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Gaza, una tragedia infinita e silenziata sui mass media

Una tragedia continua senza testimoni: Gaza è fuori dai notiziari, silenziosamente sterminata mentre il mondo è impegnato in altre guerre.

Gaza, dimenticata dai media in mezzo alle guerre regionali che infuriano e alle turbolente trasformazioni che stanno travolgendo il Medio Oriente, e con l’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Israele da un lato e Iran dall’altro, ha visto l’attenzione del mondo e dei media concentrata sul seguire gli eventi di questo confronto regionale in rapida escalation.

Mentre le immagini di missili, droni e violenza crescente dominano i titoli dei giornali, la tragedia della Striscia di Gaza si ritira ai margini dell’attenzione internazionale, come se non fosse più una priorità umanitaria o politica.

L’assenza di Gaza dal panorama mediatico non riflette una minore consapevolezza della portata del disastro, ma rivela piuttosto una profonda lacuna nelle priorità dei media. Una delle più orribili tragedie umanitarie contemporanee viene trascurata proprio nel momento in cui è fondamentale raccontare la verità così com’è, senza selettività né omissioni.

A Gaza, la guerra continua nella sua forma più brutale: l’occupazione incessante del territorio, i bombardamenti incessanti e la demolizione sistematica delle case, comprese le aree residenziali già distrutte dagli aerei da guerra israeliani.

Questa scena riflette la portata della distruzione ripetuta e deliberata. I civili vivono quotidianamente nel terrore, con il fuoco israeliano che prende di mira ogni loro movimento in condizioni umanitarie catastrofiche che peggiorano di giorno in giorno, caratterizzate da fame, sete, freddo e diffusione di malattie in un ambiente quasi privo dei beni di prima necessità.

L’assenza di Gaza dal panorama mediatico non riflette una minore consapevolezza della portata del disastro, ma rivela piuttosto una profonda lacuna nelle priorità di copertura mediatica. Data questa realtà, la gravità della situazione sul campo non può essere separata dal notevole calo di attenzione da parte dei media.

La scarsa attenzione riservata a quanto sta accadendo a Gaza in particolare, e in Palestina in generale, impone una doppia responsabilità ai giornalisti e ai professionisti dei media palestinesi e arabi, che devono alzare la voce e far luce su questi crimini. Il silenzio dei media non è meno pericoloso dei bombardamenti israeliani, poiché concede all’occupazione lo spazio necessario per attuare politiche pericolose lontano dagli occhi del mondo.

Queste politiche includono l’annessione e la confisca di terre, la chiusura della moschea di Al-Aqsa e l’emanazione di una legge che autorizza l’esecuzione di prigionieri palestinesi senza alcun reale deterrente: un precedente che riflette la portata del deterioramento del sistema giudiziario internazionale e la complicità del silenzio.

Nonostante si parli di iniziative politiche, tra cui il piano proposto da Donald Trump per fermare la guerra e la formazione del cosiddetto “Consiglio per la Pace di Gaza”, la realtà sul campo si sta evolvendo in una direzione completamente diversa. L’esercito di occupazione israeliano continua incessantemente le sue operazioni militari, causando la morte di centinaia di martiri e il ferimento di migliaia di persone dallo scorso ottobre.

Ancora più allarmante è il fatto che un gran numero di vittime giaccia ancora sotto le macerie delle case distrutte, mentre le strade sono diventate teatro di tragedie a causa dei resti scheletrici dei martiri, irraggiungibili per le squadre di ambulanza e di protezione civile a causa delle restrizioni e dei continui attacchi.

L’assenza di Gaza dai riflettori dei media non significa che le sue sofferenze siano finite. Al contrario, questa assenza può rappresentare una delle forme più pericolose di negligenza internazionale, poiché le violazioni vengono commesse lontano dalla supervisione e dalla pressione internazionale.

Gaza oggi soffre non solo per la macchina bellica, ma anche per un isolamento mortale che rende meno probabile che le grida dei suoi abitanti raggiungano il mondo.

Alla luce di questa realtà, emerge l’urgente necessità di riportare l’attenzione su ciò che sta accadendo a Gaza, non solo come campo di battaglia, ma come pressante problema umanitario che richiede un’azione immediata. Il persistente silenzio internazionale e la preoccupazione del mondo per altri conflitti aprono la porta a un’ulteriore escalation e sofferenza, rendendo Gaza una doppia vittima: vittima della guerra e vittima dell’oblio.


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