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Napoli reclama un saluto pubblico della città a Genny

La mobilitazione che in questi giorni si è snodata lungo le strade del quartiere Sanità di Napoli in difesa della figura umana del giovane Genny Cesarano ha conseguito un primo risultato.
La Prefettura e la Questura di Napoli non volevano autorizzare i funerali in forma pubblica al giovane Genny perché – nel loro delirio parossistico e securitario – avevano derubricato la vicenda di Genny ad un ordinario caso di morto per camorra.
Invece grazie al moto spontaneo di tanti giovani e meno giovani che fin dalle prime ore di domenica scorsa hanno detto no al cliché giornalistico e normativo che intendeva – ancora una volta – marchiare il tragico esito della vita di Genny la Questura è stata costretta alla concessione, seppur in un orario assurdo, alle ore 7,30 del mattino, dei funerali in forma pubblica.
Tutto questo è stato reso possibile perché nel quartiere napoletano si è prodotta una sacrosanta reazione di popolo che ha inteso pronunciarsi nettamente sia contro questa assurda mattanza che, da tempo, si consuma nei quartieri napoletani per mano di queste schegge folli (troppo riduttivamente definite clan di camorra) e sia contro la cronica assenza, dal quartiere Sanità di Napoli ma dall’intera area metropolitana, di una qualsivoglia forma di servizio sociale.
Una reazione di popolo che ha stroncato sul nascere il tentativo sciacallesco – in primis del Partito Democratico – il quale, approfittando della morte di Genny, stava approntando l’ennesima speculazione contro l’Amministrazione Comunale di Napoli. Una polemica alla quale hanno inteso accodarsi i soliti “professionisti dell’anticamorra” da Saviano a Cantone i quali, pur con toni ed accentuazioni diverse, hanno esternato i loro abituali sermoni censori verso i quali, un malcelato senso comune imposto dal pensiero borghese dominante, non prevede diritto di replica.
Invece, dal nostro punto di vista, il moto popolare prodottosi ha saputo respingere ogni interpretazione politica e mediatica che puntava alla sterile riproposizione dell’abituale cliché che, tragicamente, si è replicato per anni in questi casi.
La piazza di questi giorni ha esplicitato, oggettivamente, una critica sociale vera nei confronti non solo di ogni maldestro atto di possibile speculazione sulla figura di Genny e della famiglia Cesarano ma ha saputo esercitare una critica forte verso il complesso delle politiche istituzionali di penalizzazione e mortificazione delle condizioni di vita dei settori popolari della metropoli partenopea.
Da questo punto di vista l’aver ottenuto il rispetto della figura umana di Genny ed il diritto ai funerali in forma pubblica è un risultato importante anche se, naturalmente, non rimedia al danno più grave che resta la morte del giovane napoletano.
Ma la reazione, per certi versi anche sorprendente, registrata nelle piazze e nei vicoli del quartiere Sanità, segnala – al variegato mondo dell’attivismo politico e sociale che agisce in città – che permangono, nonostante l’immane frantumazione economica e sociale che attanaglia i quartieri popolari, tutti i coefficienti strutturali e di possibile mobilitazione per una rinnovata stagione di lotta e di riscatto sociale da definire e prospettare.
Ma, intanto, esprimiamo il nostro saluto a Genny e manifestiamo il dolore per il ripetersi di queste morti e contro questi assurdi rapporti sociali.
Ci sarà tempo, a partire dai prossimi giorni, al quartiere Sanità e negli altri posti della sofferenza sociale napoletana, per organizzarci e lottare.

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