Ieri a Prato si è svolto il corteo di risposta al violento sgombero poliziesco del picchetto operaio davanti ai cancelli dell’Acca.

Quello avvenuto venerdì mattina non è stato “solo” uno sgombero, ma una operazione di pieno coordinamento tra tutte le forze a guardia del massimo grado di sfruttamento possibile nel pratese.
Già dalla prima mattina i blindati della polizia si sono presentati al picchetto seguiti dai padroncini dell’azienda di pronto moda ed eseguendo lo sgombero del picchetto contro i licenziamenti dei lavoratori del magazzino dell’Acca. Gli operai seduti per terra sono stati trascinati sull’asfalto, caricati su un pullman e portati in Questura insieme ai sindacalisti del Sudd Cobas.
In pratica la polizia ha completato quello che i picchiatori padronali avevano già provato a fare martedì scorso contro il presidio dei lavoratori.
E’ poi emblematico il fatto di aver indagato gli scioperanti per violenza privata è grave, sia come concetto astratto sia riferito all’episodio specifico.
Il tutto è stato suggellato da un teorema antisindacale secondo cui la merce nel magazzino non è dell’Acca e quindi gli scioperanti non possono fermarla. Peccato che gli scioperanti siano i magazzinieri stessi che la movimentano e che in un magazzino la merce sia sempre di soggetti terzi. In base a questo principio è il diritto di sciopero stesso a venir meno in un magazzino.
L’azienda in questione, tra l’altro, è sotto indagine per una frode fiscale da 71 milioni.
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