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La Cina salva l’export italiano, nonostante il servilismo

A luglio era una diceria. Vabbé, si diceva, sono voci. Quali erano queste voci? Che il governo cinese invitava le imprese cinesi ad importare beni italiani. Era il maggio dello scorso anno…

Ne seguì una lunga marcia. Un mese magari sembrava che il flusso di ordini stesse per arrestarsi, ma poi ricominciava a marciare.

Nel mese di marzo 2021 la Cina aveva aumentato l’import del 69% dall’Italia, ma sembrava l’onda lunga della decisione di maggio 2020.

Poi i rapporti con l’Italia sembravano raffreddarsi, a causa dell’ostracismo sia del governo sia, soprattutto dei media italiani. E invece no. Non scalfisce l’amicizia che i cinesi provano per noi, nonostante tutto.

La prova? Ieri la General Administration of Customs, il ministero delle dogane cinese, ha pubblicato le tabelle relative al mese di aprile. L’import di beni italiani è aumentato del 71% (avete letto bene, altrimenti andate nel sito), il più alto dei paesi occidentali e il secondo di tutto il mondo (ci precede l’India con il 94%).

Morale della favola: stiamo ai fatti, un continente di 1,4 miliardi di persone è amico nostro, nonostante tutto. E nonostante noi, la nostra politica estera servile e ostile, I nostri “alleati” che fanno i loro comodi fregandosene degli interessi altrui.

A molti può non piacere, ma cosa pensate che facciano gli altri, compresi gli Usa? Attaccano e poi fanno grossi affari con coloro che ci indicano come “nemici”, da dimenticare quando si tratta di relazioni commerciali.

E quando pure attaccano (ad esempio la Cina) lo fanno principalmente per avere più concessioni economiche, un margine di guadagno maggiore.

Abbiamo una millenaria civiltà, non siamo nati 300 anni fa come gli Usa. Sarebbe il caso di provare a conservarla, perché a costruire ci vogliono centinaia di anni, ad andare in malora molto meno. Dialoghiamo – nel caso della Cina – con chi ha 4 mila anni di civiltà, ragiona sui tempi lunghi, non sulla base delle trimestrali di cassa. Programmano e pianificano tenendo conto dei contrappesi. Del “reciproco vantaggio”, naturalmente per difendere al meglio i propri interessi, ma senza sognare che azzerando quelli altrui si possa ottenere un vantaggio duraturo.

Nel far questo chiedono e pretendono rispetto. Quel rispetto che gli “alleati”, troppo spesso, non fanno neanche finta di nutrire nei nostri confronti.

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