Fino a ieri negli Stati Uniti tutti erano convinti che per vincere le elezioni occorreva sostenere Israele e avere l’appoggio della lobby sionista. Adesso non è più così.
Alti funzionari del Partito democratico che hanno lavorato all’analisi – ancora segreta – dei risultati delle elezioni presidenziali del 2024, sono arrivati alla conclusione che Kamala Harris ha perso un sostegno significativo a causa dell’approccio dell’amministrazione Biden su Gaza e Israele. A riferirlo è il sempre ben informato sito di Axios.
I risultati, che rimangono ancora nascosti dopo che i leader democratici hanno deciso di non rendere pubblico il rapporto, stanno già alimentando la rabbia tra gli attivisti democratici filo-palestinesi e stanno approfondendo le fratture interne al partito.
Secondo Axios, i funzionari che hanno esaminato la revisione interna del Comitato Nazionale Democratico (DNC), hanno tenuto una riunione a porte chiuse con l’IMEU Policy Project, una ong filopalestinese, per discutere della guerra Israele-Gaza e del suo impatto elettorale.
Attivisti del gruppo hanno detto ai funzionari del DNC che il fermo sostegno dell’amministrazione Biden-Harris a Israele durante l’attacco militare a Gaza ha alienato moltissimi giovani elettori e progressisti, prosciugando consensi in un momento critico della campagna presidenziale.
Middle East Eye commenta come “La rivelazione sottolinea una divisione sempre più ampia all’interno del Partito Democratico riguardo al genocidio di Israele a Gaza. I Democratici Progressisti sono diventati sempre più critici nei confronti delle azioni di Israele a Gaza e hanno messo in discussione il sostegno incondizionato e di lunga data di Washington a Israele”.
Secondo il New Republic, ancora più severo, “Il rapporto è stato deliberatamente sepolto l’anno scorso, e ora possiamo vedere uno dei motivi. La guerra a Gaza ha diviso i democratici, così come il paese nel suo complesso, con molti americani che concordano con le conclusioni di Amnesty International, Human Rights Watch e di una commissione delle Nazioni Unite di secondo cui Israele ha commesso un genocidio dei palestinesi nel territorio”.
Sebbene Kamal Harris abbia timidamente chiesto un cessate il fuoco durante la campagna elettorale, essa ha però sempre evitato di criticare Israele o di chiedere qualsiasi azione decisiva per porre fine alla guerra, come un embargo sulle armi a Tel Aviv o imporre condizioni ai miliardi di dollari di aiuti statunitensi a Israele o ritirare il sostegno a Netanyahu.
Ma per molti giovani elettori e attivisti di base, questo asimmetrico “equilibrio” non ha più funzionato.
La segretezza che circonda il rapporto sui risultati elettorali ha visto intensificarsi il controllo sullo stesso. I leader del partito democratico avrebbero deciso lo scorso anno di mantenere riservate le conclusioni, preoccupatissimi sulle sue ripercussioni interne ed esterne.
In quelle conclusioni c’è una sconfitta evidente per i democratici centristi, alcuni dei quali avevano liquidato Gaza come elettoralmente marginale, per poi trovarsi ora di fronte a notizie secondo cui questa posizione del partito viene identificata dal rapporto come un fattore significativo della sconfitta elettorale.
Intense discussioni si stanno svolgendo sui social media. Scrive Middle East Eye che molti ricordano le critiche rivolte ai democratici e ai loro sostenitori su Gaza durante la campagna di Kamala Harris, alcuni ricordano di essere stati licenziati all’epoca per le loro posizioni, solo per vederle confermate come corrette da quanto emerge dal rapporto.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
