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Il “mondo nuovo” tratteggiato nel documento “Cuba capitale del comunismo del 21esimo secolo”

È il Dipartimento di Stato USA a metterlo in chiaro: Cuba è un nemico in quanto rappresenta un mondo alternativo al dominio imperialista. Di riflesso, è questo che emerge dal nuovo e corposo rapporto intitolato “Cuba: The Capital of 21st Century Communism“, che in cento pagine tratteggia la storia della Rivoluzione cubana – vista dalla Casa Bianca – e poi la usa per promuovere un nuovo maccartismo.

Secondo il resoconto del Dipartimento guidato da Marco Rubio, attraverso documenti e ricostruzioni per lo più della CIA, prive di fondamento, L’Avana viene accusata di aver condotto per quasi sette decenni una campagna irregolare, a tratti terroristica, volta a indebolire gli Stati Uniti dall’interno, infiltrandosi nelle università, nel governo federale e nei movimenti sociali americani.

Una serie di raffazzonate dichiarazioni propagandistiche già rispedite al mittente dal Ministero degli Esteri di Cuba, che ha giustamente sottolineato come l’opuscolo vuole rappresentare l’isola come “una minaccia per gli Stati Uniti, pretesto che tale governo utilizza per la punizione collettiva e il genocidio contro il popolo cubano“.

Una risposta necessaria, ma leggendo il documento del Dipartimento di Stato c’è qualcos’ altro che emerge. Qualcosa rispetto a ciò che la storia della Rivoluzione cubana ha espresso e prodotto negli ultimi decenni, e qualcosa rispetto a come essa sia diventata un punto di riferimento per tanti, in maniera trasversale, per la forza delle sue ragioni e non per operazioni di destabilizzazione.

Ovviamente non passa nemmeno per la testa degli estensori che Cuba abbia attirato la solidarietà di tante persone, persino negli States, in quanto ha rappresentato e rappresenta un esempio di un modello diverso da quello dei crimini di guerra in Vietnam, della segregazione razziale sui bus in cui viaggiava Rosa Parks, o del bellicismo suprematista a tutto campo che senza soluzione di continuità è passato dalla guerra al terrorismo alla guerra al mondo multipolare, passando per il genocidio dei palestinesi.

Eppure, è il Dipartimento di Stato stesso che nel testo tratteggia alcuni caratteri sempre rivendicati dalla Rivoluzione cubana, che portano allo scoperto le ferite aperte degli Stati Uniti e dell’imperialismo occidentale tutto. Innanzitutto, la particolare sintesi di liberazione nazionale dal colonialismo e di giustizia sociale rispetto alle iniquità del capitalismo.

Mentre la vecchia sinistra sovietica si era articolata attorno al partito, ai sindacati e alle teorie marxiste della lotta di classe economica, la Nuova Sinistra era animata dal Black Power, dal femminismo radicale, dalla liberazione del Terzo Mondo e – soprattutto – dal rifiuto radicale della cultura, della storia e dell’identità occidentali in tutte le loro forme“, si legge nel documento.

Le autorità statunitensi affermano che il comunismo cubano parla la lingua delle lotte indicate appena sopra. Andrebbe chiarito che i nodi del partito (cioè dell’organizzazione rivoluzionaria che guida la transizione socialista) e del marxismo sono pienamente parte del dibattito giornaliero dell’Avana, ma quello che gli statunitensi riassumono in “terzomondismo” coglie la realtà di quel che Cuba rappresenta.

Mentre la profilazione razziale diventa una pratica quotidiana con l’ICE, e anche l’Italia assiste tragicamente a un suo caso “George Floyd” con l’omicidio di Abderrahim Fakir, il colonialismo sionista promuove la pulizia etnica come elemento costitutivo del suo stato, e tutta la NATO, volente o nolente, sostiene materialmente l’aggressione all’Iran.

In questo caso, a dover emergere non è tanto la questione delle “democrature” occidentali o della repressione – anche se sono elementi da tenere sotto controllo – quanto il fatto che l’imperialismo, statunintense quanto europeo e dei loro alleati, nel pieno della crisi non può più nascondere la sua natura suprematista, coloniale, razzista, predatoria.

E il comunismo cubano, rispetto a tutto ciò, esprime perfettamente un’alternativa. Come lo stesso Fidel Castro disse, “le rivoluzioni non si esportano, le fanno i popoli. Ciò che Cuba ha dato e può dare ai popoli è il suo esempio“.

Ma questo esempio è stato ed è abbastanza forte da aver rappresentato una spina nel fianco nel “cortile di casa” di Washington, da aver fatto incontrare le ragioni e le forze degli oppressi, tanto nella dimensione coloniale quanto in quella razzista interna dell’Occidente, nella Tricontinentale, indicato quasi come “peccato originale” del comunismo cubano nel documento.

Proprio mentre le potenze occidentali gettano la maschera e con difficoltà si distinguono da quelle di inizio secolo scorso, la Rivoluzione cubana torna d’attualità perché per quasi settant’anni non solo ha incarnato l’alternativa a tutte le contraddizioni dell’imperialismo, ma anche perché il suo modello pacifico e solidale ha rappresentato un “mondo nuovo” che si è dimostrato possibile, nonostante il bloqueo.

Non volendo, indicando in Cuba il riferimento delle lotte decoloniali, dei movimenti radicali per l’emancipazione femminile e contro il razzismo, sono gli USA stessi che hanno dipinto la Rivoluzione di Fidel e dei barbudos come qualcosa di attuale rispetto all’abbrutimento a cui assistiamo tanto all’interno dei nostri paesi quanto nei massacri indiscrimanti di bambini in Palestina e in Iran.

Cuba indica una strada diversa dall’orizzonte di crimini di guerra e contro l’umanità che viene osannato come unica via percorribile per far trionfare la “democrazia”. Indica, sotto alcuni aspetti, un vero e proprio scontro di civiltà: quello tra “Socialismo o barbarie”.

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2 Commenti


  • Lupo

    Il “ Comunismo” di Cuba era un sistema che senza i soldi dell’Unione Sovietica sarebbe collassato dopo 6 mesi.
    Inoltre non si puó pretendere benevolenza da un paese , gli USA, ai cui cittadini hai espropriato di tutto e di piú per installare il tuo fallimentare e insostenibile ( senza i soldi russi) esperimento sociale.


    • Redazione Roma

      I fatti si sono incaricati di smentirla. Mentre l’Urss è collassata nel 1991, Cuba ha tenuto in piedi il suo progetto socialista senza più alcun aiuto internazionale, e siamo arrivati al 2026. E’ stata una fortuna che Fidel Castro abbia mandato a quel paese Gorbaciov nel 1989. Gli interessi statunitensi espropriati (che poi erano della mafia, non se lo scordi o forse sono quelli i tipi che le piacciono) sono sono stati un atto di giustizia e riparazione. Gli USA avevano espropriato il resto del mondo e qualcuno gli ha restituito il colpo.

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