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Acer, la casa è sempre meno popolare!

Negli ultimi tempi la Giunta Regionale dell’Emilia Romagna si sta impegnando in una revisione del regolamento di accesso e permanenza riguardante il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). I risultati, tuttavia, decisamente non fanno ben sperare le migliaia di assegnatari e richiedenti alloggio.

Se già, infatti, le inadeguatezze del servizio erogato nella nostra regione dall’ ACER erano evidenti, espresse per esempio a Bologna in graduatorie con migliaia di iscritti a fronte di 250, al massimo 350 assegnazioni, si configura oggi una situazione ancora più preoccupante.

Applicando le indicazioni del governo Renzi, infatti, anziché incrementare il patrimonio a disposizione si è incrementata la tendenza a metterlo in vendita, agevolando così la competizione sul mercato privato e la possibilità per i nuovi proprietari di determinare gli affitti a propria discrezione.

Inoltre, la scarsa e inefficiente attività di manutenzione che ricade sulle spalle degli inquilini si somma a bollette rese spesso altissime da assurdi impianti centralizzati e impossibili da monitorare, portando così gli inquilini a pagare cifre mensili paragonabili a quelle di un affitto privato.

Con una delibera recentemente approvata, infine, la giunta regionale introduce novità sostanziali.

Innanzitutto, il mantenimento dell’ISEE come parametro unico di calcolo della fascia di reddito degli aventi diritto, parallelamente alle novità impostate a livello nazionale proprio in merito al calcolo dell’ISEE, otterrà con buona probabilità il risultato di abbassare, di fatto, la soglia di reddito massimo entro il quale si può accedere alla graduatoria. Se infatti non è ancora previsto un cambiamento del tetto massimo (17.154,30 €), nella nuova modalità di calcolo rientreranno molti più elementi come fonte di reddito, aumentando il rischio per molti attuali aventi diritto di non rientrare più nel margine previsto.

Inoltre, si prevede di abbassare la differenza tra il reddito massimo per l’accesso e quello per la permanenza: secondo le indicazioni della giunta il secondo dovrà essere maggiore al primo in una percentuale compresa tra il 20% e il 60%.

L’ottenimento di una casa popolare dovebbe rappresentare per gli inquilini una possibilità di miglioramento delle condizioni economico-sociali, ma se non appena tale condizione comincia effettivamente a migliorare il diritto a mantenere l’alloggio decade e la famiglia, o l’assegnatario, si ritrovano in breve al punto di partenza, considerate la difficoltà a ottenere e mantenere una situazione lavorativa e salariale stabile e gli altissimi prezzi degli affitti sul mercato corrente.

Tuttavia, in sede regionale e comunale si parla sempre più spesso di turn-over come pratica da seguire, e non è ben chiaro se si intenda un incremento degli alloggi ad assegnazione temporanea o semplicemente un abbassamento della soglia di reddito per la permanenza tale per cui gli assegnatari, non appena riescono a risparmiare qualcosa, perdono di fatto l’assegnazione per “lasciare il posto” ad altre famiglie.

In entrambi i casi, non si tratta di rimendi efficaci nè duraturi all’emergenza economica, e dunque abitativa, in cui versa una fetta sempre più ampia della popolazione.

Infine, negli ultimi giorni sono stati appprovati in Commissione regionale alcuni emendamenti alla delibera di Giunta, che andranno in esame all’Aula il prossimo 26 maggio, uno dei quali afferma come requisito di accesso alla graduatoria un certificato di residenza o attività lavorativa stabile nel territorio regionale valido da almeno tre anni.

Ancora una volta, questo provvedimento appare finalizzato a restringere ulteriormente le possibilità di accesso per le fasce sociali più disagiate: disoccupati, precari e migranti, per i quali ottenere la documentazione necessaria a stabilizzare la propria permanenza è già il più delle volte un calvario burocratico. Senza contare tutti quei lavoratori che sono costretti, in nome del cosiddetto principio di mobilità, a trasferirsi continuamente di città in città a seconda delle delocalizzazioni produttive della propria fabbrica o azienda o delle graduatorie che regolano alcune categorie lavorative, o per cogliere opportunità che si fanno sempre più rare ogni anno che passa. 

In questo panorama, riteniamo sia necessario riflettere e far riflettere la città su un tema così importante, costruendo un’azione decisa contro queste riforme e cambiamenti che, oltre a tutte le criticità già elencate e molte altre, come al solito non tengono minimamente in conto il parere e le necessità della popolazione su cui gli effetti si andranno a riversare. 

Per questo, il 26 maggio, giorno in cui gli emendamenti alla delibera passeranno all’esame dell’Aula, saremo davanti alla sede della Regione, via Aldo Moro 50, insieme ad ADL Cobas e altre realtà, per dire che non può andare avanti così, non si può continuare a emanare regolamenti che affondano sempre più le condizioni della popolazione!

ASIA-USB Bologna

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