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L’Italia e la guerra. Nei sondaggi un paese spaccato a metà

L’ultimo sondaggio disponibile sulla guerra in Libia, quello dell’Ipsos di Piepoli, effettuato lunedi scorso dava questi risultati: contrari alla partecipazione italiana all’intervento militare in Libia il 42%; favorevoli alla partecipazione italiana all’intervento militare in Libia il 41%; contrari a intervento ma favorevoli a partecipazione italiana: 9%. Gli esperti di flussi sugli orientamenti dell’opinione pubblica, dicono che in questi quattro giorni i contrari all’intervento militare in Libia stanno crescendo sia sotto l’impatto emotivo dei bombardamenti della Nato sia per l’inusuale schieramento antibellicista di una parte delle forze della destra (la Lega e settori del PdL) che ha compensato lo schieramento del centro-sinistra a favore della guerra umanitaria. Oggi il Corriere della Sera, nel consueto e vetriolistico corsivo di Pigi Battista, afferma inopinatamente che quelli come Gino Strada stavolta sono isolati perchè il fronte interventista “di sinistra” è molto ampio.

I numeri in Parlamento sembrerebbero dar ragione al Corriere e ai guerrafondai, ma i numeri nella società reale dicono esattamente il contrario. Non solo. I sondaggi che circolano dimostrano lo scarso entusiasmo degli italiani per l’intervento militare ed anche il segretario del PD Bersani lo sa bene. Cnell’incontro con i parlamentari Pd, ha potuto verificare che tra cattolici e area “sinistra” del partito, sono in molti ad avere perplessità di principio sui bombardamenti. Giuseppe Fioroni da giorni mette in guardia sui rischi di un pantano e sull’assenza di una strategia per il ‘dopo’; Rosy Bindi, aveva perorato la causa dei parlamentari ‘pacifisti’ chiedendo di rispettare i voti di coscienza. Un richiamo che però nel dibattito parlamentare è stato del tutto inesistente ed inefficace, visto che – tranne Gasbarra – alla fine la mozione guerrafondaia l’hanno votata tutti i parlamentari. Ma se è vero che la divaricazione tra “politica” e società continua a crescere in modo esponenziale, il buonsenso porta ad affermare che a essere isolati non sono “quelli come Gino Strada” ma i guerrafondai, inclusa quella “sinistra interventista” che raccoglie consensi trasversalmente dentro il PD ma anche in ambiti “di movimento” decisamente insospettabili…fino a qualche giorno fa.

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