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Chi vuole Draghi al posto di Conte?

Se ne era parlato già nella Primavera del primo lockdown, ma adesso le voci – e soprattutto gli sgambetti interni alla maggioranza di governo – cominciano a farsi più insistenti. Soprattutto per la cordata trasversale che vorrebbe silurare Conte e insediare Draghi ma senza “passare dal via” cioè per nuove elezioni.

La gestione dei miliardi del Recovery Fund, le incognite dopo la riduzione del numero di parlamentari e dunque la ridefinizione dei collegi, le incertezze sulla evoluzione della pandemia, contribuiscono a frenare chi parla di tornare alle urne per decidere il nuovo esecutivo. Si tratta dunque di salvare capra e cavoli con una operazione di palazzo, con un forte sapore di veleni e pugnali fiorentini ma con una platea di tifosi che va da Giorgetti della Lega fino a Calenda e ad esponenti dello stesso Pd.

Non è un mistero che da tempo agisca – nella destra ma anche nel mondo piddino e nelle sue collateralità – una cordata che punta a rimuovere Conte da premier per insediarvi una personalità di comprovata fede europeista, che non sia recalcitrante all’accettazione della tagliola del Mes e ben vista dai grandi gruppi capitalisti.

Infatti non solo la stampa e i telegiornali della destra ma anche quelli filo Pd e Confindustria – con il premio per l’arroganza a Lilli Gruber nell’intervista allo stesso Conte – da tempo non risparmiano nulla al Presidente del Consiglio, cercando così di scavare un solco che possa diventare baratro.

Qualche giorno fa la Repubblica ha scritto che “L’ultimo tentativo per evitare le urne passa per un governo di larghe intese. Ma chi potrebbe presiederlo? Il nome che circola più insitentemente è quello dell’ex governatore della Banca d’Italia e della Bce, Mario Draghi. Un’ipotesi che, però, non piace al Movimento 5 Stelle che ostacolerebbe la sua nomina”.

Secondo Carlo Calenda al momento invece ci sarebbe già una maggioranza che potrebbe sostenere un eventuale governo Draghi, soprattutto dopo il recente smarcamento di Forza Italia dalla Lega e le aperture europeiste al governo in carica.Dopo l’approvazione della manovra economica, è tempo di ‘chiamare giro’, puntando ad un altro governo guidato da Mario Draghi – ha dichiarato l’ex ministro Calendasostenuto da una replica italiana della maggioranza von der Leyen.

Per Calenda il nuovo esecutivo potrebbe essere formato da chi “l’anno scorso a Strasburgo ha eletto la presidente della Commissione europea: Popolari, cioè Forza Italia, PD, Italia Viva e la parte più responsabile del M5S, tipo Patuanelli…”.

Il principale e naturale cospiratore è ovviamente Renzi, l’avventuriero politico che sta sistematicamente avvelenando i pozzi al governo Conte. Con una sorta di excusatio non petita, Renzi ha messo le avanti negando l’ipotesi di Draghi come premier, ma le sue azioni dicono esattamente il contrario.

Infine c’è Giorgetti. L’eminenza grigia della Lega lo aveva anticipato in una intervista al Corriere della Sera. Adesso i giornali della destra lasciano trapelare che Giorgetti, sarebbe facendo pressing su Salvini per imprimere una svolta moderata alla Lega e pensa da tempo a Draghi come presidente del Consiglio di un governo di larghe intese. Il vice segretario della Lega al Corriere della Sera aveva dichiarato: “Draghi?. Sarebbe quello che ci vuole, per fare cose che un governo raccogliticcio come quello attuale, tutto e solo preso dal consenso, non potrebbe mai fare”.

Qualcosa si muove anche nel mondo delle imprese, anche se in un settore periferico come quello del Nordest. Nei giorni scorsi è circolato l’appello di un “Movimento spontaneo per Draghi presidente” guidato da Stefano Cautero, imprenditore e consulente del lavoro, di Udine.

Ci appelliamo a tutti i cittadini italiani per chiedere a Mario Draghi di guidare il Paese e a tutti i gruppi politici di lavorare con lui per 18 mesi per poi andare al voto” si legge in una nota in cui si annuncia la nascita del Movimento che ha come obiettivo un governo a guida Draghi, e poi per la sua elezione al Quirinale.

Ci troviamo nel pieno della più grande emergenza sanitaria del secolo, con l’economia da risollevare e 209 miliardi di euro, parte a fondo perduto e parte quale finanziamento, che l’Unione Europea è pronta a stanziare per il recupero e lo sviluppo dell’Italia. Serve una persona che l’Europa reputi affidabile e che sappia pianificarne l’arrivo e la spesa entro i tempi stabiliti”, spiega ancora la nota”. Quest’uomo, secondo la cordata di imprenditori che ha dato vita all’appello è Mario Draghi.

Inutile dire che in tutta questa agitazione intorno a Draghi come uomo della provvidenza – ruolo fausto e infausto su cui Prodi ha messo in guardia l’ex presidente della Bce – la posta in gioco sia soprattutto la gestione e la distribuzione dei 209 miliardi del Recovery Fund, una torta di dimensioni notevoli sulla quale un po’ tutti – al governo e all’opposizione – vogliono mettere le mani e si giocano la reputazione di partito vincente che “porta a casa” i risultati materiali.

Draghi, dal suo ritiro in Umbria, intanto fa sapere che “Mi cercano in tanti”. La Merkel, la Lagarde, ma anche Giancarlo Giorgetti, Roberto Gualtieri, e persino Luigi Di Maio. Con il Quirinale c’è ormai una consuetudine di rapporti, quasi un filo diretto. Sergio Mattarella in questo periodo lo sta consultando spesso.

Del resto Draghi non è un novellino nella sostituzione “dall’alto” di governi in carica. Lo ha fatto già nel 2011 con Berlusconi con una lettera della Bce nella quale ordinava la tabella di marcia delle misure antipopolari che andavano eseguite in nome dell’austerity e dello spread.

I prossimi mesi del 2021 per Giuseppe Conte non saranno affatto un pranzo di gala. Nei corridoi di Palazzo Chigi sono già appostati i fratelli coltelli e nella bouvette di Montecitorio più di qualche cibaria risulta già avvelenata.

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