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West Bank, rinasce vecchia colonia. Dall’Ue solo parole

A Gaza City si sono svolti ieri i funerali di 50 palestinesi uccisi nei primi mesi successivi all’ottobre 2023; i corpi sono stati recuperati solo di recente dalle macerie di edifici distrutti dai bombardamenti israeliani. Le vittime appartenevano principalmente a tre famiglie, i cui cari sono stati posti in bare avvolte nelle bandiere palestinesi. Alla processione hanno partecipato migliaia di persone, dando vita a una scena drammatica che riassume il bilancio umano di questi tre anni di genocidio.

Se a Gaza si seppelliscono corpi morti in passato, in Cisgiordania l’espansione dei coloni ridefinisce il presente. A Kadim, nel governatorato di Jenin, 30 famiglie di coloni israeliani, accompagnate dal ministro delle finanze Bezalel Smotrich, sono rientrate ufficialmente nell’insediamento evacuato nell’ambito del piano di disimpegno del 2005.

Secondo l’attivista Tareq Aghbariyeh tale occupazione produrrà gravi effetti geografici, demografici, economici, agricoli e di sicurezza, mirando a imporre nuove realtà sul terreno per costringere i palestinesi ad abbandonare le loro terre. Kadim è infatti l’ultimo dei quattro insediamenti settentrionali evacuati nel 2005 a essere ripopolato; con il rientro di oggi si completa quanto auspicato da Smotrich e dai leader dei coloni.

A ovest di Hebron, sul Monte Tarousa, le forze israeliane hanno trasportato ieri diverse case mobili nell’avamposto denominato “Doron”, di recente costituzione. I lavori di scavo e livellamento erano iniziati a giugno; all’epoca coloni armati, protetti dai militari, avevano eretto una tenda e un cartello annunciando il nuovo insediamento illegale.

Intanto il portavoce della presidenza palestinese, Nabil Abu Rudeineh, ha lanciato un forte allarme sulle offerte di insediamento nell’area E1 – corridoio di colonie tra Gerusalemme e la Valle del Giordano – e sull’escalation della violenza dei coloni, sostenendo che le continue politiche di Israele contro il popolo palestinese stiano conducendo la regione verso una situazione pericolosa e potenzialmente incontrollabile.

Abu Rudeineh ha inoltre ribadito che non può esserci pace duratura e stabilità senza Gerusalemme est come capitale di uno Stato palestinese indipendente e senza la fine completa dell’occupazione. Non sono mancate le critiche per il disprezzo israeliano verso la comunità internazionale, invitando quest’ultima a sostituire le semplici dichiarazioni di condanna con misure concrete per fermare l’aggressione.

Dichiarazioni come quelle di Francia, Germania, Italia e Regno unito che ieri in una dichiarazione congiunta hanno chiesto a Israele di bloccare l’espansione degli insediamenti, definendo «inaccettabile» la decisione di pubblicare bandi di gara per il progetto E1. Secondo i quattro Paesi, l’insediamento comprometterebbe la prospettiva dei due Stati, «creando una frattura nella Cisgiordania e pregiudicando la continuità territoriale dei Territori palestinesi».

* da il manifesto

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