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Gli USA pressano gli alleati NATO per abbandonare la Corte Penale Internazionale

Secondo quanto rivelato da un’inchiesta di Politico, gli Stati Uniti hanno chiesto agli alleati della NATO di ritirarsi dal trattato istitutivo della Corte Penale Internazionale (CPI) e di collaborare per depotenziarne l’operato a livello globale. La richiesta è stata avanzata a porte chiuse a Bruxelles, durante una riunione tra i rappresentanti permanenti dei 32 paesi membri dell’alleanza.

Come ormai d’abitudine per l’amministrazione Trump, non sono mancate minacce velate. L’inviato statunitense, Matthew Whitaker, avrebbe chiuso il proprio discorso dicendo ai partner: “osserveremo attentamente chi si schiera dalla parte dell’America“. Come per l’aggressione all’Iran, la Casa Bianca sta usando attivamente la propria posizione dominante nella filiera occidentale come leva per riallineare i “vassalli” europei ai propri interessi.

Parallelamente al vertice, la delegazione stelle-e-strisce ha fatto circolare un documento programmatico molto netto. Washington dichiara l’intenzione di voler smantellare sistematicamente le capacità della CPI. “Vi chiediamo con fermezza di adottare immediatamente le misure necessarie per il ritiro“, affermerebbe il testo statunitense.

L‘amministrazione Trump sollecita le capitali alleate ad avviare immediatamente le procedure di recesso dallo Statuto di Roma, il trattato del 1998 su cui si fonda la Corte, a interrompere ogni sostegno materiale, finanziario e logistico all’istituzione dell’Aja, e a condannare pubblicamente i presunti “abusi di potere” dell’organismo internazionale, definito una minaccia alla sovranità nazionale.

L’offensiva diplomatica rappresenta il culmine di una linea dura condotta dal Segretario di Stato americano Marco Rubio, e che neanche troppo dietro le quinte vede anche Israele impegnato nello smantellamento del diritto internazionale. Una vittoria sostanziale è stata raggiunta con la destituzione del procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan.

Washington contesta i mandati di arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, emessi per i crimini commessi a Gaza. Ad ogni modo, è sin dall’amministrazione Clinton che gli USA hanno ostacolato le attività dell’Aja. Anche Biden, pur togliendo le sanzioni imposte ai giudici durante la prima amministrazione Trump, ha ribadito la tutela dei cittadini statunitensi contro le accuse mosse in relazione ai crimini compiuti durante la guerra in Afghanistan.

Stando alle informazioni raccolte da Politico attraverso tre funzionari rimasti anonimi, di fronte a questa nuova offensiva contro la CPI sono stati la Francia e i Paesi Bassi a esprimere la più netta contrarietà alle richieste statunitensi. Ma come detto, non è Washington ad aver cambiato atteggiamento. In realtà, è proprio in seno alla UE che diversi paesi hanno nei fatti disconosciuto e delegittimato i mandati dell’Aja.

L’aereo di Netanyahu è passato più volte nello spazio aereo greco e italiano, e a inizio del 2026 ha sorvolato anche il territorio francese. Roma ha evidentemente mancato di adempiere agli obblighi dello Statuto di Roma anche nel caso Almasri. Insomma, di facciata i paesi del Vecchio Continente si dicono a tutela del diritto internazionale, ma nei fatti se ne disinteressano quando ciò va in conflitto con i propri interessi imperialistici.

Per questo appare evidente che la questione CPI, in questo frangente, viene trasformato in un ulteriore teatro dell’attrito tra le due sponde dell’Atlantico. Da parte sua, la Corte ha risposto confermando che l’istituzione continuerà a svolgere il proprio lavoro, dicendosi pronta a resistere a ogni tentativo di interferenza e delegittimazione.

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