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Ex portavoce dell’IDF denuncia la manipolazione dell’informazione israeliana

Tanti media – e politici – dei paesi occidentali hanno criticato il film “Naza” perché le fonti sono rimaste anonime, dimenticando le basi della deontologia giornalistica e provando così a gettare ombre sulla veridicità dell’inchiesta alla base della pellicola. Ora che una delle ex “voci” delle forze israeliane ci mette la faccia, non se ne trova traccia sulle testate, almeno quelle nostrane. Così funziona il silenziamento dell’opposizione al genocidio e al pericolo che rappresenta il sionismo.

Ayelet Kreuzer è un’attivista ebrea israeliana ed ex militare dell’Unità del Portavoce delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), balzata al centro delle cronache all’inizio di questo novembre per aver assunto il ruolo di portavoce dell’organizzazione Breaking the Silence (Shovrim Shtika), un’organizzazione di veterani delle forze armate di Tel Aviv che ne denuncia i crimini.

E in questo caso, Kreuzer ha svelato pubblicamente la manipolazione delle informazioni di guerra da parte dell’IDF. Cresciuta all’interno della comunità ultra-ortodossa haredi, la donna ha deciso di rinunciare volontariamente all’esenzione dal servizio militare garantita alle religiose per arruolarsi, spinta dalla convinzione di contribuire alla difesa del proprio paese.

Venne allora assegnata all’Unità del Portavoce dell’IDF, prestando servizio nella sezione dedicata ai media economici, lavorando fianco a fianco con la Divisione Tevel (cooperazione internazionale) e con la Divisione Strategica, che promuove quella che i militari sionisti definisco “libertà di azione”, ovvero il principio di intervento senza vincoli restrittivi sul terreno. Insomma, un velo per coprire le continue violazione del diritto internazionale.

Nell’autunno del 2026 la Kreuzer è stata congedata, e il 2 novembre ha annunciato su X la sua nomina a nuova portavoce di Breaking the Silence. In questi tre anni di genocidio, quella che era un tempo una “convinta” sionista ha intrapreso un percorso di emancipazione personale, impegnandosi anche come attivista sociale e femminista contro la violenza sessuale nella società haredi.

Nel dicembre 2025 è addirittura intervenuta alla Commissione della Knesset per la promozione della condizione femminile, criticando la mancanza di tutela istituzionale per chi denuncia abusi nella comunità ultra-ortodossa. Alla faccia della strumentalizzazione che viene fatta dai sionisti sul corpo delle donne, proprio per legittimare la pulizia etnica dei palestinesi e le aggressioni armate continue ai paesi della regione.

Oggi, Kreuzer denuncia che l’Unità del Portavoce dell’IDF gestisce l’informazione non secondo il diritto del pubblico a essere informato, ma con l’obiettivo di rafforzare la fiducia interna nelle forze armate, alimentando allo stesso tempo la legittimazione internazionale delle operazioni militari. Facendo crollare tra l’altro la credibilità di “The real story“, il “controdocumentario” – che di documentario non ha nulla – prodotto dall’IDF stesse per screditare “Naza“.

Soprattutto, Kreuzer ha dichiarato di aver partecipato in prima persona alla creazione di narrazioni sui fatti manipolate, intervendo sui dettagli destinati alla stampa e assistendo a come la parola “terrorista” (mechabel) venisse associata anche a palestinesi innocenti, e a come i comunicati venissero confezionati su misura in base al pubblico di riferimento.

L’annuncio, affidato a X, ha provocato una dura reazione politica e mediatica in Israele. Il viceministro Almog Cohen ha parlato di una sorta di “infiltrazione ideologica” nelle istituzioni, mentre diversi cronisti israeliani hanno tentato di demolire la credibilità della Kreuzer, ricordando che la donna operava nella sezione economica.

Come se un membro di questo tipo di divisione non possa aver collaborato con altri colleghi alla stesura di comunicati stampa, o non abbia cognizione delle linee guida impartite a tutto i responsabili della comunicazione… o semplicemente non parli con i suoi colleghi.

E del resto, il nervosismo ai vertici militari per le sue dichiarazioni è stato certificato dalla presa di distanza del portavoce dell’IDF, generale di brigata Effie Defrin, che ha affermato come in nessun modo le parole della ex militare rispecchino le opinioni e le azioni dell’Unità di cui era parte.

Rimane il fatto che, di questa notizia, è praticamente impossibile trovarne traccia nei media nostrani. Eppure, ora che c’è nome e cognome di chi fa questo tipo di dichiarazioni, il lavoro della stampa libera dovrebbe essere anche quello di informare il pubblico proprio per tutelare il più possibile Kreuzer da qualsiasi ritorsione. Purtroppo, è evidente che le priorità sono altre.

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