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Usa-Iran. Una firma, tanti sconfitti e qualche nemico

Una seconda firma digitale, per ora – in attesa di quella fisica prevista per domani in Svizzera -, certifica un testo del “memorandum of understanding” che era stato in varia misura smentito e corretto da entrambe le parti fino all’ultimo momento. Lasciando così molto margine al dubbio sull’attivazione dei soliti trucchetti statunitensi (fin dai tempi del genocidio dei nativi americani, “trattato” dopo trattato) per non arrivare mai ad una conclusione certa.

Il dato importante è che il testo che pubblichiamo qui di seguito è stato distribuito alla stampa, a margine del G7, direttamente dagli Stati Uniti. Tehran ha poi confermato. Quindi non ci sono “doppie versioni” che possano alimentare diversivi.

La premessa è che non è un “trattato di pace”, ma una lista di “concetti” e impegni con cui si andrà – da venerdì in poi – ad un confronto di merito più serrato.

Per quanto riguarda il primo giudizio politico, però, è praticamente universale (tranne Trump): è una vittoria per Tehran. Il che è anche logico, visto che sul piano militare ha resistito all’attacco di due potenze nucleari che hanno a disposizione gli eserciti più avanzati del mondo (anche se il “forse” comincia a circolare anche in ambienti occidentali), rendendo il Golfo Persico baricentro di una crisi energetica globale che l’Occidente non poteva affrontare a lungo.

Rispetto alla situazione anteguerra, infatti, il guadagno per l’Iran è consistente (sempre “se” l’accordo finale andrà in porto tra due mesi). Lo sblocco dei fondi sequestrati, un fondo di investimento per la ricostruzione, l’immediata sblocco – da parte Usa – dello Stretto di Hormuz (due petroliere con greggio iraniano sono passate già in giornata, altre si sono messe in fila), la fine delle sanzioni (progressivamente, ma abbastanza a breve), una qualche tutela diplomatica dalle ingerenze straniere sulla vita politica interna, la restituzione all’Onu del ruolo di “autorità mondiale”.

La confermata rinuncia all’arma atomica da parte iraniana era in fondo già vigente da quando la Guida Suprema uccisa nel primo giorno di guerra aveva emesso una fatwa per vietarla. E non serve essere degli esperti del mondo islamico per sapere che una fatwa è molto più potente di un articolo costituzionale, una legge o un trattato internazionale. La “bomba pronta entro 15 giorni” era soltanto propaganda israeliana, ripetuta ossessivamente da almeno dieci anni (che sono più di “15 giorni”, pare)…

Il punto debole è sempre il solito: la situazione in Libano, invaso da Israele, che appare deciso a non arretrare di un passo rispetto al territorio già occupato e minaccia anzi di andare ancora più avanti. Per farlo capire non ha esitato a bombardare ieri una colonna d’auto di profughi che stavano tornando alle proprie case dopo l’annuncio del raggiunto accordo tra Usa e Iran.

Nessuna delle forze politiche di Tel Aviv vuole una pace; tutte vogliono una guerra di sterminio e senza mai alcuna mediazione. Le critiche che Netanyahu riceve dall’opposizione è di “farsi comandare da Washington”, non certo quella di essere un genocida razzista che sta portando il paese all’isolamento e all’autodistruzione. 

Se il rapporto tra Washington e Tel Aviv non fosse di simbiosi, come invece è dal ‘47, ci si potrebbe logicamente attendere che il “socio più ricco” riuscisse a fare la voce grossa e dunque imporre la propria volontà al botolo rabbioso che azzanna tutti proclamandosi “razza superiore”.

Il ruolo dell’Aipac, la “sincronizzazione” in atto tra i servizi segreti di entrambi i paesi, la sostanziale partnership operativa tra i due eserciti, ecc, spinge dunque a pensare che ulteriori provocazioni militari di Israele ci saranno a breve termine, ed anche molto pesanti, per costringere Tehran a una reazione proporzionata ma tale da cancellare anche il ricordo dell’odierno “memorandum”. Nella certezza che Washington farà sempre il solito gioco: sbraitare, minacciare, insultare, ma sostenere fino in fondo il nazisionismo.

