Si è conclusa nel cuore della notte di ieri, 3 novembre, la mobilitazione che dal 26 settembre scorso occupava il centro simbolico di Madrid. Intorno alle quattro del mattino, un massiccio dispositivo congiunto di Policía Nacional e Policía Municipal ha smantellato l’accampamento di tende e gazebi allestito a Puerta del Sol da centinaia di manifestanti per denunciare l’insostenibile crisi abitativa che attanaglia il paese.
Il bilancio finale dell’intervento conta due persone arrestate con l’accusa di resistenza e disobbedienza a pubblico ufficiale. Mentre gli agenti in tenuta antisommossa circondavano l’area, gli operatori ecologici hanno caricato sui camion teloni, materassi e strutture improvvisate, trasferendoli nei depositi municipali.
Da parte di diversi manifestanti non sono mancate proteste e denunce per non aver avuto il tempo materiale di raccogliere documenti e beni di prima necessità prima di essere cacciati dalla piazza. Inoltre, mentre per la Delegazione del Governo centrale spagnolo l’operazione si è svolta senza incidenti di sorta, gli attivisti rimasti hanno parlato di manganelli e lacrimogeni usati nelle operazioni.
L’epilogo di Puerta del Sol giunge dopo giorni di crescente tensione con le istituzioni cittadine. La prefettura aveva già inviato due diffide formali intimando di liberare il suolo pubblico. A premere per la chiusura erano state anche le associazioni dei commercianti del centro storico, che nelle scorse settimane avevano lamentato danni economici rilevanti, stimando perdite attorno ai 30 milioni di euro a causa del calo delle vendite e del disorientamento dei flussi turistici.
Lo scorso fine settimana, le commissioni che avevano promosso la mobilitazione avevano optato per lo scioglimento della struttura centralizzata: circa 600 attivisti avevano già abbandonato la piazza tra venerdì e domenica, decidendo di non cercare lo scontro frontale e di spostare la lotta a livello locale, dove promuovere lo sciopero generale dell’11 novembre.
A Puerta del Sol erano ancora accampate oltre 300 persone, composto da vari attivisti e, in larga parte, da persone senza dimora e soggetti in condizioni di estrema vulnerabilità (come migranti senza documenti), che non avevano concretamente alternative materiali. Molti di loro si sono riuniti nella “Asociación 26-S de Personas sin Hogar“.
Soltanto poche ore prima dello sgombero, la lettura di un ulteriore manifesto della protesta, anche se ormai da giorni si era decisa la smobilitazione, ribadiva la volontà di rendere vincolante l’articolo 47 della Costituzione sul diritto all’abitare, la condanna delle guerre, e ratificava anche l’adesione allo sciopero generale.
Lo sgombero non è stata dunque una resa. E i numeri confermano le ragioni dei manifestanti: secondo un rapporto di Deutsche Bank, nell’ultimo decennio (dal 2016 a oggi) i prezzi degli affitti sono aumentati dell’82,7% a Madrid e del 94,9% a Barcellona, a fronte di una crescita dei salari ferma a circa il 45%.
Sono questi i temi su cui si svilupperà il dibattito pubblico verso le elezioni generali del 29 novembre. Lo sciopero generale sarà un punto di passaggio importante per testare la larghezza dell’opposizione sociale a un modello che, evidentemente, è arrivato alla sua crisi.
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