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Un pirla da battaglia

Si dice di solito che «dio confonde coloro che vuol perdere». Il senso della citazione è esplicito: chi sta finendo nel burrone accelera la corsa, anziché frenare, travolgendo che tutti i segnali d’allarme sparsi sul percorso per evitare un finale del genere.

Parlando delle guerra in Ucraina, uno delle menzogne più raccontate dall’establishment occidentale – e di conseguenza da un sistema mediatico totalmente asservito alla propaganda di guerra – stabiliva che l’invio di armi, soldi, consiglieri militari, assistenza tecnica e satellitare nonché di intelligence di tutti i livelli (sorvolando sui mercenari ex militari occidentali) – NON costituisse una «partecipazione diretta» della Nato alla guerra stessa.

Una tesi da ridere, certamente, ma – come asseriva Goebbels – «se la ripeti tutti i giorni, alla fine diventa una verità».

D’altro canto anche la sua utilità propagandistica è evidente. Se «noi» occidentali non siamo in guerra con la Russia, ogni azione che eventualmente Mosca potrebbe imbastire contro gli interessi occidentali potrebbe essere descritta come «un atto di guerra unilaterale ingiustificato». Confermando che «noi» siamo «i buoni» e quindi la «legalità» del sostegno alla junta nazigolpista di Kiev.

Ma dio confonde i pirla che gli stanno antipatici…

E dunque il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, su X, ribattendo alla risposta decisamente incazzata di Tehran dopo l’attacco contro una nave mercantile iraniana nel Mar Caspio, ha scritto papale papale:

«Le minacce dell’Iran sono ingiustificate e prive di fondamento. Il regime di Teheran è complice diretto dell’aggressione russa contro l’Ucraina, alimentando la guerra criminale di Mosca con armi che hanno ucciso ucraini dal 2022. L’Iran non ha alcuna legittimazione a fingere di essere vittima, né tantomeno a giustificare le sue minacce con assurdi riferimenti alla Carta delle Nazioni Unite».

Allora.

Se Tehran vende droni o altro alla Russia, e queste armi uccidono degli ucraini, questa è una complicità diretta nella guerra all’Ucraina che legittima gli attacchi militari di Kiev contro navi civili iraniane sospettate di trasportare armi o altro.

Se invece l’Europa e gli Stati Uniti regalano armi e soldi all’Ucraina golpista (il Majdan del 2014, che ha portato i nazisti nostalgici di Bandera al governo), e quelle armi uccidono dei russi, allora è un «gesto di solidarietà all’aggredito», che mai e poi mai potrebbe giustificare una reazione russa.

Neanche gli viene il sospetto, al signor Sybiha, che proprio le sue parole – scritte su un social, quindi immagazzinate per sempre negli archivi – saranno la prima giustificazione o legittimazione di una qualsiasi «pillola» potrebbe essere spedita sulle teste dei distratti «liberali europei». Perché armare un paese in guerra è ipso fatto partecipare a quella guerra.

Anni di sottile e meditata propaganda buttati nel cesso da un pirla da battaglia convinto di essere «superiore», unto dal signore degli eserciti e quindi destinato a sicura vittoria sull’«asse del male».

Vero è che per la lista dei pirla di cui ricordarsi a tempo debito c’è un affollamento esagerato. Ma il signor Sybiha si è guadagnato un posto in prima fila, sconcertando – ne siamo sicuri – anche i «consiglieri» che la Nato gli ha da anni messo a disposizione.

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