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Sardegna. Lanciato un referendum contro le servitù militari

Un referendum consultivo sulle servitù militari in Sardegna. La proposta parte da un Comitato composto da diversi movimenti politici e associazioni che da anni si battono contro le basi, i poligoni e le esercitazioni.

Una commissione è già al lavoro per elaborare il quesito e far partire la raccolta delle diecimila firme necessarie per la presentazione della proposta. “Invitiamo – ha spiegato Bustianu Cumpostu, uno dei promotori dell’idea referendum – tutti a starci vicino in questa battaglia. Stiamo studiando la formula giuridica più idonea per far sì che il quesito possa essere ritenuto legittimo evitando i problemi incontrati in passato”. “E’ giusto – ha aggiunto Pierfranco Devias nel corso di una conferenza stampa – che il popolo sardo decida di autointerrogarsi su questi temi come non è mai successo dagli anni Cinquanta in poi. È l’esercizio di un diritto alla democrazia: la Sardegna deve esprimere un’opinione”. Una iniziativa che parte dal successo delle manifestazioni contro la base di Capo Frasca e del No nuke day nelle scorse settimane: “L’obiettivo delle diecimila firme? – ha spiegato Gianfranco Sollai – Supereremo agevolmente quella quota. Basta pensare a tempi e modi della protesta di Capo Frasca: in pochi giorni si sono radunate diecimila persone. Su questi temi c’è il massimo coinvolgimento”.
Ma la chiusura delle basi significa disoccupazione? Per i promotori del referendum no. “Basta guardare il caso della Maddalena – precisa Cumpostu – anche gli ultimi dati smentiscono che l’addio degli americani abbia provocato disoccupazione”.
Nel corso dell’iniziativa di presentazione della campagna referendaria è stato anche reso noto il testo di un volantino di pubblicizzazione dell’iniziativa che riportiamo di seguito.

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La Sardegna sopporta più del 60%  di tutte le servitù militari presenti nel territorio dello Stato italiano. Nella sua terra e nei suoi mari sono presenti i tre poligoni di addestramento più grandi d’Europa, nei quali vengono esplosi i due terzi del munizionamento di tutta la NATO utilizzato per motivi addestrativi. E’ accertato che le esercitazioni militari, a seguito del lancio di missili , dal brillamento di bombe e dalle esplosioni di tonnellate di munizioni spargano nel territorio sostanze inquinanti e pericolose per la salute animale e umana, che abbiano danneggiato irrimediabilmente numerosi siti archeologici, che abbiano spesso causato incendi anche di grandi dimensioni, che condizionino fortemente da decenni lo sviluppo del turismo, dell’agricoltura, della pastorizia e della pesca in aree molto vaste della Sardegna.

Riteniamo che i tempi siano maturi per indire un Referendum che chieda ai Sardi il loro parere sulle installazioni militari presenti in Sardegna, a oltre sessant’anni dal loro impianto. E’ giusto che i cittadini sardi abbiano il diritto – finora sempre negato – di poter esprimere la propria opinione su una situazione così invasiva e importante per la loro esistenza.

Il Comitato Promotore del Referendum su basi e servitù militari, che deve occuparsi di portare avanti questa battaglia democratica è attualmente composto da esponenti politici, sindacali e dei comitati di lotta per la difesa del territorio e contro le servitù militari, affiancati da una apposita commissione di giuristi che da tempo è al lavoro per lo studio della formula adeguata del quesito da presentare al Referendum, al fine di evitare nuove opposizioni da parte degli organi istituzionali dello Stato italiano come già avvenuto in passato su tematiche simili.

Il Comitato si propone dichiaratamente di allargare la compartecipazione e la condivisione, in maniera regolamentata e nei tempi adeguati, a tutte le altre componenti del popolo sardo che intendano affiancare e sostenere questa grande battaglia di civiltà e democrazia. Reputiamo che tra qualche mese i lavori del Comitato dovrebbero essere giunti a buon punto, situazione che permetterà di poter allargare la partecipazione al Comitato stesso, depositare la formula del quesito e far partire finalmente in maniera capillare la raccolta delle 10.000 firme necessarie per la presentazione.

Invitiamo sin da ora il popolo sardo a sostenere con entusiasmo questa battaglia che è di tutti, affinchè possa finalmente essere chiaro, senza possibilità di equivoci e senza strumentalizzazioni, ciò che pensano i cittadini sardi su un argomento spinoso come quello della presenza di basi e servitù militari nella loro terra. Questo invito non può e non deve comunque pregiudicare la prosecuzione della lotta popolare e delle manifestazioni che dovranno continuare ad andare avanti in tutta la Sardegna.

 

Comitato promotore del Referendum su basi e servitù militari

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