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La Bce torna a tagliare i tassi, ma “il cavallo non beve”

Se si tiene presente il tasso di inflazione annuo attuale (oltre il 2% per l’eurozona, un po’ di più per l’Italia) si fa presto a vedere che chi chiede oggi un prestito alla Bce tra un anno – se dovesse aspettare quella scadenza – restituirebbe indietro circa l’1,5% in meno. Senza aver fatto nulla.
Se non lo “investe” in qualche attività, però, anche per lui ci sarebbe una perdita equivalente. Ma chi è che può chedere un prestito direttamente alla Bce, allo 0,5% annuo? Non i pensionati, non chi deve comprare casa, non chie deve sopravvivere. Solo le banche possono “accedere” ai forzieri “virtuali” della Bance centrale europea.
Solo le banche, dunque, possono prendere denaro gratis, comprarci magari titoli di stato in un mix “garantito” (tra titoli rischiosi ma ad alto rendimento e titoli sicuri), lucrare un guadagno in prima battuta sulla differenza tra il tasso di interesse pagato e quello ricevuto dagli Stati titolari di quei titoli e quindi tornare alla Bce per restituire cifre che, come potere d’acquisto, si sono intanto un po’ “sgonfiate”.
Una specie di carry trade – di solito lo si fa con le monete, e l’Islanda ci si è impiccata, cinque anni fa – che assicura nuova liquidità alle banche e consente loro di guadagnare senza prestare mai o quasi all’economia reale. Queste operazioni che “aumentano la liquidità”, insomma, non hanno – nelle condizioni attuali – alcun effetto sulla produzione, il Pil, l’occupazione, la “crescita, ecc. Semplicemente assicurano ai mercati finanziari altra liquidità per continuare a fare lo stesso gioco speculativo.
Insensato? Sul piano strategico, certamente. Nessun problema viene infatti risolto in questo modo (le imprese non ottengono lo stesso prestiti dalle banche, se non a tassi mostruosamente più alti, tipo il 4 o il 6%, a seconda della solidità della singola azienda).
Ma sul piano immediato queste operazioni “impediscono” – per un po’ di tempo – che la circolazione finanziaria, ovvero l’attività delle banche, si arresti, collassando su se stessa come era accaduto nell’ottobre del 2008, quando fallì Lehmann Brothers, la quarta banca d’affari degli Stati Uniti e dunque anche del pianeta. Quindi hanno una grande utilità immediata per “i mercati finanziari” (e infatti le borse si sono oggi leggermente riprese dal momento peggiore della giornata), ma aggravano la malattia perché non sono in grado di arrivare alle cause (paradossamente: c’è troppa ricchezza in giro, anche sotto forma di liquidità monetaria, quindi il tasso di profitto si abbassa e quello di investimento si congela. Come si dice in gergo, “il cavallo non beve”, anche se l’acqua – la liquidità – c’è.

L’ultimo intervento sui tassi d’interesse risaliva al 15 luglio 2012, quando il costo del denaro era stato ridotto di un altro quarto di punto.

La decisione fa seguito al verificato peggioramento del quadro economico dell’Eurozona, e corrisponde dunque alle attese dei mercati. L’attività economica è quasi ferma, la disoccupazione è in costante crescita e il tasso d’inflazione in deciso calo, una situazione prossima alla deflazione, in Grecia già esplosa.

Mario Draghi, in sede di conferenza stampa, ha spiegato che la Bce ha adottato “diverse misure per fornire liquidità e rilanciare il credito al settore privato”. La decisione di tagliare i tassi dovrebbe “sostenere la ripresa più in là” nel corso dell’anno (siamo ormai a metà; siamo curiosi di conoscere a cosa corrisponda – in termini umani – questo “più in là”); ma l’istituto di Francoforte sarebbe “pronto ad agire” se le condizioni lo richiedessero. La decisione è stata però presa “a maggioranza” e non all’unanimità. Probabilmente con il voto contrario del membro tedesco.

L’Eurotower ha inoltre deciso di prolungare fino all’8 luglio del 2014 le aste con cui fornisce liquidità illimitata a scadenza trimestrale. “Le banche non possono utilizzare la mancanza di liquidità come scusa per non fornire credito” ha aggiunto Draghi. Infatti: non adducono nessuna scusa, se non quella banale dell’incertezza economica che indebolisce le imprese. Un circolo vizioso in cui le imprese diventano ancora più deboli a causa della mancanza di liquidità per loro (le banche non “sganciano”), mentre le nache si “consolidano” tenendo in cassaforte la liquidità che la Bce mette in circolazione.

Una constatazion che però non spinge Draghi a sposare un’altra visione. Anche se l’occupazione resta il punto critico dell’Eurozona. I Paesi “non devono allentare gli sforzi per ridurre i deficit, e dovrebbero continuare a promuovere riforme strutturali”. E’ la teoria dell'”austerità espansiva“. E’ falsa, ma alla finanza torna così comoda….


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