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Fontana finalmente parla: in Lombardia “tutto è andato bene”

Dopo mesi di silenzio durante i quali Attilio Fontana si è sempre rifiutato di riferire in Consiglio regionale su quanto accaduto durante gli ultimi tragici mesi di pandemia, finalmente lunedì 27 luglio – forse sollecitato dall’avviso di reato appena ricevuto – il Presidente della Lombardia ha deciso di intervenire di fronte ai consiglieri.

Purtroppo, chi si attendeva anche una minima ammissione di responsabilità o di autocritica di fronte alla strage consumatasi in Lombardia, è rimasto deluso. In un discorso di circa un’ora, pensato a suo dire per “girare pagina” – frase che poteva avere senso solo se si fosse dimesso – Fontana ha affermato che in Lombardia tutto è andato al meglio possibile, la reazione della Regione alla pandemia è stata pronta ed efficiente e ha permesso di salvare migliaia di vite.

Una tesi non solo falsa, ma anche cinica e offensiva per gli oltre 16.000 morti della Lombardia e per i loro familiari che chiedono giustizia.

Fontana ha fatto un discorso sprezzante in cui ha rivendicato l’efficienza e l’onestà della giunta lombarda, secondo lui attaccata solo per ragioni politiche strumentali.

Le mancate zone rosse nella bergamasca, la totale impreparazione del sistema sanitario (in larga parte privatizzato) e la mancanza dei mezzi di protezione anche più elementari, la disgustosa vicenda dell’Ospedale Fiera e, più in generale, il tracollo del sistema sanitario regionale, per Fontana sono solo fandonie sollevate strumentalmente dall’opposizione.

Quanto alla vicenda per cui è indagato, cioè la fornitura di camici alla Regione da parte della ditta di suo cognato e partecipata anche da sua moglie, Fontana ha dichiarato di avere effettivamente cercato di fare un versamento di 250.000 euro al cognato, da un conto svizzero. Ciò per ripagarlo, in parte, della perdita dell’affare per un totale di 513.000 euro andato in fumo e diventato una donazione alla Regione stessa.

Sulla questione Fontana si contraddice, poiché sino a pochi giorni fa sosteneva di essere stato all’oscuro di tutta la vicenda e minacciava querela contro chiunque si fosse azzardato a ipotizzare una sua partecipazione alla ormai grottesca vicenda della vendita diventata donazione.

Peraltro, della procedura di donazione alla Regione dei camici e dei calzari in questione, non si trova alcuna traccia anche perché la Dama spa di Andrea Dini, cognato del presidente, sfumata la possibilità di vendere i camici alla Regione, li propose a una RSA privata di Varese, dopo averne tra l’altro aumentato il prezzo.

La responsabilità di Fontana nella vicenda diventa perciò sempre più credibile, anche se il Presidente finge sicurezza, tra l’altro accampando a giustificazione “ragioni d’urgenza”, che in realtà sono solo un effetto dell’impreparazione della Regione ad affrontare l’emergenza.

In difesa di Fontana è arrivato naturalmente Salvini, dichiarando che il fatto che i soldi che Fontana ha tentato di girare al cognato è un’operazione legale e che i magistrati si adombrano solo perché i 5 milioni e passa dell’eredità che Fontana ha ricevuto dalla mamma si trovano in Svizzera. È logico, per Salvini, che un politico i soldi li tenga in Svizzera, non certo in una banca di Rogoredo.

Nel frattempo, la giunta Fontana segna un punto a suo vantaggio sul terreno della costituzione della commissione d’inchiesta consiliare sulla gestione dell’emergenza, poiché dopo che la maggioranza ne ha tenuto bloccata la costituzione con diversi escamotage, tra cui l’elezione a presidente di Patrizia Baffi, di Italia viva, formalmente facente parte dell’opposizione ma sempre più “amica” della giunta, poi dimessasi, si partirà finalmente con un altro presidente, del PD, ma ormai solo a settembre, quindi dando tutto il tempo a Fontana di sfruttare il tempo a suo vantaggio.

Si ricordi che la questione della presidenza della Commissione non è secondaria, poiché essa spetta per regolamento all’opposizione, ma la maggioranza ha fatto di tutto per prolungare i tempi di costituzione della stessa, opponendosi a qualunque nome fosse proposto dalle opposizioni.

Il finale della riunione del Consiglio regionale è stato un ennesimo oltraggio alle vittime lombarde del Covid e a tutti coloro che, pur avendo superato la malattia, ne porteranno conseguenze permanenti, poiché i consiglieri della maggioranza hanno chiuso la seduta intonando cori di sostegno a Fontana e sventolando le bandiere della Regione, con un’indecente sceneggiata da stadio.

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1 Commento


  • Antonino

    È solo vergognoso sentire questi sciacalli che con un ardire si proclamani innocenti. Quale mostruosa cattiveri c’è in queste persone che dopo aver assassinato centinaia d’Italiani per accaparrarsi soldi non hanno il coraggio di ammettere le loro colpe, non solo scaricano le loro colpe su gli altri

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