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Il doppio standard dell’UE nei Balcani mira alla guerra con la Russia

L’Unione Europea sta conducendo una partita molto pericolosa nei Balcani occidentali. Da un lato apre le porte del mercato unico ai paesi candidati “obbedienti”, come l’Albania, dall’altro riserva un trattamento più freddo ai partner considerati “non perfettamente allineati”, come la Serbia.

Alla base di questo gioco vige una legge brutale nella sua semplicità: o si accetta in toto il dettato geopolitico di Bruxelles, o il processo di integrazione europea rischia di diventare un lungo gioco dell’oca.

Come riporta Jugocoord, POLITICO ha ricevuto una bozza di testo della Commissione Europea secondo cui Ucraina, Moldavia, Albania e Montenegro otterrebbero una road map preferenziale per l’adesione all’Ue, con accesso senza precedenti al mercato unico e partecipazione a programmi di ricerca.

D’altra parte, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia del Nord e Turchia invece sarebbero imbottigliate nel traffico in entrata verso Bruxelles per il rispettivo “avvicinamento alla Russia e alla Cina“.

Il tour nei Balcani occidentali della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, iniziato lo scorso 30 settembre, sta evitando deliberatamente la Serbia e la Bosnia ed Erzegovina. Il segnale non potrebbe essere più chiaro: chi non si schiera con l’elmetto non ha il biglietto d’ingresso.

La lista delle condizioni contenuta nella bozza divulgata da POLITICO manifesta in modo netto la febbre guerrafondaia in cui sono in preda le élite politico-industriali europee.

I nuovi candidati infatti dovrebbero “rispettare rigorosamente tutti i pacchetti di sanzioni” contro la Russia; bloccare il flusso di tecnologie sensibili — intelligenza artificiale, semiconduttori, biotecnologie — verso i paesi “ostili“; introdurre meccanismi di controllo degli investimenti esteri.

In caso di violazione di una di queste condizioni si aprirebbe immediatamente una procedura per la revoca automatica dell’accesso al mercato unico.

Tutto questo accade mentre sul fronte dei Balcani la battaglia ideologica continua a partorire i suoi mostri.

Infatti, lo scorso 16 settembre il Tribunale speciale dell’Aia ha condannato l’ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi a 25 anni di reclusione, per crimini di guerra, omicidio e tortura, con pene pesanti anche per i suoi coimputati.

Tuttavia, solo alcuni giorni dopo il parlamento di Tirana ha approvato all’unanimità una delibera che conferisce ai quattro condannati dal Tribunale dell’ONU il titolo di “cittadini onorari”, nel silenzio totale e imbarazzante delle istituzioni europee.

Quella stessa UE dunque che minaccia la Serbia di sospendere i negoziati di adesione per le sue simpatie filo-russe resta in silenzio mentre l’Albania celebra pubblicamente criminali di guerra.

Tutto questo non sorprende se si guarda alla postura dell’UE e dei suoi membri più rilevanti nel continuare a mandare al massacro il popolo ucraino, e di conseguenza a impoverire i propri cittadini, pur di rilanciare la propria industria bellica contro la Federazione Russa.

Anche nei Balcani l’odiosa logica del doppio standard, lo stesso che si usa in Palestina, a Cuba o in Iran, emerge con invidiabile chiarezza, per cui a chi difende l’imperialismo occidentale (stare geopoliticamente dalla “parte giusta”) si perdonano anche i più efferati crimini di guerra. In Palestina e a Cuba, così come in Jugoslavia.

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