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Torino: il Pd cerca voti a destra per evitare il ballottaggio

Lunedì 30 maggio Matteo Renzi è venuto a tiragli la volata, spalleggiato dallo stato maggiore del Pd piemontese e torinese, con una due ore al Teatro Alfieri di Torino. Dopo una campagna a stretto contatto (a quanto dice) con i torinesi e i loro problemi quotidiani, Piero Fassino si barrica dietro decine di agenti in tenuta antisommossa per accogliere il Presidente del Consiglio. Dagli interventi parrebbe che i due non si siano coordinati granché: Renzi ha portato sul Po la consueta retorica nuovista («Voi siete una capitale, siete la capitale del cambiamento. Siete una sorpresa fra le città italiane ed europee»); il sindaco uscente si è lanciato in un elogio della continuità da Prima repubblica («uno dei temi di queste settimane – ha detto – è quello del rinnovamento e c’è chi chiede un voto di cambiamento per il cambiamento, come se la continuità fosse un disvalore»)… e, in effetti, dopo venticinque anni della stessa minestra, che doveva dire? La compassatezza sabauda fatica a tenersi al passo con le nuove narrazioni.
Il Partito della Nazione ha bisogno almeno di una patina di novità e dinamismo, e questo Renzi lo ha ribadito col suo intervento. Se Fassino è indietro su questo punto, non lo è affatto sul progetto politico di fondo: anzi, da questo punto di vista, Torino è città-laboratorio all’avanguardia. Con una campagna elettorale tutta giocata a raccattare voti a destra e che gli è valsa persino l’endorsementdell’ex-governatore di Forza Italia Ghigo, Fassino porta avanti con coraggio e coerenza il progetto di fare del Pd un partito di sinistra ma anche di destra e di centro.
Il “cambiamento” che al sindaco uscente fa storcere il naso è in parte costituito dal fatto che il centrosinistra, dopo quindici anni, non si trova di fronte candidati fatti per perdere (Coppola e Buttiglione gli ultimi due campioni del centrodestra) e che, questa volta, potrebbe essere persino costretto al ballottaggio. Un mese fa è circolata sui giornali torinesi la voce di un sondaggio commissionato dal Pd che avrebbe confermato questa prospettiva, con la candidata 5 stelle Appendino che potrebbe portare Fassino al secondo turno, e con un Pd che non andrebbe oltre il 30% di preferenze. Bene andrebbero anche i Moderati, partito di assessori centristi e berlusconiani nato una decina di anni fa come stampella destra dei Ds-Pd (in questo veri pionieri del Partito della Nazione). Airaudo, candidato della lista municipalista Torino in Comune, raccoglierebbe tra il 5 e il 7%.
Al di là dei pettegolezzi elettorali, Torino arriva a queste elezioni spaccata tra un centro in fase spedita di gentrification e periferie messe in ginocchio dalla crisi economica, che vivono una quotidianità fatta di disoccupazione (quella giovanile è quasi al 50%, dato più alto del nord Italia) e emergenza abitativa, con quattromila sgomberi all’anno che ne hanno fatto la capitale italiana degli sfratti insieme con Bari – un‘altra medaglia da mettere accanto alla renziana “capitale del cambiamento”.
Due capitali in una sola città? Due facce della Torino post-industriale. Ogni prospettiva di cambiamento negli equilibri politici cittadini dovrà necessariamente farci i conti. E se il Pd punta sulla Torino di rappresentanza e sul blocco sociale che a essa fa riferimento, la città sommersa del precariato, della disoccupazione e degli sfratti sta alla finestra. Una parte importante della competizione elettorale si gioca sulla questione della sua rappresentanza, e non si può dire che i candidati non si siano impegnati a cercare “la periferia” per sbatterla sui manifesti elettorali. Non che fosse necessario andare a cercarla col lanternino.
Perché queste “periferie” vivono quotidianamente nel cuore della Torino in vetrina, quella dei palazzi, dei locali e del turismo: alla Reggia di Venaria, dove i lavoratori del quinto polo turistico del Paese lottano da mesi per difendere il proprio contratto; al Monte dei Cappuccini, dove i migranti lavorano gratis come netturbini per il Comune; alla Mole e al Museo del Cinema, dove Federico Altieri, dopo un licenziamento giudicato illegittimo da una sentenza definitiva, sta ancora lottando per riottenere il proprio lavoro. Il sindaco gli aveva promessod’impegnarsi personalmente per il suo reintegro; ma forse era una promessa elettorale.
Redazione Contropiano Torino

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