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Dopo l’inchiesta di Report la Procura di Bergamo vuole vederci chiaro

La puntata di lunedi scorso di Report ha smosso le acque nell’inchiesta della Procura di Bergamo sui ritardi nel dichiarare la zona rossa nell’area più colpita dalla prima ondata pandemica, quella di marzo.

Nel servizio di Report è emerso che il vicepresidente europeo dell’Oms Ranieri  Guerra,  avrebbe chiesto di modificare la data del piano pandemico per farlo sembrare aggiornato al 2016 all’interno dell’ormai famoso dossier sulla gestione italiana pubblicato dall’organizzazione e poi sparito poche ore dopo. Di questo, Report aveva già parlato nella puntata del 18 maggio 2020.

Ieri si è saputo che i magistrati vogliono sentire una seconda volta come persona informata sui fatti il ricercatore Francesco Zambon, la persona a cui, stando alle mail in possesso di ‘Report’, Guerra chiese di aggiungere la dicitura “ultimo aggiornamento 2016” quando in realtà il piano era ‘fermo’ al 2006.

Ma se Zambon potrà essere di nuovo ascoltato dipende dal Ministero degli Esteri al quale i magistrati di Bergamo, si sono rivolti in quanto diplomatico dopo che l’Oms ha fatto presente di non gradire che i suoi rappresentanti vengano coinvolti nell’indagine per omicidio colposo ed epidemia colposa. Nei giorni scorsi infatti, convocati come persone informate sui fatti, alcuni ricercatori dell’Oms non si sono presentati davanti ai pm della procura di Bergamo in quanto l’Organizzazione Mondiale della sanità ha invocato l’immunità diplomatica per i suoi ricercatori che i magistrati volevano sentire come testimoni.

L’indagine è comunque andata avanti e nei giorni scorsi sono stati sentiti altri contrattisti (alcuni già ‘scaduti) dell’Oms che, spiegano fonti giudiziarie, si sono presentati obbedendo a “un dovere giuridico e morale” nonostante l’invito da parte dell’organizzazione a non presentarsi. Sia il verbale di Guerra che quello di Zambon e degli altri sono stati secretati, segno della delicatezza delle loro parole. Intanto, Ranieri Guerra ha annunciato che querelerà ‘Report’ definendo gli autori dell’inchiesta “gente indecente che cerca di farvi bere anche l’arsenico per tv”.

I magistrati bergamaschi intanto fanno sapere che l’obiettivo dell’indagine è solo capire se esisteva un piano pandemico, se era aggiornato, se era appropriato e in che modo questo si sia riverberato sulla mancata istituzione della zona rossa e sulla chiusura e poi immediata riapertura dell’ospedale di Alzano.

“Non vogliamo indagare sull’Oms o sui rapporti di tipo internazionale o sulle prese di posizione dei tecnici, ma capire se dirigenti e medici avevano delle direttive da seguire e se l’eventuale mancanza di queste direttive abbia inciso sulla diffusione del contagio nella provincia. Non spettano a noi inchieste morali, politiche o epidemiologiche, vogliamo sapere ora se c’erano delle regole e se sono state seguite”.

E’ ancora troppo presto per capire se l’inchiesta sfocerà in una chiusura delle indagini in vista di una richiesta di processo oppure sarà archiviata. In Procura viene ritenuta importante la consulenza che sta redigendo da alcuni mesi il virologo Andrea Crisanti.  “Quello che ci interessa ora è raccogliere dati e fatti”, affermano gli inquirenti che, per questo, si aspetterebbero maggiore collaborazione del Ministero e dell’Oms.

 

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