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Assegno unico familiare. Ciò che il governo non dice

Nell’epoca degli annunci tutti si sentono araldi. Lo aveva già fatto Draghi per farsi bello con il Pontefice, poi il ministro Orlando ed ora di nuovo Draghi. Il tema dei sostegni alle famiglie e in questo caso dell’assegno unico familiare sembra essere un caso di scuola per separare la verità dalla realtà.

Secondo le notizie diffuse dalla stampa Draghi ha affermato che “da luglio la misura entrerà in vigore anche per i lavoratori autonomi e i disoccupati, che oggi non hanno accesso agli assegni familiari. Nel 2022, la estenderemo a tutti gli altri lavoratori, che nell’immediato vedranno un aumento degli assegni esistenti”.

Quanto c’è di vero e quanto c’è di falso?

Nel caso dei disoccupati è già così. Gli assegni familiari vengono infatti riconosciuti e pagati anche sulla Naspi (indennità di disoccupazione), mentre nel caso dei lavoratori autonomi gli assegni familiari vengono riconosciuti solo ai collaboratori, a chi lavora a progetto ed ha la gestione separata sul piano previdenziale.

Ora, secondo Draghi e il governo, la prestazione degli assegni familiari dovrebbe e potrebbe essere estesa anche agli inoccupati – perché per i disoccupati in Naspi è già prevista – e ai lavoratori autonomi senza contratti di collaborazione o progetto.

E qui per esempio si apre un bel problema, perché mentre l’Inps dispone dei dati sui disoccupati attraverso la Naspi, l’unico istituto di registrazione di chi è senza lavoro sono i Centri per l’impiego dove però non tutti gli inoccupati si sono registrati.

Quelli che lo hanno fatto per poter accedere al Reddito di Cittadinanza ricevono la prestazione economica prevista da questo strumento. Ma fino a oggi le leggi esistenti vietano di aggiungere la prestazione degli assegni familiari alle prestazioni sociali già in atto, cioè sul Reddito di Cittadinanza non vengono pagati gli assegni familiari. E qui si presenterà il primo problema, risolvibile, ma destinato a modificare più di qualche paradigma nella filosofia delle prestazioni sociali.

Mentre per i lavoratori dipendenti l’erogazione dell’assegno familiare mensile viene stabilito sulla base del reddito dichiarato nell’anno precedente, per lavoratori autonomi e inoccupati il criterio sarà dunque quello dell’Isee.

Sulla base dei dati disponibili, molti dei nuclei familiari di lavoratori dipendenti che richiedono gli assegni, ha un reddito da lavoro al di sotto dei 15.000 euro l’anno. La vergogna delle basse e bassissime retribuzioni è ormai evidente.

L’assegno familiare attualmente previsto è al massimo di 157,50 euro mensili a figlio, più una maggiorazione nel caso di almeno un familiare inabile nel nucleo. Ovviamente se si lavora a tempo pieno, in base al reddito e al numero di componenti del nucleo familiare. Nel caso di contratti part time, o si supera una soglia di ore lavorate mensili – differenziate tra operai e impiegati – oppure l’assegno familiare è proporzionale alle giornate effettivamente lavorate e quindi più basso.

Fino ad oggi gli assegni familiari vengono erogati per i figli solo fino a diciotto anni. Uniche eccezioni previste sono quelle dei nuclei numerosi (almeno quattro figli) e per i figli maggiorenni totalmente inabili a proficuo lavoro.

Secondo le stime del Ministero delle Pari Opportunità, l’80% delle famiglie italiane andrebbe a ricevere come assegno unico circa 161 euro al mese (dunque meno di 4 euro in più di adesso) per ogni figlio minore, e circa 97 euro per ogni figlio sotto i 21 anni. La proiezione è basata sul dato statistico secondo il quale 8 famiglie su 10 hanno un Isee al di sotto dei 30.000 euro.

La soluzione che secondo il governo verrà adottata nel periodo che va da luglio 2021 all’inizio dell’anno 2022, è quella di un assegno ponte di importo minore rispetto ai 250 euro previsti dalla riforma sull’assegno unico. L’assegno ponte semplificato sarà calcolato proporzionalmente a seconda delle condizioni reddituali delle famiglie

Ma qui c’è qualcosa sull’assegno unico familiare che il governo non dice e che invece dovrebbe chiarire.

Da quanto è possibile leggere, l’istituto dell’assegno unico familiare sussume anche tutti gli altri bonus previsti dall’Inps per i figli minori, in particolari per i più piccoli: bonus prima mamma domani (richiedibile dal settimo mese di gravidanza) e bonus bebè. Inoltre esiste il bonus asilo nido.

Poi i figli cominciano a gattonare e i primi due bonus si perdono. Non solo. L’idea del governo è quella di far confluire nello stanziamento per l’assegno familiare unico anche quelle che oggi sono le detrazioni fiscali per i figli, ossia sconto fiscale che viene gestito dall’Agenzia delle Entrate e non dall’Inps. Infine dovrebbero essere sussenti anche gli assegni familiari che in alcuni casi vengono erogati dai Comuni. A conti fatti, anche quei 3,5 euro mensili in più a figlio dichiarati dal governo, le erogazioni saranno inferiori di quanto oggi viene percepito o scontato attraverso i bonus e le detrazioni fiscali.

In teoria il risparmio sugli attuali istituti previdenziali e fiscali per il sostegno alle famiglie dovrebbe andare a coprire l’aumento della platea di percettori di assegni familiari, includendovi inoccupati (e non i disoccupati per i quali sono già previsti) e i lavoratori autonomi. Si tratta di modificare completamente l’impianto della prestazione, passando da una erogazione fino ad oggi esclusivamente legata al reddito da lavoro (Cud) ed anticipata dalle aziende ai lavoratori – e recuperata a conguaglio dalle aziende a fine anno sui contributi che versano all’Inps – ad un’altra basata sul reddito familiare certificato dall’Isee.

Molto probabilmente l’assegno unico familiare interromperà il circuito virtuoso tra Inps e aziende nell’erogazione degli assegni familiari e diventerà un pagamento diretto da parte dell’Inps. Cosa che già avviene per i disoccupati in Naspi, i lavoratori/trici domestici e i collaboratori in gestione separata.

Lascia un po’ sgomenti che di fronte ad un cambiamento così significativo e strombazzato dal governo,  fino ad oggi non si trovi traccia sul sito dell’Inps. Sarebbe utile che almeno il sito del quartier generale del welfare in Italia cominciasse a dire qualcosa in merito.

L’assegno familiare unico sembra dunque rispondere ad una filosofia più universalista che non guasta affatto, anzi, soprattutto in un paese dove il lavoro nero e non contrattualizzato esclude migliaia di persone dalle prestazioni sociali, sarebbe un passo avanti.

Ma a consuntivo – per stessa ammissione del governo – si prevede un risparmio, cioè i soldi spesi saranno di meno di quelli che attualmente vengono stanziati per la prestazione degli assegni familiari e le detrazioni fiscali per i figli a carico. A pensare male si fa peccato ma…..

 

 

 

 

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