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Processo Cucchi, carabinieri in aula

A trarlo in arresto, la sera del 15 ottobre 2009, gli uomini della stazione Roma Appia, quella retta dal maresciallo Mandolini. si sta tenendo in queste ore dinanzi alla III sezione della Corte d’Assise di Roma, presso l’aula bunker di Rebibbia, si è tenuta la prima vera udienza del processo che vede imputati sei medici, tre infermieri e tre guardie carcerarie. Secondo i pm Vincenzo Barba e Francesca Loy Stefano morì a causa dell’abbandono in cui versò nell’ospedale Sandro Pertini, dove era finito a seguito di un pestaggio subito nei sotterranei del tribunale dove il 16 ottobre di quell’anno Stefano subì il processo per direttissima. Il processo si tiene in Corte d’Assise – presiede la giudice Evelina Canale (la stessa che ha recentemente condannato Raniero Busco a 24 anni di carcere per l’omicidio di via Poma) – perché i medici devono rispondere della grave imputazione di abbandono di incapace. Per le guardie penitenziarie, invece, l’accusa è di lesioni.

Parlano i carabinieri: Aprono il processo gli otto carabinieri chiamati a testimoniare. Si tratta delle persone che lo hanno tratto in arresto, che hanno redatto i primi verbali, che hanno effettuato la perquisizione presso l’abitazione dei Cucchi, che lo hanno avuto in custodia nella notte tra il 15 e il 16 ottobre e che lo hanno tradotto il giorno seguente presso il tribunale, per poi consegnarlo nelle mani delle guardie penitenziarie. Quasi da subito l’inchiesta dei pm Barba e Loy ha scartato l’ipotesi che a Cucchi possa essere accaduto qualcosa durante la fase di arresto o durante la notte – nonostante nella caserma di Tor Sapienza, dove ha dormito, fu chiamato il 118 – tanto che in fase di indagini preliminari non sono stati ascoltati neanche tutti i militari che presero parte all’operazione.  Ma certo i carabinieri qualcosa da chiarire lo avevano, a partire dai numerosi errori che sono stati riscontrati nei verbali.

“Stefano stava benissimo”: Piena concordanza nelle parole dei militari della stazione Appia, che hanno proceduto all’arresto: il ragazzo stava benissimo, appariva solo un po’ magro ma certo non da destare particolari sospetti. “Ho pensato che avesse quell’aspetto anche perché era un tossicodipendente” ha spiegato il maresciallo Mandolini, che ha assicurato di aver instaurato con Stefano si da subito un rapporto molto cordiale, parlando anche della brutta strada della droga visto che lui (il maresciallo) ha due cugini morti per droga. Forse distratto da tanto parlare, Mandolini ha compiuto tutta una serie di errori nella compilazione del verbale. Stefano infatti risulta arrestato alle 15:50 (erano le 23) e risulta nato in Albania. Con ogni evidenzia, e come ha spiegato anche in aula Mandolini, si tratta di un errore materiale dovuto allo “scambio” di dati con l’arresto effettuato dalla stessa compagnia nel pomeriggio del 15 a carico di due albanesi. Poi c’è l’altro errore, o quello che finora era stato considerato tale: Stefano è stato segnato come “fissa dimora”. Ma su questo punto
Mandolini ha voluto specificare: “Non si tratta di un errore, l’ho scritto in base al codice civile. Non mi interessava infatti la sua residenza, che era scritta anche sulla sua carta di identità, ma se lui avesse effettivamente una dimora. E non ce l’aveva poiché ci aveva detto di dormire solo qualche volta dai genitori”.

Insomma, una precisione davvero ammirevole che purtroppo non si riscontra sotto altri profili: poco chiara, nonostante le domande serrate da parte degli avvocati, risulta ad esempio la vicenda dell’avvocato di fiducia. Secondo i carabinieri ascoltati finora Stefano disse di volere un avvocato di fiducia, ma purtroppo non se ne ricordava il nome. Per questo gli fu affidato un avvocato di ufficio. Eppure in un verbale compilato dal gruppo di traduzione di Regina Coeli presso il tribunale, e cioè addirittura dopo l’udienza di convalida, viene trascritto il nome dell’avvocato della famiglia Cucchi, Stefano Maranella, (scritto Marranello) indicato addirittura come avvocato d’ufficio. Insomma, Stefano sapeva il nome del suo avvocato o no? “Glielo avrà detto il padre durante l’udienza di convalida”, ha fornito come spiegazione il carabiniere Francesco Tedesco. Lui è uno degli uomini che ha tratto in arresto Stefano, insieme al collega Gabriele Aristodemo. I due hanno raccontato più o meno la stessa dinamica dei fatti, ferramente concordi su un paio di cose. Stefano stava bene, non ha mai detto in modo insistente di essere malato – i carabinieri ricordavano solo vagamente di aver asserito davanti ai pm che Stefano aveva sostenuto di essere epilettico – e non ha mai chiesto un avvocato di fiducia.

