Siamo le lavoratrici e i lavoratori di Telecontact Center con sedi sparse sul territorio nazionale, da Aosta ad Ivrea, passando per L’Aquila, Roma, Napoli, Catanzaro a finire a Caltanissetta. Realtà territoriali differenti ma tutte accomunate dalla volontà di non cedere all’attacco frontale che la capogruppo Tim, così preoccupata a mostrare il suo lato nostalgico in vista della sua vetrina per eccellenza, il festival di San Remo, attraverso una réclame che richiama a tempi e valori che non esistono più all’interno del suo management, sta sferrando sul personale della sua controllata in cui noi tutte e tutti operiamo.
Dopo aver tentato inutilmente, grazie alla prova di Resistenza della lavoratrici e dei lavoratori, di cedere Telecontact attraverso una operazione truffa a Dna, società senza uno straccio di piano industriale, ha iniziato grazie alla sponda del rinnovo del ccnl firmato dalle sigle confederali, una serie di ripercussioni che sono iniziate con l’applicazione della parte speciale del contratto delle telecomunicazioni, denominato crmbpo fino ad arrivare in data 23 febbraio a disdire tutti gli accordi di II livello, con il passaggio intermedio attraverso dei meeting aziendali in cui il personale tutto è stato oggetto di accuse, tra cui il ricorso ad istituti previsti per legge come la malattia o la legge 104.
Secondo la capogruppo il passaggio alla parte speciale del contratto si è reso necessario in ottica di una ristrutturazione aziendale ma per noi, ciò si configura come una compressione di diritti e salario delle lavoratrici e dei lavoratori che riteniamo essere un atto gravissimo, nonché l’ennesima operazione punitiva contro i lavoratori.
Si tenta di trasformare i diritti acquisiti in merce di scambio, all’interno di un piano che non appare come una ristrutturazione, ma come una vera e propria operazione di smantellamento che passa per tagli ai diritti a danno del personale in Telecontact e sacrifici unilaterali. Tutto questo in un quadro più ampio che dimostra come il risultato di scelte industriali sbagliate si vogliano scaricare esclusivamente sulle spalle di noi lavoratrici e lavoratori.
Non accetteremo baratti al ribasso da concordare con le sigle confederali sulla nostra pelle.
Siamo pronti a una primavera di conflitto per vedere riconosciuto il nostro passato, la nostra professionalità e i nostri diritti. San Remo è la vetrina in cui Tim vuol mostrare il suo lato migliore ma sotto ogni trucco si nasconde sempre almeno un inganno. Inganno al quale Telecontact risponde dicendo che c’è chi dice No!
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