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Coronavirus: sciopero generale mercoledì 25, anche dei servizi essenziali

Si susseguono i decreti restrittivi sui comportamenti sociali, ma silenzio assoluto di governo e “governatori” regionali sul fatto che milioni di lavoratori, ogni giorno, sono obbligati a recarsi su posti di lavoro assolutamente non essenziali per la lotta all’epidemia.

Il vero virus sono i padroni, che si sono sempre opposti  nel loro insieme – tramite Confindustria – alla chiusura di fabbriche, uffici, catene logistiche.

Sono solo a pretendere che migliaia di persone ogni mattina affollino metropolitane e bus, ammassati come sardine, per poi arrivare in luoghi di lavoro dove le misure di sicurezza minime – quelle che tutti siamo obbligati ad adottare ogni volta che usciamo di casa – possono poi allegramente essere “derogate” in base a un infame accordo tra Confindustria e CgiCislUil.

Uno sciopero generale subito, a partire da mercoledì 25 marzo, esteso anche ai servizi essenziali, è stato proclamato dall’Unione Sindacale di Base. I lavoratori hanno ora una copertura legale per astenersi dal rischiare la vita per arricchire padroni senza vergogna e pure senza cervello.

Perché è assolutamente chiaro, e lo spiegano tutti i medici di tutto il mondo, che finché milioni di persone saranno obbligate a uoversi per lavoro, il contagio continerà a diffondersi e non ne usciremo mai.

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Basta diktat padronali, fabbriche e uffici aperti favoriscono il contagio, è ora di chiudere tutto

Sono le fabbriche aperte e gli uffici funzionanti il fattore primo che favorisce il diffondersi del coronavirus. La realtà non può essere negata, come pretendono le associazioni padronali, Confindustria in testa, che forti della complicità di Cgil, Cisl e Uil hanno indotto il governo a depotenziare tutti i provvedimenti emergenziali fin qui adottati. Piegandosi alla scelta cieca e cinica di tenere in funzione le attività produttive, Palazzo Chigi si è assunto una responsabilità gravissima.

Così, a 12 giorni dal primo provvedimento emergenziale varato dall’Esecutivo, milioni di persone sono quotidianamente costrette ad ammassarsi sui mezzi di trasporto e a stare a stretto contatto sul posto di lavoro, mentre la pandemia impazza soprattutto in quelle zone dove sono più ampi gli insediamenti produttivi e dove, non a caso, si stanno registrando ancora oggi i tassi più alti di contagio e di vittime. Ci si adegua cioè ai voleri padronali, come se la parola “profitto” fosse divenuto il vaccino miracoloso in grado di debellare la pandemia da Covid-19.

Una situazione inaccettabile e vergognosa, che non può più essere tollerata, soprattutto mentre si succedono gli appelli disperati dei lavoratori della Sanità e gli inviti degli enti locali ad assumere provvedimenti di chiusura totale di ogni attività produttiva pubblica e privata, salvo quelle effettivamente irrinunciabili.

Per questi motivi l’Unione Sindacale di Base, accogliendo le richieste dei lavoratori che in massa hanno scioperato e continuano a scioperare, proclama lo sciopero generale per mercoledì 25 marzo come atto estremo di protesta. Una protesta che coinvolgerà anche il personale sanitario, sia pure nella forma simbolica di pochi minuti, per sottolineare come il sacrificio di tanti di loro stia avvenendo in assenza della decisione più importante che solo il governo può assumere: il blocco delle attività. Perché non c’è niente di più importante della salute e della sicurezza.

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Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Chiudete le fabbriche e gli uffici, non c’è niente di più importante della salute

Abbiamo aspettato l’annuncio delle nuove misure restrittive con la speranza di ascoltare finalmente il blocco di tutte le attività produttive pubbliche e private, salvo quelle effettivamente irrinunciabili. Constatiamo invece la vostra ostinazione a tenere aperte le fabbriche e gli uffici.

Una scelta incomprensibile di fronte al diffondersi del contagio soprattutto in quelle zone del paese dove più ampi sono gli insediamenti produttivi e dove, non a caso, si stanno registrando ancora oggi i tassi più alti di contagio e di vittime.

Purtroppo il blocco di tante attività ed i ripetuti inviti a rimanere in casa già dal 9 marzo scorso costituiscono misure che comportano grandi sacrifici alla popolazione senza avere però quell’efficacia reale che solo il blocco delle attività produttive può dare.

Sono le fabbriche aperte e gli uffici funzionanti la causa prima che costringe tante persone, milioni, ogni giorno ad uscire di casa e ad avvicinare altre persone, trasmettendo il virus, aumentando i contagi e il numero delle vittime e dilatando così i tempi di fuoriuscita dall’emergenza.

L’appello accorato che da giorni viene dal personale medico ed infermieristico, impegnato allo spasimo per soccorrere la popolazione, a rimanere in casa, viene eluso dalla scelta cieca e cinica di continuare a tenere in funzione le attività produttive.

A chiedere la chiusura sono in primo luogo i lavoratori, i tanti che hanno scioperato in questi giorni, esposti al rischio del contagio senza alcun motivo valido se non quello di far andare avanti gli affari. Lo hanno fatto correndo il rischio di ritorsioni da parte dei loro datori di lavoro ma convinti che non ci sia niente di più importante della salute e che la loro sicurezza corrisponda a quella dell’intera collettività.

Ma a chiedere la chiusura sono anche tanti amministratori locali, di fronte alla presa d’atto della fragilità della nostra struttura sanitaria pubblica, totalmente impreparata a sostenere una tale emergenza, anche perché colpita in questi anni da ripetuti tagli di personale e risorse, colpevolmente regionalizzata, privatizzata e sottoposta a progressive esternalizzazioni.

Le carenze di posti letto, di personale e di strumenti sanitari sono tra i fattori che stanno aggravando le sofferenze e che rendono imprescindibile la scelta del blocco delle attività per evitare il definitivo collasso e l’impossibilità del soccorso per i malati.

Ad invitare alla chiusura è stata anche la delegazione di esperti proveniente dalla Cina, che ci sprona ad adottare misure analoghe a quelle prese nel loro paese e che hanno dimostrato una evidente efficacia.

Avete scelto di consentire alle richieste di Confindustria di non fermare la macchina economica, mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone. Vi assumete una responsabilità gravissima che non è sminuita dal fatto di avere tanti complici, tra i quali spiccano Cgil, Cisl e Uil.

E’ per questi motivi, di fronte alla scelta che insistete nel confermare, di esporre milioni di lavoratori e cittadini al rischio di contagio, che proclamiamo uno sciopero generale per mercoledì 25 marzo come atto estremo di protesta. Una protesta che coinvolge anche il personale sanitario, sia pure nella forma simbolica di pochi minuti, per sottolineare come il sacrificio di tanti di loro stia avvenendo in assenza della decisione più importante che solo il Governo può assumere, e cioè il blocco delle attività.

UNIONE SINDACALE DI BASE
Roma 21 Marzo

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1 Commento


  • Marco

    Buonasera io sono un lavoratore di un supermercato e mi sento in pericolo tutti i giorni ,Conte ci ha promesso 3 euro in più in busta paga era meglio se ci permetteva di lavorare in sicurezza , ma secondo lui io rischio la vita mia e dei miei familiari per 3 euro!! Condivido lo sciopero purtroppo non posso aderire se fate una raccolta delle firme sicuramente aderiranno anche tutti i colleghi del supermercato dove lavoro e con un passaparola avrete appoggio anche di altre persone, iniziativa è molto buona

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