L’Occidente collettivo sta alzando i toni anche quando non dovrebbe, in particolare sulla situazione nello Yemen. “Gli Houthi nello Yemen devono cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi contro il trasporto marittimo”. Questo è il tono di un comunicato dei ministri degli Esteri del G7 diffuso a margine dell’Assemblea generale dell’ONU.
“Le loro azioni riprovevoli delineano una pericolosa traiettoria di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di generare instabilità economica su scala globale”, hanno aggiunto i rappresentanti delle maggiori potenze capitaliste occidentali, ribadendo “la necessità assoluta di garantire una sicurezza marittima permanente, nonché i diritti e le libertà di navigazione in tutto il mondo”. Inoltre hanno esortato l’Iran a porre fine alla fornitura di armi e al sostegno ai ribelli yemeniti.
A scatenare la ripresa del conflitto è stata l’Arabia Saudita
Come noto, dopo il fallimento dell’offensiva militare scatenata dall’Arabia Saudita nello Yemen nei mesi scorsi, i miliziani yemeniti del movimento Ansarallah (più conosciuti in occidente come Houthi) hanno consolidato il loro controllo sullo strategico stretto di Bab el-Mandeb, ma soprattutto stanno incidendo pesantemente sulle esportazioni saudite.
L’aver colpito poi l’oleodotto terrestre saudita che bypassa lo stretto di Bab el Mandeb e sfocia direttamente nel Mar Rosso, ha portato al blocco delle esportazioni petrolifere saudite. Inevitabili le ripercussioni su tutta la geografia mondiale del petrolio e sui prezzi del greggio. Si tratta indubbiamente di una preoccupazione vitale e strategica per l’Europa, ma che potrebbe avere una soluzione pratica che eviti una escalation militare che aggraverebbe la situazione.
L’allarme delle potenze occidentali sul blocco delle Stretto appare invece decisamente strumentale e funzionale a creare il clima per una spedizione militare europea contro i miliziani yemeniti. Semmai occorrerebbe portare a più miti consigli l’Arabia Saudita per disinnescare le tensioni nell’area, evitando per esempio che la competizione sul campo con gli Emirati Arabi Uniti provochi ulteriori disastri politici e militari nello Yemen.
“Come si può porre fine a questa ultima escalation? Ansar Allah, che governa su oltre il 70% della popolazione yemenita, insiste che la guerra può essere fermata revocando il blocco saudita vecchio da 12 anni” sottolinea il Middle East Eye. Mohammed al-Bukhaiti, un portavoce Houthi di alto rango, ha detto a Sky News che Sanaa cerca “di porre fine al blocco e di porre fine all’aggressione contro gli yemeniti… La palla è nel campo dei sauditi, è loro la decisione di fermare questa guerra.”
Ma l’Unione Europea vuole “mostrare i muscoli”
Ma l’occidente collettivo vive la frenesia di “mostrare i muscoli” nel Mar Rosso, avendo avuto un ruolo del tutto marginale nella guerra USA contro l’Iran e nella gestione della crisi nello Stretto di Hormuz.
Mentre l’Italia del ministro Crosetto si batte bellicosamente il petto, dando ordine ad una fregata militare di scortare un mercantile italiano che nessuno ha minacciato dentro il Mar Rosso, la Francia si è detta pronta a lavorare alla “messa in sicurezza delle infrastrutture energetiche saudite prese di mira dagli Houthi, adottando un approccio strettamente difensivo”.
L’attacco yemenita sulla base militare saudita di Taif che ha danneggiato un caccia Typhoon italiano, pone il problema della legittimità della presenza militare italiana in quel posto. Inoltre va rammentato che l’Italia in questi anni ha riempito di armamenti l’Arabia Saudita e funzionato da hub logistico per il transito di armi verso Riad, come hanno ripetutamente denunciato i portuali italiani.
Ma, nonostante queste contraddizioni in pancia, la svalvolata Kallas, responsabile della politica estera europea, ha raccolto il grido di Crosetto e sollecitato ufficialmente il rafforzamento della missione navale militare Aspides già operativa nella regione a ridosso del Mar Rosso.
Gli attacchi alle navi in transito sono cessati da un pezzo
In realtà sono molti mesi che i miliziani di Ansarallah non attaccano navi che transitano nello Stretto di Bab el Mandeb. Il fatto che controllino lo Stretto non significa automaticamente che le navi siano state attaccate. L’ultimo attacco dei miliziani yemeniti ad un nave risale infatti all’11 agosto 2026. quando hanno preso di mira una piccola nave mercantile chiamata “Tihamah” (battente bandiera della Tanzania) che transitava nello Stretto di Bab el-Mandeb. Dopodichè non sono stati registrati altri attacchi a navi in transito. In più dichiarazioni pubbliche i miliziani yemeniti hanno affermato di non avere – per ora – intenzione o ragione di attaccare navi italiane o statunitensi che transitano nello Stretto.
L’allarme sollevato dal G7, da Crosetto o dalla Francia contro i miliziani yemeniti appare dunque del tutto strumentale.
- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO
Ultima modifica: stampa
