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Orario dei docenti, Irpef, Iva. I conti non tornano più

Orario dei docenti, Irpef, Iva I conti non tornano mai
Francesco Piccioni

Conferma: con lo scambio tra più Iva e meno Irpef il governo ci sottrae molti soldi in più
Un governo «tecnico» deve sapere almeno far di conto. E i conti – davanti alle proteste e allo sfilacciamento della «strana maggioranza» – se li sono fatti subito. Il ministro dell’istruzione, Francesco Profumo, avrebbe infatti deciso di «sospendere» temporaneamente il brusco innalzamento da 18 a 24 ore settimanali di lezione «frontale» per i docenti delle medie secondarie e superiori. «Troppo vicini alla campagna elettorale», hanno riferito fonti provenienti dal suo staff. I tre partiti – Udc, Pdl e Pd – non avrebbero retto anche questa botta sui denti dei propri elettori. Se ne riparlerà dopo le elezioni, naturalmente. Perché il programma del prossimo governo viene scritto «per l’80% a Bruxelles», come ha rivelato qualche settimana fa Mario Monti. Chiunque entri a plazzo Chigi a fine aprile, sa già quale ascia dovrà impugnare per tagliare la spesa pubblica.
Il «risparmio» mancato per il 2013 è relativamente minimo: 129 milioni. Che però raddoppierebbero l’anno successivo e così via nel tempo. La Banca d’Italia, nella sua «relazione tecnica», ha infatti quantificato in un totale di 20.000 gli spezzoni di orario nelle scuole italiane che potrebbero essere eliminati con l’aumento dell’orario. Senza ricorrere più alle supplenze, pagate a parte. Nemmeno una noticella critica, invece, sui 223 milioni supplementari garantiti da questa «legge di stabilità» alle scuole private. Questioni «tecniche» li rendono invisibili e irrilevanti? Trovare da un’altra parte i 129 milioni non sembra impossibile. Sempre meglio che alimentare mesi di proteste, con insegnanti, studenti e Ata insieme per le strade e poi elettori inferociti al voto di primavera.
Ma conti più sostanziosi si fanno sulle detrazioni e deduzioni Irpef che il governo intendeva ridurre sostanzialmente, e che di fatto si traducono in aumento della tassazione sui redditi da lavoro dipendente. Da questa pensata dovrebbe arrivare un miliardo di «risparmi» (maggiori entrate); mentre le misure «chirurgiche» alternative – eliminando gli sconti meno utilizzati dalla massa dei contribuenti – garantiscono un gettito ovviamente inferiore.
Ma è sullo scambio tra sterilizzazione dell’aumento Iva e riduzione delle aliquote Irpef che il governo si gioca buona parte della sua credibilità. Com’è noto, nella bozza di legge di« stabilità» presentata in Parlamento è previsto l’aumento di un punto dell’Iva (dal 10 all11% e dal 21 al 22%, a seconda delle merci o servizi), invece dei due punti previsti dalla finanziaria precedente. Ogni aumento dell’Iva è un colpo ai consumi, perché aumenta i prezzi e riduce la capacità di spessa specie per i redditi più bassi. In questo caso, poi, gli «incapienti» (i redditi fino a 8.000 euro) non avrebbero neppure beneficiato dalla riduzione dell’Irpef (dal 23 al 22% per i redditi fino a 15.000 euro l’anno, dal 27 al 26% per lo scaglione fino a 28.000).
Il governo deve dunque scegliere – per mantenere i saldi finali in pareggio – se rinunciare alla riduzione dell’Irpef (e quindi a tutta la sceneggiata mediatica sul «diamo un po’ di respiro alla gente»), oppure confermare un aumento dell’Iva fino al 23%. Il problema venuto allo scoperto nelle ultime ore è che le due scelte – presentate dallo stesso governo, inizialmente, come «a saldo zero» (tot entra, la stessa cifra esce) – non sono affatto equivalenti. L’aumento dell’Iva darebbe infatti maggiori entrate fiscali per circa 6 miliardi, mentre la riduzione dell’Irpef taglierebbe le tasse di soli 4,5. Insomma: una conferma palese che quel che avevano fatto finta di concedere con una mano, veniva nel frattempo sottratto con l’altra. E in misura assai maggiore (perché oltre all’aumento dell’Iva entrava a regime anche il calo di deduzioni-detrazioni).
Tradotto in soldoni: secondo il Codacons, il mix pensato dal governo sottrae – dalle tasche di ogni famiglia media – 273 euro annui in più. Altra che «restituzione», al dunque. E in effetti, un «tecnico» sa come buggerarti molto meglio di uno sforbiciatore improvvisato…

da “il manifesto”

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