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Una giornata particolare

Non sarà mai “la festa di tutti”. Non può esserla, sarà sempre una giornata particolare il 25 aprile.

E’ la giornata che celebra la Liberazione, o meglio la “Liberazione del Nord” come dicevano i nostri vecchi. Quando il Monte Rosa scese a Milano attraverso le brigate partigiane e Torino insorse e mettendo definitivamente in fuga i nazifascisti.

Il 28 aprile i partigiani regolarono definitivamente i conti con Mussolini. Gli ufficiali e i soldati tedeschi si arresero a degli “ufficiali” senza divisa ma con il fazzoletto al collo (rosso molto spesso) che fino a pochi giorni avevano definito spregiativamente “banditi”, fucilandoli, rastrellandoli, torturandoli senza pietà quando gli capitavano tra le mani.

Il 25 aprile celebra dunque la vittoria della Resistenza e di una resistenza che fu certo nazionale, popolare ma fu anche antifascista e di classe, cercando di annunciare un avvenire radicalmente diverso non solo dalla dittatura fascista ma anche dal dominio dei padroni. Sappiamo tutti che non andò così ma l’onda lunga di quella resistenza è durata ed ha determinate le spinte progressiste nel nostro paese fino agli anni ’80, quando è iniziata la restaurazione del vecchio ordine sociale che oggi mostra tutto l’orrore del suo volto, delle sue priorità e delle sue avventure guerrafondaie.

A cominciare la Resistenza nel 1943 furono un pugno di uomini, soprattutto quadri comunisti. Non erano più di 300, ad ammetterlo con rabbia, invidia, ostilità è un repubblichino fascista come il senatore Pisanò nel famoso convegno del 1965 al Parco dei Principi, lì dove si ritrovarono uomini dei gruppi neofascisti e dei servizi segreti che troveremo coinvolti nella stagione delle stragi di Stato. Discutevano di come fermare “la guerra rivoluzionaria” e l’avanzata del movimento operaio in Italia. Il ’68 e l’Autunno Caldo erano ancora di là da venire, ma già temevano la saldatura tra l’onda lunga della Resistenza e la nuova Resistenza che si intuiva ribollire dentro le aspettative sociali che venivano crescendo nelle fabbriche come nelle università.

Il 25 aprile dunque non potrà mai essere la “festa di tutti”. Alcuni la odiano ferocemente perché ogni anno scandisce la sconfitta del nazifascismo nel nostro paese. Altri la detestano perché li costringe ad un antifascismo costituzionale rituale che mal sopportano. Altri cercano continuamente di depotenziarla per ridurla a celebrazione asettica, liturgica, retorica ogni oltre ragionevolezza.

E poi ci sono quelli che invece la vivono con orgoglio e allegria. Sono venuti a mancare i partigiani. L’orologio biologico è più implacabile della mitraglia nazifascista. Ma ci sono migliaia di giovani e diversamente giovani per i quali il 25 aprile è un giorno in cui camminare a testa alta. E’ il giorno che celebra valori come Liberazione e Resistenza, un giorno cui i popoli che resistono hanno pieno diritto di cittadinanza, al contrario delle bandiere che rappresentano oggi l’oppressione. Per questo anche i palestinesi saranno sempre benvenuti nelle nostre manifestazioni del 25 aprile.

Buon 25 aprile, antifascisti sempre!!

 

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