Avevamo raccontato esattamente un mese fa la storia dei quattro attivisti di Palestine Action condannati per danneggiamento a uno dei siti britannici dell’israeliana Elbit Systems, reato a cui però la corte avrebbero tentato di aggiungere la qualifica di “connessione con il terrorismo” in sede di scrittura della sentenza. Così è successo.
Alla Woolwich Crown Court sono state emesse infatti pesanti condanne verso quattro membri di Palestine Action, per un’azione svoltasi nell’agosto 2024. Gli attivisti hanno effettuato un raid in uno stabilimento della Elbit a Bristol, danneggiando attrezzature militari che sarebbero poi state usate nella pulizia etnica dei palestinesi.
Quattro dei sei imputati sono stati giudicati colpevoli, ma l’attribuzione di una natura terroristica al reato di danneggiamento è arrivata dopo. Secondo il giudice Jeremy Johnson le loro azioni hanno evidenziato una chiara matrice eversiva dovuta al tentativo di intimidire l’azienda e influenza la politica britannica attraverso danni alle proprietà della Elbit.
Il bilancio è molto pesante: 7 anni e 8 mesi per Samuel Corner, ex studente di Oxford; 5 anni per Charlotte Head e Leona Kamio; 4 anni e 8 mesi per Fatema Rajwani. Gli attivisti di Palestine Action hanno sempre difeso l’operazione di sabotaggio, sostenendo la “scusante legittima” per cui le loro azioni sarebbero state effettuate per prevenire crimini più gravi. Possibilità prevista dalla legislazione britannica, ma negata ai giovani militanti.
L’ONG Filton 25 Defence Committee ha rilasciato una dura dichiarazione di condanna contro il verdetto: “i quattro manifestanti oggi condannati hanno distrutto oltre 40 armi israeliane, tra cui droni assassini, utilizzati in quasi tutti i massacri di palestinesi a Gaza. Con la loro azione diretta, hanno salvato delle vite. Questo non è terrorismo, è un dovere. La sentenza odierna sarà impugnata per correggere questa grave ingiustizia“.
Durante la lettura della sentenza, venerdì, all’esterno del tribunale si sono radunati circa 500 sostenitori per manifestare solidarietà. La polizia ha effettuato oltre 100 fermi complessivi, tra cui almeno 72 persone arrestate specificamente per aver esposto cartelli a sostegno del gruppo, che rimane tuttora proscritto.
Il pronunciamento sul ricorso presentato dal governo per ribaltare la decisione dell’Alta Corte di Londra, che aveva obbligato a togliere Palestine Action dalla lista delle organizzazioni terroristiche, dovrebbe arrivare a breve. Il clima nel paese resta incandescente, con circa 3 mila persone arrestate in virtù della legge antiterrorismo.
Tutto ciò si inserisce nel quadro di un Regno Unito in cui il governo, in continuità con il sionismo internazionale, ha fomentato una retorica islamofobica, su cui è cresciuto l’odio razziale che oggi sta mettendo a ferro e fuoco Belfast. Il cortocircuito e il fallimento del Labour sono evidenti, e la respinta del ricorso su Palestine Action potrebbe mettere una serie ipoteca sul governo Starmer.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
