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Concorsi pubblici, non c’è nessuna Next Generation

Il “governo dei migliori” guidato da Mario Draghi è un curioso mix di pretese “super-competenze” e riciclo di avanzi di establishment ormai relegati a fare da comprimari nei talk show. Notizia di queste ore, persino Elsa Fornero viene richiamata in servizio come “consulente” del governo, probabilmente per portare “nuove idee” su come tagliare le pensioni.

E’ curioso perché è abbastanza noto in ambiente giornalistico, che di solito personaggi come questo, una volta diventati ministro, per essere sicuri di non sbagliare sono soliti richiedere a loro volta una “consulenza” – o “un consiglio” – ai vertici delle istituzioni continentali. A gente come Mario Draghi, insomma. Ma una premio di collaborazione non si nega a nessuno, a quanto pare…

Un altro personaggio della stessa levatura è sicuramente Renato Brunetta, rimesso in sella dopo i disastri combinati nei governi Berlusconi (non proprio il paradiso delle “competenze”), e partito a razzo con una serie di “riforme della pubblica amministrazione” fondate su pregiudizi, odio di classe (attribuire punteggi abnormi soltanto ai master post-laurea significa tagliare tutti i laureati che non se li sono potuti permettere), idee bislacche travestite da “efficientismo”.

Già noi e i sindacati di base avevamo, a occhio, giudicato queste “riforme” della autentiche idiozie mal congegnate. Inutili dal punto di vista dell’ammodernamento della macchina statale e oscene sul piano salariale, oltre che socialmente offensive. Ma noi, si sa, siamo “prevenuti” e “ideologici”…

E allora consentiteci di riproporre l’analisi fatta per l’Agenzia TeleBorsa – non proprio il tempio dei bolscevichi – da Guido Salerno Aletta. Il quale, da ex vicesegretario generale di Palazzo Chigi, di sicuro sa qualcosina sulla pubblica amministrazione…

Buona lettura.

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Concorsi pubblici, non c’è nessuna Next Generation

Guido Salerno Aletta – Agenzia Teleborsa

Diciamola tutta, il flop se lo sono proprio cercato: non può che fallire, anche al Sud, un concorso pubblico per il reclutamento di personale con profili tecnici elevati, che prevede una preselezione dei candidati effettuata sulla base di titoli e di esperienza professionale, offrendo in cambio un contratto a tempo determinato ed uno stipendio medio-basso.

La PA ha cercato di assumere sul mercato del lavoro del personale già formato professionalmente e dunque pienamente operativo, non tanto per colmare i vuoti di organico quanto per dare una accelerazione ai progetti collegati al PNRR. Insomma, non cercavano neolaureati da istruire un po’ alla volta, con il consueto training-on-the-job, né con corsi di formazione interna.

La valutazione dei titoli prendeva in considerazione requisiti assai stringenti:

  • titolo di studio universitario e formazione post laurea (master di 1° o 2° livello, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca);
  • le sole esperienze professionali maturate nella gestione e/o nell’assistenza tecnica di programmi o progetti finanziati da fondi europei e nazionali afferenti la politica di coesione, dimostrabili con contratti di lavoro o incarichi professionali stipulati con pubbliche amministrazioni o con enti privati. È quindi valutabile anche l’esperienza con un ente privato purché il destinatario delle attività sia una pubblica amministrazione;
  • l’abilitazione all’esercizio delle professioni per le quali è richiesta la laurea.

Le tante riforme della Scuola Superiore della PA che si sono susseguite nel corso di decenni si sono dimostrate un fiasco: lo Stato, dopo tanti anni di piante organiche lasciate sguarnite per risparmiare, ora va di corsa, con procedure di selezione “fast track”.

Lo Stato ha rinunciato da decenni alla formazione specialistica dei ruoli tecnici ed ora i professionisti li cerca sul mercato, nel mondo di chi già lavora e guadagna: in pratica, ha cercato di assumere chi un lavoro ce lo aveva già, o come dipendente privato o come libero professionista.

