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La Nuestra America, tra le alternative possibili e le ingerenze USA

C’è un continente con una storia e con un destino comune. Josè Martì la definiva la Nuestra America per distinguerla da quella del Nord. A negare questo destino sono stati prima il colonialismo spagnolo e poi l’imperialismo statunitense. Ma questo meccanismo egemonico negli ultimi venti anni si è rotto in più punti, e prima ancora era stato spezzato con due rivoluzioni: quella cubana nel 1959 e quelli sandinista ne 1979.

Esperienze come Venezuela, Bolivia, Ecuador, ed ancora Uruguay, Brasile, Perù, Messico e Honduras, in modo diverso hanno contrastato e contrastano l’egemonia degli USA in quello che essi considerano il proprio “patio trasero”: il giardino di casa. Di questo si è discusso in una interessantissima serata giovedi sera a Roma in un incontro organizzato dalla Rete dei Comunisti sul tema: “Giù le mani da Nuestra America”

La reazione imperialista a questi tentativi rivoluzionari, progressisti, democratici è stata ed è tuttora pesantissima. Se prima erano i colpi di stato e il sostegno alle dittature militari, adesso sono ingerenze, sanzioni, golpe bianchi, campagne mediatiche ostili, tumulti di strada.

A riassumere questo scenario è stata l’introduzione di Mila Pernice della Rete dei Comunisti. A raccontare la durezza di questo scontro tra le istanze emancipatrici in America Latina e l’ingerenza imperialista statunitense (alla quale si accoda spesso e volentieri anche l’Unione Europea, ndr), sono stati compagne e compagni della Colombia, dell’Ecuador, del Perù, di Cile e Venezuela.

Tutte e tutti rappresentanti di una diaspora che per motivi di persecuzione politica o di necessità economica vede una spoliazione/emigrazione di centinaia di migliaia di persone vero l’America del Nord o l’Europa.

Eder Obando ricorda come in Colombia, un paese su due oceani e ricco di risorse, ci siano ormai 11 basi militari Usa installate con la scusa della lotta al narcotraffico. Non solo.

La Colombia dal 2018 è l’unico paese latinoamericano ufficialmente aderente alla NATO. Ma si tratta di un narco-governo che, con il sostegno Usa, domina un paese in cui la povertà è passata da 11 a 22 milioni di persone (su 50 milioni di abitanti) tra prima e dopo la pandemia di Covid. E nel quale da maggio la gente è scesa in piazza a protestare con il più lungo “paro nacional” della storia, subendo una repressione feroce.

La sinistra colombiana insieme ad altre forze sta tentando di candidarsi alle elezioni presidenziali (in cui i candidati spesso muoiono come mosche) con una coalizione che si chiama “Pacto Historico”.

Gabriel Casailetin, attivista dell’Ecuador ed ex dirigente della Revolucion Ciudadana animata per dieci anni dal presidente Rafael Correa, sottolinea come in America Latina sia in corso un curioso esperimento rivoluzionario con tutte le sue contraddizioni.

Per esempio ancora non riescono a spiegarsi il tradimento di Lenin Moreno, vicepresidente con Correa e poi diventato ultraliberista e testa di paglia degli Usa in Ecuador.

Denuncia il silenzio internazionale sui massacri recentemente avvenuti nelle carceri che hanno rivelato i collegamenti tra il governo e le gang criminali ed annuncia che a gennaio le organizzazioni sociali e sindacali scenderanno in piazza contro la Legge di bilancio ispirata al più feroce liberismo.

In un intervento a due voci – Gisela Alarcòn e Juan Sandoval – i due esponenti del partito Perù Libre che con Pedro Castillo ha vinto le elezioni presidenziali ma deve fare i conti con il tentativo della oligarchia “creolla” di depotenziare il risultato.

Secondo Juan Sandoval si tratta di far riprendere al governo la sua strada originaria, quella su cui è nato Perù Libre, un partito “regionale” di ispirazione marxista, leninista e mariateguista fondato sui contadini, gli indigeni e i poveri delle “barriadas” delle grandi città.

Tutti quanti hanno parlato dei loro paesi come di paesi ricchi di risorse (acqua, gas, petrolio, miniere etc.) ma in cui il livello di concentrazione e appropriazione privata delle ricchezze ha prodotto disuguaglianze sociali enormi e insopportabili.

Infine Norma, una storica compagna cilena da anni in Italia, e Andrès un compagno venezuelano che da anni vive in Italia, hanno preso la parola per chiarire alcuni aspetti. Norma ha spiegato che il candidato presidenziale della “sinistra” in Cile e che ha vinto le primarie in realtà sia un ultra moderato. Andrès per ribadire che l’esperienza bolivariana in Venezuela, pur con tutti i suoi limiti, è stata uno straordinario avanzamento.

Alla fine della serata Marco Martini, tornato dalla delegazione italiana che a Cuba ha partecipato alla sperimentazione del vaccino Soberana, ha resocontato sulla esperienza realizzata sul campo di un approccio alla lotta contro il Covid con caratteristiche radicalmente diverse da quelle imposte dal business della Big Pharma.

A tirare le conclusioni Giacomo Marchetti della commissione internazionale della Rete dei Comunisti che ha spiegato il senso dell’appello “America Latina una speranza per l’umanità” e la straordinaria utilità di un confronto di merito tra le varie esperienze di governo o di resistenza nella Nuestra America destinata, già dai prossimi mesi, a subire un fortissimo aumento dell’ingerenza statunitense dopo il ritiro degli Usa da teatri come il Medio Oriente e l’Afghanistan.

Gli Usa conoscono il loro declino come potenza egemone globale, ma faranno di tutto per non perdere la loro egemonia in quello che arbitrariamente ritengono il loro “cortile di casa” e che invece intende liberarsi definitivamente per diventare Nuestra America.

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