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Militari italiani “sotto tiro” anche in Arabia Saudita

Come avevamo denunciato qualche settimana fa, il paese ha scoperto che dentro la guerra in corso in Medio Oriente sono coinvolti anche alcune centinaia di militari italiani inviati là con un inghippo infilato nel decreto relativo alle missioni militari all’estero.

Quelli di stanza in Kuwait a luglio sono già finiti sotto i missili iraniani che hanno distrutto uno dei pochi uno dei pochi droni Reaper a disposizione.

Adesso emerge che anche in Arabia Saudita, nella base militare di Taif, ci sono dei militari italiani che sono finiti – in questo caso – sotto il tiro dei miliziani yemeniti impegnati a farsi rispettare dai sauditi dopo che questi, sbagliando clamorosamente valutazione, avevano provato a lanciare una offensiva nelle scorse settimane contro le milizie di Ansarallah.

Taif si trova ai piedi delle montagne occidentali dell’Arabia Saudita e ospita una base militare anche con personale statunitense, oltre che italiano.

Infatti è da marzo che nel quadro della missione “Task Force Air Arabia” quasi settecento militari italiani si trovano nell’area di conflitto “a protezione dei partner nel Golfo”.

In una intervista all’Adn Kronos, è Pietro Batacchi, il direttore della Rivista Italiana Difesa, a rivelare un rischio che il governo si è guardato bene dal rendere evidente, sia in parlamento che fuori.

Bisogna mettere in conto che quando si va a fare una missione in un teatro operativo come quello, ci sono dei rischi. Non dimentichiamoci che eravamo in Kuwait, quando i missili e i droni iraniani hanno distrutto un nostro drone Reaper sotto un hangar: i rischi ci sono” afferma Batacchi – “L’Italia è impegnata oggi in un teatro di conflitto, proteggendo e dando una garanzia militare a un proprio partner. D’altronde, non si può pensare di mantenere un rapporto con gli Stati arabi, per cui prendiamo petrolio e gas, gli vendiamo armi e finisce lì. L’Arabia Saudita è un nostro partner, un alleato. In caso di minaccia, qualcuno bisogna che li protegga, specie in un momento in cui gli americani, anche con loro, si stanno dimostrando ‘freddini’. Siamo lì a fare quello che un paese come l’Italia deve fare, garantire la sicurezza di un nostro prezioso partner. E’ inutile fare queste partnership strategiche se poi al momento del bisogno ci si dilegua”. 

Un ragionamento che svela come l’Italia sia sempre più coinvolta nei conflitti in corso, in Medio Oriente come in Ucraina, e lo faccia mettendo come al solito il paese davanti al fatto compiuto. Del resto, l’Italia è il paese europeo più impegnato nelle missioni militari all’estero.

L’altro dato che si rileva dall’intervista al direttore della Rivista Italiana Difesa, è che l’Italia si va impegnando a coprire i “buchi della difesa” di altri paesi dove invece gli Stati Uniti si vanno via via sganciando. E’ il caso delle petromonarchie del Golfo come dell’Ucraina.

Ritrovarsi ripetutamente in guerra a nostra insaputa non è una buona cosa, al contrario. E sarebbe ora di inceppare e fermare questo scivolamento verso l’escalation e il coinvolgimento del nostro paese in tutte le guerre in corso.

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