I pirati del Mediterraneo stavolta hanno anche sparato contro imbarcazioni civili in acque internazionali. Proiettili di gomma, pare, ma è comunque è un altro gradino verso il “trattamento militare” di qualsiasi protesta anche pacifica, condotta secondo le modalità della “non violenza” (anzi, portando medicinali…), nel pieno rispetto del diritto internazionale consolidato.
Che ovviamente per Israele non conta più un tubo, infilati come sono nel pozzo senza fondo della guerra infinita contro l’intera umanità, nessuno escluso. Il loro unico “discorso” è sparare.
Le forze pirata israeliane hanno intercettato e abbordato in acque internazionali almeno 56 imbarcazioni, sequestrando almeno 319 attivisti. Il tutto è avvenuto al largo delle acque di Cipro, a quasi 300km dalle coste di Gaza, obbiettivo della missione, su cui Tel Aviv ha imposto un blocco unilaterale e illegale riconosciuto soltanto dagli Stati Uniti.
Gli italiani rapiti sono, sembra, 35. Tra loro Antonella Bundu, candidata di Toscana Rossa alle ultime elezioni regionali e in attesa dell’esito del ricorso per avere il seggio che ha conquistato con i voti (oltre il 5%).
Insieme a lei anche Dario Salvetti, del collettivo Gkn (fabbrica fiorentina venduta e chiusa, come centinaia di altre), e il parlamentare cinquestelle Dario Carotenuto.

Sei delle barche sono state colpite con proiettili. Una di queste, la Girolama, batte bandiera italiana. “L’ultima barca ad essere intercettata è stata la Karsi-i Sabadab, sui cui viaggiavano il deputato M5s Dario Carotenuto, il giornalista Alessandro Mantovani e l’attivista, Ruggero Zeni“.
La Akka, una delle imbarcazioni che questa mattina erano ancora in navigazione verso Gaza, è stata intercettata a 82 miglia nautiche da Gaza. Secondo i dati pubblicati dalla Flotilla, sono quindi 61 le imbarcazioni intercettate.
Tutti i sequestrati sarebbero stati trasferiti su una nave-prigione israeliana, diretta verso il porto di Ashdod, dove dovrebbe essere loro notificata l’espulsione e la successiva riconsegna ai paesi di appartenenza, trasferendoli poi su navi “straniere”.
I sequestrati possono rifiutare l’espulsione, venendo così trasferiti in un carcere o in un tribunale-farsa, dove un giudice-sbirro confermerà l’espulsione. Forzata, a quel punto.
Tra i sequestrati spicca il nome di Margaret Connolly, attivista e sorella della presidente irlandese Catherine Connolly, di cui è stato diffuso un video pre-registrato: “Se state guardando questo video, significa che sono stata rapita dalla mia barca nella Flotilla dalle forze di occupazione israeliane”. Di sicuro i rapporti di Isrele con l’Irlanda non miglioreranno certo, a questo punto…
Siccome ogni violenta prepotenza sionista è sempre accompagnata dal servilismo complice dei cosiddetti “governanti europei”, il record anche stavolta è stato stabilito da Antonio Tajani, teoricamente facente funzione di ministro degli esteri e dunque incaricato istituzionalmente di garantire la sicurezza degli “italiani nel mondo” (a maggior ragione a poche decine di chilometri da casa).
E’ riuscito infatti a pronunciare parole definibili come minimo prive di senso e contatto con la realtà: “abbiamo chiesto “di verificare urgentemente l’uso della forza da parte delle autorità israeliane, che secondo quanto riferito dagli attivisti italiani avrebbero utilizzato proiettili di gomma contro le imbarcazioni”.
Ci sono decine di video in cui si vede e si sente chiaramente sparare contro alcune barche, basterebbe guardarli – altro che “gli attivisti riferiscono”, come se magari fosse stata una mezza bugia – ed evitare di apparire, ancora una volta, quello che purtroppo si è. A voi la definizione…
Neanche gli passa per la testa di convocare l’ambasciatore sionista in Italia (figuriamoci rompere i rapporti con lo Stato genocida!). Nessuna richiesta, se non quella – meno del minimo sindacale – di “rilasciare gli italiani”. Come se tutti gli altri fossero merce “residuale” invece che cittadini in gran parte europei.
La Global Sumud Flotilla chiede “l’immediato e incondizionato rilascio di tutti i nostri partecipanti, insieme agli oltre 9.000 prigionieri politici palestinesi arbitrariamente detenuti” e invita “i leader mondiali a chiedere la liberazione dei partecipanti della Flotilla, dei prigionieri politici palestinesi e degli ostaggi, nonché la fine del genocidio e del blocco di Gaza“.
Alla luce delle testimonianze relative ai fatti del 29 aprile, la Flotilla dice di nutrire “gravi e immediate preoccupazioni per la sicurezza fisica e il benessere di tutte le persone detenute illegalmente“.
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