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Colpi di clava contro la Costituzione

Ieri si è svolto a Roma un incontro promosso dall’Associazione per la Democrazia Costituzionale per analizzare e discutere la revisione dell’art. 81 della Costituzione, – introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio – la quale ha già passato il primo voto delle due Camere. La seconda lettura è prevista per la seconda metà di marzo.

La finalità dell’incontro è stata quella di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle gravi conseguenze della revisione dell’art. 81 che, su pressione dell’UE, mira a introdurre in Costituzione il ‘pareggio’ di bilancio. Nell’ultimo Trattato, il cd fiscal compact, l’art. 3 richiede l’introduzione di questo vincolo e la Corte di Giustizia di Lussemburgo sarà chiamata a verificarne la congruenza con i parametri europei.

La relazione introduttiva è stata svolta dal prof. Antonio Brancasi, che ha analizzato con precisione le finalità dell’attuale articolo 81, mettendo in rilievo che i Costituenti ne vollero garantire la flessibilità e neutralità in termini di opzioni di politiche del bilancio. Invece, le modifiche che si vogliono apportare, oltre a imprecisioni tecniche ( come la nozione di ‘indebitamento’), mirano a vincolare le politiche economiche a una visione ‘liberista’ e a legare le mani del legislatore, che i ‘padri costituenti’ vollero ‘libero’ e ‘responsabile’ nelle sue scelte imponendo che ogni legge avesse una copertura, mentre alla legge di bilancio veniva impedito di intervenire a modificare le leggi dato che indicavo già obbligatoriamente i mezzi finanziari necessari per la sua attuazione. Per intervenire sulle ‘leggi’ in sede di bilancio si introdusse successivamente la ‘legge finanziaria’, affidando a questa le decisioni finali sulle coperture e dunque sulla reale operatività delle singole leggi.

Brancasi ha poi criticato la formulazione delle deroghe, che aprono la porta a decisioni, sia pure a maggioranza qualificata, che contraddicono l’obiettivo del pareggio.

Penetrante e ampia la parte della relazione in cui si è criticato il giudizio su una presunta la valenza ‘negativa’ del debito pubblico. In realtà non c’è un ‘peso’ del debito sulle generazioni future se ad esse si lascia in eredità una ‘ricchezza’ in dotazioni infrastrutturali ( attrezzature, ospedali, scuole, asili, manutenzione del territorio, ripristino e salvaguardia dei cicli naturali dell’acqua e dell’aria, ecc.). Dunque è solo retorica quella su una presunta iniquità generazionale, che si ha solo se il ‘debito’ è contratto per spese disutili, non certo se esso è contratto per aumentare il benessere sociale e per trasmettere il ‘patrimonio’ naturale alle future generazioni.

C’è un debito cattivo, e ce n’è uno buono: dipende dalle scelte politiche – cruciale è la sostenibilità del debito in termini economici, finanziari e monetari.

Rilevante la parte in cui il prof. Brancasi ha spiegato come si tenderà a controllare a livello centrale la spesa degli enti decentrati, in contraddizione con il federalismo fiscale.

Si è innescato un ampio e articolato il dibattito che ha visto l’intervento dei senatori Finocchiaro, Pardi e Vita, e di sindacalisti, giuristi e attivisti come Cremaschi, Gianni, Ciolli, Fabiani, Musacchio, La Valle, Rinaldi… ,– e di persone iscritte – Gallo, Montefusco, Nicotra, Russo-Spena, Quartana, Ragusa, Russo, Pegolo, Barbarossa.

Il dibattito ha esaminato i punti toccati dalla relazione soffermandosi sull’importanza dell’intervento pubblico nell’economia per la produzione e distribuzione di beni ‘collettivi’ al di fuori del mercato, il quale ora invece tende ad affermare la sua sovranità assoluta, e sul ruolo dell’Unione Europea e degli strumenti di regolazione per coordinare in maniera centralistica le politiche di bilancio (dal Patto Euro Plus al Six pack al ‘fiscal compact’).

Sono state avanzate proposte per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi, e sulle connessioni tra l’art. 81 e il ‘fiscal compact’, nella speranza di giungere al risultato che in seconda lettura nel Parlamento non si raggiungano i due terzi in modo da poter garantire che la revisione costituzionale dell’art. 81 possa essere sottoposta a referendum.

Nelle conclusioni al dibattito il prof. Brancasi ha precisato alcuni punti, rilevando comunque un’ampia condivisione nelle critiche al disegno di legge.

A nome dell’Associazione Francesco Bilancia, che ha presieduto l’incontro con Alba Paolini, ha concluso l’incontro, mettendo in luce le ‘ferite’ che il fiscal compact provoca alla Costituzione, riflesse nel nuovo articolato dell’art. 81. Nonostante un Parlamento, che, lungi dall’essere stato scelto, è stato nominato, si è augurato che esso non si macchi di questo ‘vulnus’ senza dare almeno la possibilità di giungere al referendum ex art. 138. Per questo ha impegnato l’Associazione a proseguire la campagna di opinione, prendendo atto di una risposta negativa della senatrice Finocchiaro, e di una positiva del sen. Pardi, dettosi disponibile a operare perché nella seconda votazione non si raggiungano i due terzi degli aventi diritto, condizione necessaria perché si possano avviare le procedure per la richiesta di referendum.

All’incontro non ha potuto partecipare per motivi di salute Gianni Ferrara, presidente dell’ADC. Un applauso di simpatia e solidarietà è risuonato come augurio per la salute di un costituzionalista militante e tenace.

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