Le opposizioni hanno vinto le elezioni in Serbia con la coalizione “Lista degli Studenti–Gli studenti vincono”, che era stata sostenitrice dell’indizione delle elezioni anticipate attraverso le sue proteste di massa dall’aprile 2025.
La lista Studentka ha ottenuto 135–140 seggi mentre la lista dell’ex presidente Vučić/SNS ne ha ottenuti 104–105. Il Parlamento di Belgrado è composto da 250 seggi. L’affluenza alle urne, in crescita rispetto al passato, è stata del 69%.
Nella Lista degli Studenti, ci ricorda Enrico Vigna del Forum di Belgrado, in realtà i candidati studenti sono pochissimi, mentre abbondano i vecchi arnesi delle opposizioni totalmente europeiste, filo NATO ed euro atlantiche.
Il capolista è Ilija Srdanović che è stato studente trentuno anni fa.
Tra gli altri eletti figurano il drammaturgo Ž. Hubač, l’attore T. Stanić, l’ex capitano della nazionale di pallacanestro D. Bodiroga, l’ex governatore della Banca Nazionale di Serbia D. Šoškić, il musicista F. Dimović, il sociologo J. Bakić, l’atleta M. Dudaš e A. Baucal della Facoltà di Filosofia.
Questi ed altre vecchie e note figure delle varie opposizioni filo occidentali erano scesi di nuovo in campo. Ma tra le nuove generazioni potrebbero emergere anche posizioni non del tutto coincidenti con l’impianto ideologico e la visione internazionale di questa pattuglia di “studenti piuttosto attempati”.
L’alleanza elettorale che ha sostenuto la coalizione intorno al Partito Progressista Serbo dello sconfitto Vucic, poteva apparire come una sorta di’“extrema ratio” di questa fase storica complessa e piena di antinomie. Ma era una alleanza non certo ideale o scevra di ”lati neri” e contraddizioni non certo piccole.
Se infatti Vucic veniva considerato filo-russo – e quindi da abbattere secondo gli ambienti euroatlantici – è il Times of Israel a ricordarci che “sotto il suo governo, la Serbia è diventata uno dei più stretti alleati di Israele in Europa, pur non facendo parte dell’Unione Europea o della NATO”.
Ad agosto, ha inaugurato nel paese balcanico uno stabilimento di assemblaggio di droni di fabbricazione israeliana per potenziare le sue capacità militari.
In aprile, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar e il ministro degli Esteri serbo Marko Đurić hanno annunciato, durante un incontro a Gerusalemme, passi avanti verso un accordo di libero scambio e l’avvio di un nuovo dialogo strategico.
La situazione in Serbia è dunque parecchio complessa, intrinseca di contraddizioni sia a livello governativo e nella figura di Vucic, che tra la cosiddetta opposizione, un insieme raffazzonato con assenza di programmi politici, tenuta insieme dall’unico collante di una dura ostilità all’attuale governo e alle sue forze, dal miraggio europeista nella UE e da una russofobia politica di ispirazione euro atlantica.
Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, quella in Serbia è una partita che va ben oltre i Balcani occidentali.
Uno dei temi è infatti quale collocazione avrà adesso la Serbia nello scacchiere internazionale e negli stessi equilibri europei, politici, economici e militari. Se avverrà uno spostamento definitivo verso politiche e prospettive interamente euro atlantiche (già presenti) e antirusse, difficili però da realizzare nel popolo serbo, per le sue profonde radici storiche di fratellanza con il popolo russo, ma che era un obiettivo dichiarato del movimento di protesta nelle sue variegate composizioni.
I nuovi decisòri a Belgrado dovranno destreggiarsi tra le relazioni con la Cina, importante investitore in Serbia, la Russia, tradizionale alleata e principale fornitore di gas naturale, e l’Unione Europea, che è il principale partner commerciale della Serbia.
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Dragomir Kovacevic-Dragan
Cari compagni, caro Vigna, gli studenti e loro futuri rappresentanti parlamentari sono molto meno euro atlantisti e molto meno pro NATO, almeno molto meno degli politici dai partiti di opposizione che neanche hanno passato la soglia di 3 pct. Intanto, queste elezioni sono un primo passo verso una democrazia non autocratica e saranno susseguiti dalle elezioni parlamentari più rilassate. Dragomir Kovacevic.