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Lombardia. Unione Popolare apre la campagna elettorale e contesta l’archistar

Ieri mattina abbiamo consegnato le quasi 8000 firme necessarie alla partecipazione alle elezioni regionali in Lombardia con una lista – indipendente dal centrodestra come dal centrosinistra – con la nostra candidata presidente Mara Ghidorzi.
 
Unione popolare vuole essere dalla parte di chi subisce il governo del partito unico degli affari che va dalla Lega al PD passando per Fratelli d’Italia.
Un consociativismo rodato da decenni che crea falsi miti di sviluppo per nascondere lo sfruttamento dei lavoratori e continuare in ogni campo ad anteporre la logica del profitto ad ogni costo al bene comune,si tratti di sanità, scuola, welfare o lavoro.
Abbiamo deciso di iniziare contestando l’evento “Three of a perfect pair” promosso da Andrea Dusio e Stefano Boeri che vede come ospite Fabio Novembre, definito uno dei protagonisti della trasformazione culturale.
Belle parole che nascondono la realtà fatta di profitto sulle spalle di giovani architetti precari costretti a lavorare anche più di 15 ore al giorno per paghe da fame, come denunciato da Riordine Degli Architetti.
E’ lo stesso Novembre a farsene vanto tramite i social con un atteggiamento che più che la modernità ricorda tanto il più tradizionale dei padroni.
Novembre è un caso paradigmatico di come dietro alla retorica del design, della trasformazione urbana si celi la costruzione di una città ed un territorio a misura di ricchi, una vetrina luccicante nel cui retrobottega la fanno da padrone sfruttamento e sofferenza sociale.
La città degli eventi che attrae  grandi capitali  ed inventa nuove metodologie di sfruttamento che vanno dal lavoro mentale negli studi degli archistar al lavoro povero ed iper sfruttato dei riders.
Unione Popolare sa, senza alcuna ambiguità, da che parte stare e si propone di rappresentare gli interessi di chi è costretto a subire tali meccanismi. Per questo è in prima fila per la battaglia contro l’abolizione del reddito di cittadinanza e per il salario minimo di 10 euro l’ora.
Misure concrete che vanno nella direzione di disinnescare il gioco al ribasso sui salari sul quale si basano le politiche di centrodestra e centrosinistra rappresentanti politici degli interessi di chi fa profitto sulle spalle dei lavoratori.
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