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Porte aperte da Tel Aviv per la marcia dei coloni che vogliono occupare Gaza

Un lungo e fitto serpentone di auto e persone, molte delle quali armate, si è diretto il 19 luglio verso Gaza. Era la “Marcia delle Migliaia verso Gaza”, dei coloni israeliani che hanno l’obiettivo di rivendicare la piena occupazione della Striscia e che infatti si è svolta sotto lo slogan del “ritorno a casa dopo 21 anni” – in riferimento al ritiro deciso nel 2005 dall’enclave palestinese.

L’iniziativa è stata organizzata da Nachala, un movimento fascista e suprematista di coloni guidato da Daniela Weiss, diventata famosa per la promozione delle più terribili violenze contro i palestinesi della Cisgiordania. Ma in prima fila c’erano anche decine di parlamentari e il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e quello delle Finanze Bezalel Smotrich, a dimostrazione che è tutto fuorché un’iniziativa marginale.

Su X, i toni usati dal profilo del gruppo per la manifestazione di un paio di giorno fa non lasciano spazio a interpretazioni: “oggi marceremo tutti insieme con una richiesta chiara: insediamoci nel Libano del Nord – ancora prima delle elezioni! Mettiamo il sigillo sul confine – insediamoci a Gaza ora!” L’orizzonte è dunque quello della “Grande Israele”, dell’espansionismo continuo dell’entità sionista.

Teoricamente, per tentare di contenere la situazione ed evitare ingressi illegali nell’enclave, l’IDF aveva dichiarato l’area periferica di Gaza una “zona militare chiusa”, un provvedimento temporaneo volto a blindare il territorio da Yad Mordechai, a nord, fino a Kerem Shalom, nell’estremo sud. Nei fatti, i coloni sono stati fatti passare senza troppe difficoltà attraverso i checkpoint militari, arrivando a ridosso del muro di filo spinato e delle telecamere che delimitano il confine con la Striscia.

A colpire, oltre alla macabra dimostrazione di cosa sia il colonialismo sionista che promuove esplicitamente la deportazione dei palestinesi, è soprattutto la sponda politica di cui gode la marcia. Non solo i ministri già citati, ma questa volta c’è stata anche l’adesione formale del Likud, il partito del primo ministro Benjamin Netanyahu.

“Bibi” continua a evitare i suoi problemi legali solo grazie alla tenuta di un governo che si regge sulla continuazione del genocidio con ogni mezzo necessario. Smotrich ha recentemente invitato il movimento dei coloni a mobilitarsi in vista delle prossime elezioni, sostenendo che il cambio delle forze al governo andrebbe a compromettere i risultati ottenuti durante l’attuale legislatura in materia di espansione degli insediamenti.

Intanto, ad ogni modo, continua l’assordante silenzio delle “democrazie” occidentali di fronte alla rottura continua del cessate il fuoco da parte delle forze di occupazione israeliane, che hanno anche allargato la propria zona di controllo nella Striscia ben oltre rispetto a ciò che era stato pattuito. Sono una decina i morti palestinesi negli ultimi giorni, ma nessuna condanna si è sentita dai governi occidentali.

Parallelamente, la tensione è riesplosa anche in Cisgiordania, dove i coloni, protetti dall’IDF, hanno intensificato gli attacchi contro i villaggi palestinesi. Perché l’istanza genocida e coloniale è un progetto politico radicato e ampiamente rappresentato, non solo all’interno della maggioranza di governo di Tel Aviv, ma nella stessa società israeliana. Non c’entra nulla Hamas, non c’entra la strumentalizzazione delle passate persecuzioni: riguarda il suprematismo reso bandiera del paese.

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