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Un, duè! In 2 giorni il governo aumenta le spese militari e chiude le porte alla ricerca pubblica

 USB avvia la procedura di sciopero

Il governo dei migliori si è espresso in maniera chiara. Si può fare debito per spendere in armi e prepararsi alla terza guerra mondiale, ma non si deve investire nella ricerca! In particolare non si deve investire nella ricerca che non è funzionale all’impresa attraverso il cosiddetto “trasferimento tecnologico”.

Quindi, ancora più nel dettaglio, non si deve investire negli Enti Pubblici di Ricerca non vigilati dal Ministero Università e Ricerca (MUR) e nel loro personale. No, questo proprio non si può.

Ma gli enti MUR non possono festeggiare, sia per l’esiguità dei finanziamenti del comma 310, sia perché il messaggio è chiaro e vale per tutti. Siamo tutti, quindi, nella stessa barca.

La sera di martedì 15 marzo, i parlamentari impegnati nei lavori di conversione in legge del Decreto “ristori ter” ci annunciavano laconicamente che erano stati bocciati tutti gli emendamenti onerosi, compresi quelli destinati all’ANPAL, CREA, ENEA, INAPP, INDIRE, ISPRA, ISS, ISTAT ed ex ISPESLa per avvicinare i salari della ricerca italiana a quelli della ricerca europea.

Sì, avete capito bene. Chi lavora sulle nuove fonti energetiche, sull’ambiente, nel sociale o sui virus, serve solo quando c’è un’emergenza e per esempio deve fare centinaia di tamponi al giorno, oppure in campagna elettorale.

Finito il Covid, lontani dalle elezioni, riaperte le centrali a carbone, passato in secondo piano lo sfascio del mondo del lavoro e delle pensioni, la ricerca non serve. O meglio, può servirne qualche pezzetto per passare gli assegni in bianco dei fondi del PNRR alle imprese.

Uno spreco che fra qualche anno pagheremo caro e pagheremo tutti. Ma quando si tratta di rendere attrattivo il sistema ricerca nei confronti dei giovani, con salari di livello europeo e senza precariato, beh, ecco che Draghi e i suoi migliori gli danno una bella pedata nel sedere e li mandano all’estero a cercare il posto fisso.

La ricerca e USB rispondono a questo ennesimo schiaffo con l’avvio delle procedure per lo sciopero, una scelta sempre difficile, ma resa assolutamente necessaria anche dal contesto economico derivato dalla guerra che porrà una questione salariale non solo per la ricerca, ma per tutto il Pubblico Impiego.

A chi continua a farsi beffe della ricerca e dei suoi lavoratori, a quei sindacati allineati che ormai sindacato non lo fanno più, rispondiamo con la lotta.

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