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Respinto Salvini, Bologna non si lega

Bologna si è mobilitata all’arrivo di Salvini in città in occasione dell’apertura della campagna elettorale della Lega per le regionali del prossimo 26 gennaio. Una battaglia nazionale importante, quella della contesa dell’Emilia-Romagna, che vede il duello Pd-Lega accendersi non poco dopo il risultato del voto umbro che ha consegnato la regione nelle mani di Salvini e Meloni.

Come sempre fa in occasione delle visite non gradite, la Bologna partigiana scende in piazza e porta avanti l’antifascismo che è nelle sue strade, sui suoi muri che parlano, nella gente e nella storia di questa città. I lavoratori del centro-vetrina calpestato da orde di turisti, gli studenti e la gente dei quartieri si sono tutti mobilitati nel tardo pomeriggio per presidiare la città e assediare lo storico palazzetto sportivo “il Palazzo” sede della convention della Lega.

Circa 5 mila persone hanno risposto all’appello di “Bologna non si lega” e sfilato in un corteo che è partito da Piazza San Francesco con l’intento di avvicinarsi al PalaDozza chiuso da un grande sbarramento e da un ingente schieramento di forze dell’ordine. Dopo momenti di tensione la polizia ha aperto ripetutamente gli idranti contro i manifestanti che hanno resistito e sono poi ripartiti in corteo per andare a bloccare i viali che circondano la città.

Non lontano circa 11 mila persone si sono radunate in piazza Maggiore in un flash mob diffusosi via social riempiendo la piazza con l’intento di raccogliere sul Crescentone più persone di quelle che al massimo sarebbero potute entrare al PalaDozza (6000).

È stato determinato e chiaro il messaggio lanciato da chi ha risposto a Salvini con una piazza alternativa rispetto a quella che poi si è intestata il Pd promuovendo il proprio fronte antisalvini in vista del big match.

La Bologna radicale che ripudia ogni forma di razzismo, di sessismo e violenza fascista si è radunata alla chiamata messa in campo da Tpo, CUA, Làbas, Staffetta, Noi Restiamo, Saperi Naviganti e Vag61, non permettendo che Bologna possa diventare il simbolo dell’affermazione della destra razzista.

E ricordando al tempo stesso che negli anni le amministrazioni regionali a firma PD si sono messe al servizio dei peggiori interessi economici, abbandonando a sé stesse le classi popolari e aprendo la strada a Salvini che non fa altro se non soffiare sul fuoco dell’odio per esasperare la guerra tra poveri.

In piazza era presente anche il sindacato USB che ha ribadito come lo scorso 9 novembre in migliaia erano a Roma, italiani e migranti fianco a fianco, per chiedere la cancellazione dei decreti sicurezza ancora in vigore, nonostante la Lega non sia più al governo, ma ricordando che proprio il PD tramite le leggi Minniti aveva aperto la strada alle successive leggi sicurezza salviniane.

Dietro lo striscione Bologna partigiana era presente anche Potere al Popolo che già in mattinata si è trovato in presidio davanti al tribunale di Bologna in solidarietà con i 21 denunciati per la contestazione fatta proprio a Salvini e Borgonzoni nel 2014.

\Potere al Popolo ha dichiarato di sentire la responsabilità di presentare una proposta fuori dal coro, per dare voce a quella maggioranza della società che in un’epoca estremamente rumorosa è paradossalmente messa sotto silenzio, rimarcando quindi l’indipendenza politica del progetto l’attacco va diretto contro chi ha creato le condizioni sociali su cui si fonda la speculazione leghista.

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