Nel caos quotidiano in cui siamo immersi può essere utile soffermarsi un attimo su come (non) funziona più l’informazione occidentale.
Ieri tv e media vari, sia cartacei che online, si hanno detto che – secondo Rosatom, l’agenzia russa per l’energia atomica – un drone ucraino ha colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, senza causare danni alle attrezzature principali, ma lasciando un buco nella parete di una sala macchine.
Il direttore generale della centrale, Alexei Likhachev, descrivendo i danni la rilevato che: “le attrezzature principali non hanno subito danni, ma nella parete della sala macchine si è formato un buco. Colpisce il fatto che il drone fosse guidato tramite fibra ottica. Ciò esclude completamente l’ipotesi di un presunto colpo accidentale“.
I droni a fibra ottica, venendo guidati tramite un filo di fibra che si srotola in aria, hanno infatti il “difetto” di non avere una lunga gittata, ma anche il “pregio” militare di non essere “deviabili” mediante segnali di disturbo basati su onde radio. Sono peraltro facilissimi da riconoscere perché anche dopo l’esplosione restano parti del rotolo di fibra sul terreno e sono assenti le antenne radio.
I nostri media hanno dato la notizia sottolineando la smentita da parte ucraina sulla paternità del drone, per cui si è speso nientemeno che Zelenskij, abituato a recitare qualsiasi parte.
Colpire una centrale nucleare è militarmente facile, ma da pazzi scatenati per le possibili conseguenze, tanto più su un impianto collocati quasi sul fronte che divide truppe russe e ucraine. L’eventuale fall out di un’esplosione di materiale nucleare potrebbe infatti andare in qualsiasi direzione, a seconda dal vento che spira in quel momento.
Sarebbe anche un “crimine di guerra” secondo il diritto internazionale, ma ormai i sedicenti “liberali” si sono sbarazzati di questo concetto, ricordandosene al massimo quando possono o vogliono accusare qualcun altro…
Anche il responsabile pro tempre dell’Aiea (l’agenzia internazionale incaricata di vigilare), Raphael Grossi, si è esibito nello stesso numero circense, denunciando che “si gioca con il fuoco”, ma astenendosi dall’indicare il colpevole.
Riassumendo, secondo i “nostri” media, un drone non deviabile – quindi con proprio quell’obbiettivo – è caduto su una centrale nucleare, ma non si può sapere con certezza chi lo abbia sparato. Il tutto col tono neutro con cui si danno anche le previsioni del tempo…
Facciamo uno schemino logico semplice, alla portata anche di un “giornalista professionista” a contratto per la Rai o il Corriere.
Chi può esser stato?
La centrale di Zaporizhzhia, nella località di Energodar, è controllata fin dai primi giorni della guerra (24 febbraio 2022) dalle truppe russe. Ne consegue che, come in tutte le guerre, possa essere eventualmente un obbiettivo soltanto per le forze “nemiche”, anche se ovviamente farlo è una pazzia che si è però ripetuta diverse volte in questi quattro anni.
Dal punto di vista “informativo” va notato un lieve miglioramento. Fino a pochi mesi fa un drone o una cannonata sulla centrale di Zaporizhzhia era attribuito di default ad un “attacco russo”, stipulando che le truppe di Mosca siano composte da deficienti che si bombardano da soli, per di più colpendo un impianto nucleare che spargerebbe radioattività su se stessi e magari anche qualcun altro. Oggi si lascia il lettore o l’ascoltatore nel dubbio, ma ammiccando – grazie a Zelenskij – sulla possibile paternità russa…
Un “giornalista professionista” sa che esistono, in tutte le guerre, operazioni chiamate “falsa bandiera”, ossia fatte apposta per far credere che l’autore sia diverso da quello vero. Sono riconoscibili dal fatto che il danno è in genere molto limitato, o addirittura solo “evocativo”, come il drone (“russo”, ovviamente) che cade in Romania o in Lettonia o in Polonia. Ma sufficiente ad agitare la propaganda per qualche giorno.
Il caso della centrale di Zaporizhzhia è chiaramente opposto. Che il danno sia fortunatamente circoscritto è in questo caso… un caso fortuito.
Riconoscere la paternità ucraina del drone, insomma, sarebbe abbastanza semplice, anche se in contraddizione con l’immagine platinata che si vuol dare in genere alle azioni Kiev. E dire che non mancherebbero certo i trucchi semantici per rendere possibile edulcorare anche l’attribuzione di un attacco fuori di cranio (“in una guerra può capitare”, ecc).
Ancora più facile dovrebbe essere la descrizione della “direzione ideologica” dominante al vertice di Kiev. Anche chi non ha mai preso sul serio, infatti, la pretesa russa di voler “denazificare” l’Ucraina dovrebbe essersi accorto che i paesi confinanti – dal lato occidentale, peraltro – restano come minimo diffidenti.
Qualcuno, insomma, avrebbe anche potuto dare la notizia che il presidente polacco Karol Nawrocki – nazionalista sicuramente non “filo-russo” – nel motivare la sua contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, ha accusato Kiev di “glorificare banditi e assassini“.
E non si tratta di un’accusa “generica”, ma a contorno della risepoltura in patria, con tutti gli onori immaginabile per una “figura centrale”, di Andri Melnik, storico leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun), collaborazionista delle SS nella Seconda guerra mondiale, poi rifugiatosi in Canada.
“Purtroppo – ha denunciato Nawrocki – il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dimostrato che l’Ucraina ha una mentalità che glorifica i banditi e gli assassini dell’esercito insurrezionale ucraino (ala militare dell’Oun, ndr) e non è pronta a far parte della famiglia europea”, concludendo che “non c’è posto nella famiglia europea per banditi e assassini che hanno ucciso donne e bambini, che hanno assassinato polacchi“.
Qui nei “paesi fondatori” della UE si preferisce argomentare con ragioni economiche la non praticabilità dell’adesione rapida dell’Ucraina, come se fossero più “nobili” e neutre di quelle storiche.
Ma comunque la si giri, la “protezione” dell’attuale Ucraina è un disastro senza limiti. Lasciatoci in eredità dagli Stati Uniti, ma coltivato con poco invidiabile ottusità europea. Ma vaglielo a spiegare, ai dattilografi pagati come giornalisti nelle redazioni che contano…
Per il Pd e simili, invece, nessuna spiegazione è possibile. Incatenati a vita al “partito della guerra” statunitense, riescono spesso nel compito quasi impossibile di criticare il governo Meloni… da destra, perché “poco bellicoso”.
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Chiara Zonzini
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