Speriamo di sbagliarci, ovvio. Ma in ogni caso le valutazioni articolate sulla guerra all’Iran – chi ha vinto, chi ha perso, come e quanto – si faranno un po’ più in là. Non oggi né venerdì.

L’altro sconfitto, sul piano strategico, è il patetico gruppo dei sedicenti “volenterosi”, in pratica gli altri membri del G7, che già sognavano una “spedizione nello Stretto” a prescindere da quel che avrebbero concordato Usa e Iran, ma dovranno evitare accuratamente di farsi vedere da quelle parti. 

Il testo

  1. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran e i loro alleati nell’attuale guerra, firmando questo Memorandum d’Intesa (MOU), dichiarano la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso in Libano, e si impegnano d’ora in poi a non intraprendere alcuna guerra o operazione militare l’uno contro l’altro, ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza reciproca e a garantire l’integrità territoriale e la sovranità del Libano. L’accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, incluso in Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo.
  2. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a rispettare la reciproca sovranità e integrità territoriale e ad astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altro.
  3. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l’accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile con mutuo consenso.
  4. Immediatamente dopo la firma del presente MOU, gli Stati Uniti d’America inizieranno la rimozione del blocco navale e di qualsiasi disturbo o impedimento contro la Repubblica Islamica dell’Iran e porranno fine completamente al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale ai numeri del traffico prebellico ripristinato dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalla prossimità della Repubblica Islamica dell’Iran entro 30 giorni dall’accordo finale.
  5. Dopo la firma del presente MOU, la Repubblica Islamica dell’Iran adotterà le misure necessarie, impegnandosi al massimo, per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali, senza alcun costo per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mare dell’Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali inizierà immediatamente e, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di sminare da parte della Repubblica Islamica dell’Iran, sarà ripristinato entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell’Iran condurrà un dialogo con il Sultanato dell’Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in discussione con gli altri Stati costieri del Golfo Persico, in conformità con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz.
  6. Gli Stati Uniti d’America si impegnano, con i partner regionali, a sviluppare un piano definitivo e concordato di comune accordo, di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica Islamica dell’Iran. Il meccanismo di attuazione di questo piano sarà finalizzato come parte dell’accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d’America.
  7. Gli Stati Uniti d’America si impegnano a porre fine a tutti i tipi di sanzioni contro la Repubblica Islamica dell’Iran, incluse le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei Governatori dell’AIEA e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato come parte dell’accordo finale. La Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America riconoscono l’importanza fondamentale della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente queste questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.
  8. La Repubblica Islamica dell’Iran riafferma che non procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno concordato di risolvere la destinazione del materiale arricchito accumulato secondo un meccanismo che sarà concordato reciprocamente in conformità con il calendario di cui al Paragrafo 7, con la metodologia minima consistente nel diluimento in loco sotto la supervisione dell’AIEA. Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell’arricchimento e altre questioni concordate relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell’Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che sarà concordato nell’accordo finale. L’accordo finale confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran riconoscono l’importanza fondamentale delle questioni nucleari sopra menzionate ed esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente queste questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco su di esse.
  9. In attesa dell’accordo finale, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica manterrà lo status quo attuale del suo programma nucleare e gli Stati Uniti d’America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno forze aggiuntive nella regione.
  10. Gli Stati Uniti d’America si impegnano che, immediatamente dopo la firma del presente MOU e fino alla cessazione delle sanzioni, il Dipartimento del Tesoro statunitense emetterà deroghe per l’esportazione di greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati e tutti i servizi associati, incluse transazioni bancarie, assicurazioni, trasporti, ecc.
  11. Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rendere pienamente disponibili per l’uso i fondi e le attività congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell’Iran dopo l’attuazione del presente MOU. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative al rilascio di questi fondi durante i negoziati. Tali fondi, siano essi mantenuti nel conto originale o trasferiti, saranno resi pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell’Iran. Gli Stati Uniti d’America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e autorizzazioni necessarie di conseguenza.
  12. Gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran concordano che sarà istituito un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente MOU e la futura conformità all’accordo finale.
  13. Dopo la firma del presente MOU e subordinatamente all’inizio dell’attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del presente MOU, e alla continua attuazione di queste misure, gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran avvieranno negoziati riguardanti l’accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi.
  14. L’accordo finale sarà approvato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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