Bene anche nei sotterranei: Il fatto è che secondo i due carabinieri Cucchi stava benissimo e camminava senza fatica anche quando è salito in aula per l’udienza preliminare. Dopo l’udienza di convalida, che dispose per Stefano la custodia cautelare in carcere, era solo un po’ taciturno per come erano andate le cose, ma non arrabbiato con chicchessia. Dopodichè lo lasciano in mano alle guardie penitenziarie. E’ a questo punto che scatta il pestaggio ipotizzato dai pm Barba e Loy? Non sono certo i carabinieri a poterlo dire, ma le loro impressioni sono diverse.

La testimonianza dei carabinieri di Tor Sapienza: Diversi sono apparsi i toni e i contenuti delle testimonianze dei due carabinieri in servizio alla stazione di Tor Sapienza, dove Stefano fu portato per passare la notte – erano ormai quasi le 4 – perché nella stazione di Roma Appia non esiste un impianto di di videocamere – o meglio c’è ma è rotto. Il carabiniere che era in servizio a quell’ora, Gianluca Colicchio, a raccontato di ricordare che Stefano disse di avere freddo e mal di testa. Il militare ha anche ricordato la frase che aveva riferito ai pm: quando venne chiesto a Stefano di togliere eventuali lacci lui disse a proposito della cintura che indossva: “Quella che m’hanno rotto?”. Poco dopo, mentre era nella cella di sicurezza, Stefanochiederà un medico. ma all’arrivo del 118 rifiuterà di farsi visitare. Nella notte entra in servizio il carabiniere Antonio Di Sano. Nella nota di servizio aveva scritto che Cucchi non era capace di camminare e di salire le scale. Davanti ai pm aveva già parzialmente ritrattato. Ieri ha inizialmente sostenuto che Cucchi stava benissimo, e non aveva alcuna difficoltà nel camminare. Ma  sotto il fuoco di fila delle domande degli avvocati è apparso molto in difficoltà, e si è contraddetto più volte. Anche il giudice ha fatto notare l’incoerenza del racconto.

La fotografia: Diego Perugini,  difensore di una delle guardie penitenziarie, ha mostrato ai carabinieri la foto di Stefano quando, intorno alle 15 del 16 ottobre, giunge a Regina Coeli. “il viso di Stefano era così quando lo avete visto voi?”. Per Mandolini e Tedesco: sì, non appare troppo diverso nella foto. Per il carabinieri Aristodemo “be’, forse sembra effettivamente un po’ più gonfio e più rosso”.

La famiglia: La sorella di Stefano. Ilaria Cucchi, che ha lavorato tantissimo affinché suo fratello possa arrivare ad avere giustizia, mostra fuori dall’aula una foto di Stefano scattata pochi giorni prima dell’arresto. Il ragazzo appare in buona salute, e sicuramente non ha profonde occhiaie sotto agli occhi. Sono foto molto diverse da quelle scattate a Regina Coeli. Ma secondo i carabinieri che lo ebbero in custodia, invece, non ci sono grandi differenze.

La denuncia degli avvocati: “Lo dico solo per fare il quadro, poi la finisco qui”. Duramte l’udienza uno degli avvocati che difende le guardie penitenziarie, Massimo Mauro, ha denunciato che qualcuno tentasse di informare i testimoni in attesa fuori dall’aula di quanto venisse detto all’interno.  “Non so signor giudice se ha notato quella donna appartenente all’Arma dei carabinieri che era seduta qui vicino. Ecco, finito di esaminare il primo teste sono uscito insieme all’avvocato Scalise, e le dico che l’ho fatto apposta, proprio per vedere. L’ho trovata nella stanza dei testimoni che parlava. L’avvocato Scalise le ha fatto presente che non può fare da ufficiale di collegamento”. La signora è poi risultata essere una poliziotta.

* da “il manifesto” del 29 aprile 2011

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