Menu

Saldi guerrafondai di fine stagione, si spera…

La situazione si complica e gli improvvisatori si moltiplicano. Da un lato abbiamo gli Stati Uniti che si vanno ripiegando sui loro equilibri interni, ormai a ridosso delle elezioni di midterm. Dall’altra l’Unione Europea alle prese con l’”abbandono” della protezione americana, che lascia loro in mano la bomba ucraina.

Se vivessimo in un mondo razionale, anziché nell’epoca in cui cala vistosamente l’egemonia occidentale sul mondo, sarebbe abbastanza semplice pensare all’avvio di diversi processi di pace per metter fine ai parecchi conflitti che risultano ormai ingestibili e non vincibili (Iran, Palestina, Ucraina, Libano, ecc).

Ma funziona tutto al contrario. Negli Usa il Congresso ha dato un segno di vita, approvando una mozione che imporrebbe a Trump di metter fine alla guerra contro Tehran, dopo sette mesi altalenanti in cui i bombardamenti si sono fatti via via più sporadici e meno intensi, intervallati da dichiarazioni roboanti sulla vicina “vittoria”.

Anche stamattina, per dire, un costoso drone-spia è stato abbattuto dalla contraerea iraniana (quella che “non esiste più“, diceva Trump) mentre sorvolava l’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz.

Sette repubblicani si sono uniti ai “dem”, evidenziando l’insofferenza per un conflitto che ha reso evidente agli occhi del mondo la caduta di “efficienza” della macchina militare Usa, con tutte le infinite conseguenze che questo potrebbe comportare a medio termine.

Ma i dubbi crescono anche dentro l’amministrazione Trump, con il vicepresidente J.D. Vance che ha accompagnato l’ennesimo carico di armi a Israele con l’avviso: Washington non può permettere che la sua politica estera in Medio Oriente sia “subordinata allo Stato di Israele“. Che – e sembra significativo anche l’uso dei verbi al passato – “è stato un partner importante per quanto riguarda la tecnologia militare e la condivisione di informazioni di intelligence“, ma “il popolo americano ha bisogno che prendiamo una direzione diversa“.

Dopo le elezioni, sia a Washington che a Tel Aviv, ci saranno probabilmente alcune novità…

In Europa, invece, sale la febbre guerrafondaia. Invece di ragionare seriamente sugli interessi immediati dell’insieme malfermo chiamato UE – costi dell’energia moltiplicati, problemi di rifornimenti stabili, crisi economica in parte autoimposta aderendo alle “sanzioni” unilaterali Usa, crollo del modello industriale continentale, assenza di un arsenale nucleare anche lontanamente paragonabile a quello russo, minorità assoluta sul fronte missilistico (gli ipersonici di Mosca non sono intercettabili), ecc – tutto l’impegno appare concentrato sull’alimentare una escalation di allarmi che sta diventando ridicola per un verso, preoccupante per l’altro.

Non passa giorno, o anche mezzo, che non venga segnalato un “drone presumibilmente russo” che sorvola le aree di confine dell’est. Mai che venga fornita una mezza prova sull’origine effettiva, anche se l’analisi dei pezzi eventualmente caduti a terra potrebbe stabilirlo in tempi rapidissimi (ogni componente reca codici stampati inequivocabili).

In un caso, sulla Lituania, si trattava di uno stormo di uccelli, e si potrebbe ironizzare pesantemente su sistemi radar che non riescono a distinguere tra volatili con piume e velivoli con bombe…

I media ormai raggruppano tutte le notizie di guasti infrastrutturali sotto la voce “guerra ibrida”. In un paese si verificano danni alle rotaie di una ferrovia? Un “sabotaggio” da far risalire a Mosca… I telefoni funzionano male? E’ un “attacco ibrido”. C’è un blackout elettrico? Idem… Le elezioni vanno male per chi è al governo? ci sono interferenze russe…

Ultima di stamattina: «Mosca prepara omicidi mirati in Usa e Ue», copiando – presumibilmente – quel che i servizi segreti ucraini fanno da quasi cinque anni a questa parte (bombe a Mosca, al gasdotto North Stream nel Baltico, contro un socio d’affari a Montecarlo, ecc). 

L’unico “avvertimento” vero arrivato dalla Russia – il drone che con precisione chirurgica, e dopo un preavviso, ha colpito la locomotiva del treno con a bordo i “consiglieri europei”, a partire dal solito Boris Johnson che già fece fallire di accordi di Istanbul nel 2022 – è stato invece derubricato a “ci vogliono spaventare”. 

Ecco, questo scarto abissale tra realtà sul campo e “messaggistica pubblica” è forse la dimostrazione più chiara della miseria politica dominante nelle classi dirigenti del Vecchio Continente. Miseria complessiva, in senso stretto, su tutti i piani che contano (realismo, valori, equilibrio, etica, responsabilità, serietà, “professionalità diplomatica”, visione strategica, ecc).

Giustamente gli analisti più seri – Lucio Caracciolo, per esempio, – sono ormai pronti a scommettere che questi “volenterosi europei” saranno velocissimi nel girare le spalle all’Ucraina e a chiunque altro non appena realizzeranno che loro, in questo mondo teso e tetro, non contano veramente niente.

La fine dell’Occidente “uber alles” richiederebbe serietà, non spataffiate retoriche recitate con l’antica postura coloniale, come se il mondo stesse ancora lì ad attendere che qualcun altro gli porti la “civiltà” insieme a un po’ di bombe e massacri.

A partire, ovviamente, dal fatto che se vuoi vivere in pace, sarà bene parlare con le controparti. Che ormai sono tante, numerose, tecnologicamente superiori o quasi (la Cina certamente), con popolazioni sterminate, mediamente giovani, acculturate. 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

1 Commento


  • Giovanni

    La “pochade” europea e’ grottescamente pericolosa, fra bugie e allarmismi stanno preparando una “sceneggiata” degna di Eduardo Scarpetta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *