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L’emiro del Paraculistan era già un califfo. A spese nostre

E’ proprio vero che se lanci arbitrariamente un sasso in aria, questo ti ricade sui piedi come un macigno. L’arroganza del neopresidente della Confindustria contro il pubblico e l’uso dei soldi pubblici nascondeva uno scheletro nell’armadio che può rivelarsi una disfatta morale.

Il 2 ottobre scorso, infatti, i soci di Fiera Milano spa hanno confermato la nomina di Carlo Bonomi (avvenuta ad aprile, ndr) alla presidenza della società pubblica. Nel frattempo però Bonomi è diventato anche diventato presidente di Confindustria. A memoria, non si ricorda un numero uno di Confindustria, alfiere dell’imprenditoria privata, che ricoprisse contemporaneamente un incarico pubblico… e un relativo compenso di 107 mila euro l’anno di denaro pubblico.

A svelare i dettagli di quello che si configura come un vero e proprio conflitto di interessi – oltre che una disfatta morale – è Vittorio Malagutti su L’Espresso. Nell’ultimo numero del settimanale si rileva che: “Fiera Milano, infatti, fa capo all’omonima fondazione, che a sua volta dipende dalla regione Lombardia. È toccato quindi alla giunta Fontana dare luce verde alla candidatura di Bonomi per la presidenza di Fiera spa, che è quotata in Borsa”.

Sollecitati dall’articolo de L’Espresso, siamo andati anche alla ricerca di dettagli di questa vicenda e delle loro conseguenze.

Era stato proprio il Sole 24 Ore, giornale della Confindustria, a scrivere il 25 aprile scorso che: ”Carlo Bonomi, 53 anni, presidente designato di Confindustria nonché presidente di Assolombarda, è stato nominato presidente di Fiera Milano Spa in sostituzione del dimissionario Antonio Caorsi. Lo comunica una nota del consiglio di amministrazione di Fiera Milano Spa, che prima della nomina aveva proceduto alla cooptazione di Bonomi all’interno del Cda di Fiera Milano.

Ma proprio alla fine di aprile (il 30 aprile per esattezza) era stato Bonomi ad aprire il fuoco contro alcune ipotesi in circolazione sull’intervento pubblico nella politica industriale dichiarando che: “La tentazione di una nuova stagione di nazionalizzazioni è errata nei presupposti e assai rischiosa nelle conseguenze, sottraendo risorse preziose alle aziende per soli fini elettorali”.

In una nota del 18 giugno – dunque con Bonomi già nominato presidente di Confindustria – è la stessa Fiera di Milano spa a comunicare che, “facendo seguito alle dimissioni di Fabrizio Curci, il Consiglio di amministrazione, riunitosi in data odierna, ha deliberato di conferire le deleghe operative a Carlo Bonomi, presidente del Consiglio di amministrazione. Le deleghe operative sono state conferite nel rispetto del Piano di Successione della Società, assicurando la continuità e la stabilità della gestione”.

Sempre a giugno, la Confindustria di Bonomi era andata alla carica contro il presidente dell’Inps, Tridico, perché in una intervista aveva osato dire quello che è evidente agli occhi di tutti, ossia che le imprese non sarebbero interessate a riaprire perché “grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo“.

Stiamo sovvenzionando con la Cig anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50%, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo. Per pigrizia, per opportunismo, magari sperando che passi la piena“. Apriti cielo!

Era stato lo stesso Bonomi a partire alla carica definendo le parole di Tridico “scioccanti per il mondo produttivo”. Sulla stessa scia era andato subito anche il presidente di Federmeccanica, Alberto Dal Poz, che ha considerato le parole del presidente dell’Inps un “atteggiamento anti-impresa che non fanno bene al paese, fanno perdere la fiducia delle imprese nei confronti dello Stato e danneggiano l’immagine del paese all’estero”.

E il 4 luglio sul giornale della Fiat/Fca, La Stampa, lo stesso Bonomi ha di nuovo attaccato  il presidente dell’Inps, “che si è permesso di insultare le imprese ma non ha ancora risolto il problema della casa integrazione”, e quindi “dovrebbe dimettersi”. La stessa cosa l’aveva sostenuta nello stesso giorno intervenendo al convegno dei Giovani Industriali.

A fine agosto Bonomi ha inviato una lettera agli iscritti di Confindustria sostenendo che “Le politiche attive del lavoro non possono essere attuate con il reddito di cittadinanza”, chiede un maggior coinvolgimento delle Agenzie private del lavoro. Ma ce n’è anche per il sindacato: “Basta allo scambio remunerazione-orario di lavoro. Nei contratti devono entrare nuovi sistemi per misurare la produttività, ma anche il welfare e l’aumento della qualità del capitale umano, insieme all’adozione su vasta scala dello smart working”.

Ma è sulla vicenda della retribuzione del presidente dell’Inps possiamo dire che l’emiro del Paraculistan si è colpito e affondato con le sue stesse mani. Approfittando del falso positivo sull’aumento di stipendio di Tridico, montato ad arte dall’altro giornale della Fiat/Fca La Repubblica, Bonomi si lascia andare ad una dichiarazione all’agenzia Radiocor (sempre de Il Sole 24 Ore, ovvero alle sue dipendenze, ndr), affermando che:  

“Non entro nella valutazione sulla cifra di un dirigente di un’azienda pubblica. Certo mi colpisce che nel momento in cui si accusavano le imprese di strumentalizzare la Cig qualcuno si aumentava lo stipendio per decreto interministeriale, fa sorridere“, aveva dichiarato il presidente Confindustria Carlo Bonomi parlando con i giornalisti.

Infine è arrivato il famoso intervento di Bonomi all’assemblea di Confindustria del 29 settembre, quando ha affermato che “non vogliamo diventare un Sussidistan”. Giusto per dire che i soldi pubblici andrebbero dati solo alle imprese e al sistema delle filiere, non spesi per il Reddito di Cittadinanza o sussidi alle famiglie.

Tanto furore e tanta arroganza da parte dell’emiro del Paraculistan nascondevano però un dettaglio, non certo imprevedibile, come quello venuto fuori sulla lauta retribuzione di 107mila euro che percepisce da un ente pubblico come Fiera di Milano spa.

Come a dire: i soldi pubblici a disoccupati e famiglie in difficoltà sono uno sperpero, quelli che vanno in tasca a lui… (sarebbero invece) un normale compenso per un incarico, che però non potrebbe svolgere in quanto “soggetto privato”.

O fai il presidente di Confindustria o quello della Fiera di Milano. Il minimo sindacale è definirlo conflitto di interessi.

Vedi anche:

L’emiro del Paraculistan

Carlo Bonomi, il “duce” conto terzi di Confindustria

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1 Commento


  • Pasquale

    E’ la borghesia industriale bellezza. E’ il capitalismo. lo stato borghese va abbattuto.

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