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Il senso di colpa di Adolfo Scotto Di Luzio

Il professor Adolfo Scotto di Luzio, ieri, dalle pagine del Mattino, si è divertito, con la prosopopea tipica di quella classe intellettuale, boriosa e saccente, vagamente di sinistra, che prolifera su stampa nazionale e talk show televisivi sentenziando su tutto e tutti, ad impallinare la neo assessora alla cultura al Comune di Napoli, Eleonora De Majo, rea di aver, com’è noto, pronunciato l’impronunciabile. La condanna delle politiche di apartheid da parte dello Stato di Israele.

Una requisitoria talmente veemente e livorosa da suscitare qualche sospetto di inconscio senso di colpa da farsi perdonare, da parte del professore.

Se si ha la pretesa di ammantare di gravità accuse grottesche, ci consenta allora il professore di fare altrettanto.

E quindi ci chiediamo, se uno che si chiama Adolfo non abbia forse qualche tara antisemita, di origine familiare, da farsi redimere. Altrimenti, perché quel nome così hitleriano? Ricordo una strepitosa commedia francese “Cena tra amici”, in cui il protagonista, chiaramente di destra, per provocare i suoi vecchi amici di sinistra, diceva di aver intenzione di chiamare il nascituro suo figlio, per l’appunto Adolfo. Come il Führer!

Forse che lei ha bisogno di redimere colpe paterne, espungendo terrificanti nemesi familiari, illustre professore?

Brutta cosa il senso di colpa. Il senso di colpa è quello che regge tutta la spaventosa teologia e la cultura metafisica giudaico-cristiana. Quello su cui ha edificato il suo potere la Chiesa della Santa Inquisizione. Quello su cui hanno costruito il loro potere coercitivo e punitivo gli Stati democratici e liberisti di cui lei blatera, esimio prof. Quello che consente alla nostra cosiddetta Repubblica Democratica di torturare e di rinchiudere al 41 bis detenuti politici, fin quando non decideranno di genuflettersi alla ragion di Stato. Che, magnanimo, elargirà loro l’assoluzione.

Il senso di colpa è, altresì, quello che consente allo Stato Sionista di Israele di declinare, urbi et orbi, il suo Paradigma Vittimario, giocando subdolamente sulla coscienza sporca del mondo e soprattutto dell’Occidente. Procedendo, nel silenzio consenziente delle democrazie, allo sterminio genocidiario del popolo palestinese.

Le darei, allora, un consiglio, se permette.

Lei, che dall’alto scranno della sua cattedra, con una spocchia pari solo a quella di un arrogante professore dell’epoca fascista, bacchetta e insulta la giovane assessora Eleonora De Majo. Lei che dalle pagine del Mattino dei Caltagirone, gruppo implicato nello scandalo Italcasse, come certamente ricorderà – a proposito di memoria! – parla di cultura e di storia. Si faccia un piacere, legga e studi, se non l’ha fatto, la Bibbia e il Talmud, per comprendere le radici del senso di colpa e della nostra tradizione culturale e religiosa, nonché del nostro insulso moralismo.

Quella tradizione tanto amata e difesa dai reazionari di casa nostra.

Legga di Abramo, caro professore, per comprendere il terribile senso di colpa che ci instilla la divinità.

Legga del dovere e della fede, che ci portano ad uccidere i nostri fratelli e i figli, in nome di qualcosa che molti chiamano Dio.

Legga Il paradigma della vittima di Daniele Giglioli, per comprendere come la vittima sia spesso circonfusa di un alone di crudeltà, che la trasforma in carnefice. E per comprendere come il mausoleo eretto alle vittime abbia cancellato quasi vent’anni di storia di questo paese, solo perché una generazione e un movimento rivoluzionario hanno osato sfidarne il potere costituito.

Ma soprattutto, egregio professore Adolfo di Luzio, legga Freud e Lacan, se vuole capire quel sottile senso di colpa che la tormenta. A cominciare dal Nome del Padre. Forse, la prossima volta, le riuscirà di essere meno arrogante.

La neo designata assessora Eleonora De Majo ha espresso un parere, cinque anni or sono, con la forza delle idee tipica dei giovani. Un parere sullo stato di Israele e sulla sua politica segregazionista – e, sì, criminale – nei confronti del popolo palestinese, che ogni sincero democratico dovrebbe condividere. E che ogni persona che si richiami alle idee del movimento operaio non può non sostenere.

Che Guevara diceva “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo”. Non parli del movimento operaio e dei Comunisti, caro professore.

Su questo terreno Lei non ha facoltà. Perché Lei, caro Adolfo, non sente l’ingiustizia commessa contro il popolo palestinese. Non può sentirla. A causa del suo atavico senso di colpa!

Con osservanza…

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1 Commento


  • Daniele

    articolo decisamente contrastante, a tratti bullizzante e saccente. Sicuramente, non l’ho trovato di buon gusto, ma parere personale insignificante, il mio.

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