Si è trattato di assunzioni in aree territoriali caratterizzate da un alto livello di disoccupazione: 2800 tecnici negli gli enti pubblici di Abruzzo (243 posti), Basilicata (119), Calabria (365), Campania (642), Molise (78), Puglia (481), Sardegna (318) e Sicilia (497).

Gli idonei vincitori sono stati appena 1.483, coprendo dunque il 53% dei posti complessivamente messi a concorso. Le percentuali sono state assai diverse a seconda dei profili professionali:

  • nel concorso per funzionari tecnici (FT/COE), architetti e ingegneri, a fronte di 1412 posti banditi, sono risultati idonei solo 167 candidati, con una copertura del 11.8%;
  • per il profilo di esperto in gestione, rendicontazione e controllo (FG/COE), su 918 posti banditi, gli idonei sono stati 196 (21,4%);
  • per il profilo di funzionario esperto analista informatico (FI/COE), a fronte dei 124 posti a bando, sono risultati idonei 112 candidati, con una copertura del 90,3%. La crisi del settore ICT/TLC, che dura da anni, ha consentito un travaso dal settore privato a quello pubblico;
  • per il profilo di funzionario esperto in progettazione e animazione territoriale (FP/COE), su 177 posti a bando ci sono stati 243 idonei, con una copertura del 137,3%. La crisi del settore urbanistico-immobiliare-edilizio va avanti da oltre un decennio ed anche in questo caso c’è stato un passaggio di professionalità;
  • tutto all’opposto si è verificato nel concorso per funzionari esperti in campo amministrativo – giuridico (FA/COE), in cui su 169 posti banditi sono risultati idonei ben 766 candidati, con una copertura del 453%: gli idonei sono stati quattro volte più numerosi dei posti messi a concorso. Si è confermata la ben nota tendenza formativa, che privilegia nelle Università le lauree in giurisprudenza.

Il dato peggiore, dal punto di vista della significatività, è stato soprattutto un altro: sui 102.155 candidati che avevano superato la fase di preselezione, e che quindi sono stati convocati per svolgere le prove di concorso, se ne sono presentati appena 37.009, con un’affluenza media del 36,2%.

Il tasso più elevato di affluenza è stato registrato in Calabria (41,2%), Sicilia (41,0%), Sardegna (40,9%), il più basso nel Lazio (24,4%): qui il dato dimostra il peso del tasso di disoccupazione e le difficoltà di avere alternative nelle prospettive lavorative.

In molti, comunque, dopo aver presentato la domanda d’impulso per non vedersi preclusa un’opportunità lavorativa, al dunque si sono resi conto che la proposta non era convincente. Tra l’altro, l’89% dei candidati che ha superato la prova proviene dalle regioni del Sud e dalle Isole: il 28,5% dalla Sicilia, il 24,7% dalla Campania.

E’ stato ufficialmente assicurato che il concorso verrà ripetuto, per coprire i 1.347 posti ancora vacanti, e concludere le procedure tra ottobre e novembre.

Ci sono diverse osservazioni da fare.

La prima è quasi ovvia: lo Stato è andato a cercare il suo personale rastrellando nella parte bassa del mercato del lavoro, tra coloro che hanno optato per il “meno peggio”. Sono persone di media età, con responsabilità familiari e prospettive grigie: non sono un investimento per il futuro della PA, ma una scorciatoia.

Infatti, guardando alle fasce di età dei vincitori, risulta che solo il 20,4% dei candidati risultati idonei ha meno di 30 anni, il 50,9% ha tra i 30 e i 40 anni, mentre il 22,6% tra i 40 e i 50 anni.

I candidati complessivamente idonei sono stati per il 51,1% uomini e per il 48,9% donne, ma la percentuale di donne scende in maniera considerevole per i profili di analista informatico (13,4%) e di esperto tecnico (25,1%).

Operazione marginale, emergenziale, senza respiro.

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