciata dalla Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA anche una raccolta di farmaci e dispositivi medici da inviare a Cuba, oltre alla dichiarazione di sostegno al Nuestra América Convoy e all’indicazione di agitazione e mobilitazione a ridosso del suo arrivo a L’Avana, il prossimo 21 marzo.

Questo pomeriggio, alle 17:30, l’Unione Sindacale di Base incontrerà l’ambasciata cubana presso la sua sede, e trasmetterà l’incontro sui suoi canali social. Da venerdì scorso, è presente a Cuba anche una delegazione solidale del sindacato greco PAME.

Al di là delle Alpi, è stato lo stesso ambasciatore cubano in Francia, Otto Vaillant, a ringraziare per la solidarietà mostrata in alcune iniziative svoltesi nell’Esagono. Circa una settimana fa, è stato lo stesso ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, a confermare che il suo paese avrebbe fornito aiuti umanitari all’isola caraibica, in coordinamento con l’ONU.

Sulla Black Mountain, il rilievo da cui si può osservare Belfast, è comparsa una grande bandiera cubana e la scritta #unblockcuba. L’immagine è stata rilanciata su X anche da No Cold War, una rete nata per opporsi alla nuova guerra fredda promossa dagli USA contro la Cina, che sul proprio sito ha da poco pubblicato anche un’intervista sulla situazione cubana.

Per ora, il sostegno principale a L’Avana è arrivato da Claudia Sheinbaum, presidente del Messico, che ha inviato due settimane fa oltre 800 tonnellate di aiuti umanitari, e ha dichiarato di voler istituire un ponte aereo con Cuba. Ci sono state poi varie associazioni della società civile e governi cittadini che si sono mobilitati per raccogliere altri aiuti.

Centri di raccolta sono stati organizzati anche nelle università, e lo stesso partito di maggioranza, il Movimento Rigenerazione Nazionale (MORENA), si è attivato in solidarietà con L’Avana, mettendo a disposizione sedi e competenze. Anche Brasile, Russia e Cina hanno inviato o promesso aiuti, pannelli solari e altre forme di sostegno all’isola.

È bene, infine, osservare quello che è successo anche negli States, riguardo alle politiche punitive della Casa Bianca, e ricordare anche alcuni dati che danno l’idea di quanto l’embargo sia anacronistico, anche per la maggioranza dell’opinione pubblica stelle-e-strisce. Innanzitutto, manifestazioni contro l’assedio statunitense a Cuba sono state segnalate ad Atlanta, Miami e Minneapolis.

Le iniziative hanno visto la presenza di rappresentanti del Socialist Workers Party e dei Democratic Socialists of America. Questi ultimi hanno una vera e propria campagna di solidarietà con l’isola, che va avanti da anni ed è coordinata dal DSA Cuba Solidarity Working Group. Sul suo sito si possono trovare le prossime discussioni e iniziative che promuove al fianco di Cuba.

L’opposizione al blocco dell’isola non è nuova negli USA. Basta cercare online per trovare una quindicina d’anni di sondaggi effettuati tra chi vive negli USA (compresi i cubani) che palesano un sostegno all’embargo a dir poco vacillante. Già nel 2011, il 62% di un campione di mille adulti intervistati per un progetto del Cuban Research Institute della Florida International University aveva dichiarato la volontà di ristabilire le relazioni diplomatiche con l’isola.

All’inizio del 2014, un sondaggio commissionato dall’Atlantic Council ha registrato le risposte degli intervistati a varie dichiarazioni, a favore o contro la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi, e ancora una volta la riapertura dei rapporti era in vantaggio. Quando è stato fatto notare che si stimava che l’embargo potesse valere quasi 5 miliardi di dollari in export e produzione annessa, è stato il 56% degli interpellati (il 57% in Florida, dove si trova la più grande comunità di origine cubana, il 63% tra i latinos) a mostrarsi favorevole alla normalizzazione delle relazioni con Cuba.

L’anno successivo, il Chicago Council on Global Affairs ha condotto un’ulteriore indagine, ed è emerso che due statunitensi su tre volevano la fine dell’embargo. Persino il 59% dei repubblicani era d’accordo. Dopo quasi un decennio, ovvero poco più di un anno fa, il sondaggio condotto da Data for Progress segnalava che ancora il 58% degli elettori era favorevole a ristabilire i rapporti diplomatici con l’isola.

Infine, un altro contemporaneo sondaggio effettuato sempre dalla Florida International University ha mostrato che oggi, nel sud della Florida, il 55% dei cubani vuole mantenere il bloqueo, ma la percentuale scende drasticamente al 43% quando la domanda viene posta solo ai cubani nati negli Stati Uniti.

Dopo i sondaggi negativi e i malumori suscitati con il rapimento di Maduro, l’amministrazione Trump si è imbarcata in una nuova operazione criminale che potrebbe in realtà ritorcerglisi contro. Per far sì che questo accada e che venga rafforzato il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano, bisogna moltiplicare la solidarietà, e rendere il Nuestra América Convoy un fatto politico internazionale. Le prossime settimane saranno centrali per la battaglia per un mondo nuovo, libero dall’imperialismo.

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2 Commenti


  • GianniLo

    Buona giornata a tutti. Non e` troppo fino al 21 marzo? Non e` una critica ma, se fosse possibile prima.


    • Redazione Contropiano

      La lontananza dei continenti e i rapporti internazionali non dipendono dalla nostra o altrui volontà…

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