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Francia: una rentrée infiammabile

Tra le rivolte studentesche scoppiate in l’Île-de-France e divampate in tutto il paese, e l’importante giornata di sciopero questo martedì 29 settembre, è stato inaugurato l’autunno francese. E non si tratta di un autunno qualunque, ma dell’anno che condurrà alle presidenziali 2027.

A differenza della rentrée 2025, quando il fumoso “Bloquons tout” nato fuori dalle strutture sindacali tradizionali, aveva intercettato una rabbia sociale diffusa ma si era scontrata con il freno dei sindacati, quest’anno è proprio il fronte sindacale a lanciare la controffensiva al governo e Macron.

Al cuore della contestazione sindacale c’è il congelamento del “punto indice” dei dipendenti pubblici francesi, annunciato a giugno e riconfermato dal primo ministro Sébastien Lecornu durante la presentazione delle principali linee del disegno di legge finanziario per il 2027.

Una misura che si inserisce nella continuità delle politiche salariali degli ultimi governi, segnate dal mancato adeguamento generale delle retribuzioni del pubblico all’aumento dei prezzi.

Nel contesto dell’inflazione e del rincaro del costo della vita – in particolare del carburante – il congelamento si traduce così in una progressiva erosione del potere d’acquisto dei lavoratori del settore pubblico.

Sebbene al centro della giornata di scioperi e manifestazioni ci siano i tre settori della pubblica amministrazione (statale, ospedaliera e territoriale), la mobilitazione è di più ampio respiro.

La segretaria generale della CGT, Sophie Binet, ha usato lo slogan “per i servizi pubblici e per [tutti] i salari” e dalle 170 manifestazioni organizzate nel paese si minaccia un “Ottobre nero”. L’adesione della maggior parte delle sigle sindacali – CGT, FO, CFDT, Unsa, FSU, Solidaires, CFE-CGC e FA-FP – ricompone un fronte unitario che, con questa ampiezza, si era visto raramente nelle mobilitazioni degli ultimi anni, dopo la battaglia contro la riforma delle pensioni.

E già si discute di una possibile espansione del movimento, in particolare attraverso l’organizzazione di una giornata importante di mobilitazione interprofessionale.

Secondo i numeri rivendicati dalla CGT, sarebbero scesi in piazza fino a 300.000 manifestanti in più di 170 cortei sul territorio francese: si tratterebbe della più grande mobilitazione nel settore pubblico dal 2017.

Solo a Parigi 70 000 persone, e a prendersi la scena sono stati i lavoratori del pubblico, i pompieri e gli studenti liceali, rappresentando in piazza le rispettive rivendicazioni ma all’interno di una stessa prospettiva di lotta.

Sono state infatti queste componenti sociali ad alzare il livello di conflittualità nel paese: i pompieri, arrivati alla quarta giornata di protesta e in piazza per chiedere più mezzi e 20 mila nuove assunzioni, dopo un’estate segnata da incendi e forti pressioni sui servizi di emergenza; per quanto riguarda la scuola, il principale sindacato degli insegnanti delle primarie ha stimato al 40% l’adesione allo sciopero, mentre la mobilitazione dei liceali è esplosa arrivando a bloccare 350 istituti ad oggi, con rivendicazioni su sovraffollamento, carenza di insegnanti e condizioni della scuola, e con arresti e scontri che hanno trasformato il movimento studentesco in un tema politico nazionale.

Le immagini di Melanchon e Bally Bagayoko, nuovo sindaco di Saint-Denis, acclamati dalle folle di studenti mobilitati e nei cortèges studenteschi della manifestazione di ieri, mostrano che non soltanto giovani e lavoratori francesi sono disponibili a mobilitarsi, ma che sono pronti a farsi rappresentare alle prossime elezioni presidenziali da una delle poche forze politiche che in Europa è riuscita a rompere il “samsara” del bipolarismo tra liberali di sinistra di diversa natura e destra.

LFI ha avuto la capacità di farsi cerniera tra mobilitazioni popolari e Assemblea Nazionale negli ultimi anni, traducendo alcune delle rivendicazioni emerse nelle piazze in iniziative legislative: dall’abrogazione della pensione a 64 anni alla nazionalizzazione di ArcelorMittal, fino alle proposte per l’aumento di salari e pensioni e all’abrogazione della legge Duplomb contro i pesticidi, arrivata in Parlamento dopo una petizione sottoscritta da oltre due milioni di persone.

La partecipazione e il rilancio di cortei, picchetti, mobilitazioni da parte dei numerosi élus inoumis e dei “gruppi di azione” rafforza la capillarità del “movimento” nel movimento, e contemporaneamente ha contribuito a plasmare in senso popolare le rivendicazioni e l’identità della France Insoumise negli ultimi anni.

Sebbene Le Pen sia ancora in cima ai sondaggi, Mélanchon le tiene testa con un 20% secondo le ultime stime, ad ancora 7 mesi alle elezioni, e un “Ottobre nero” ancora tutto da vedere… si aprono così scenari inediti per le classi popolari e i giovani in Francia, dove la polarizzazione sociale e politica che caratterizza l’Occidente tutto si traduce infine in termini istituzionali ed elettorali.

Scadati i motori, Unité CGT – il media di una delle ali più radicali e combattive del sindacato, legato al settore delle industrie chimiche e dei sindacati vicini all’FSM – rilancia sui prossimi appuntamenti: “Diversi appelli allo sciopero, in particolare l’8 ottobre alla Total e nelle industrie chimiche, così come il 16 e 17 ottobre contro il carovita, aprono una prospettiva immediata di prosecuzione e ampliamento, attraverso lo sciopero, del movimento contro il carovita.”

Un rientro infiammabile, quindi, che diffonde la speranza di un’insubordinazione possibile e di una riattivazione sociale contro il modello anti-sociale e guerrafondaio dei governi europei.

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